La Conferenza Episcopale Italiana lo ha scelto come volto di una campagna nazionale per raccontare quanto faccia bene al cuore aiutare gli altri.
Un'anima gentile, vicina ai bisogni della gente e da sempre capace di coinvolgere anche i più giovani nelle attività della Chiesa, come già faceva, ancora prima di ricevere l'ordinazione, per la comunità di Villanova Mondovì.
Negli scorsi mesi, appresa la notizia della morte di un uomo, Nicola, rimasto senza famiglia, ha lanciato un appello diventato virale, ripreso anche dalle cronache nazionali: l’invito a partecipare al funerale. Un modo per accompagnare il defunto con affetto, anche se non era conosciuto.
Ora il suo volto è diventato quello della campagna “Uniti nel Dono” della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che promuove la solidarietà e il sostegno economico alla Chiesa.
Parroco di dieci comunità della diocesi di Mondovì – tra cui Saliceto, Monesiglio, Camerana, Prunetto e Cengio – il sacerdote percorre instancabile le strade che collegano paesi grandi e piccolissimi, animando la vita ecclesiale e sociale con dedizione, umanità e speranza.
“Essere sempre in giro non mi pesa, anzi mi rende felice perché penso a chi incontrerò quel giorno e mi affretto nell’andargli incontro” - racconta don Meo a Manuela Borraccino nel video Val Bormida, don Meo sorride in 10 parrocchie - L’esperienza della fede deve intaccare, in qualche modo, il vissuto della vita di ciascuno. Se noi sacerdoti e la comunità cristiana, penso in particolare ai volontari che si mettono in gioco, diamo un’immagine di accoglienza, di ascolto e, soprattutto, facciamo vedere che crediamo che quell’esperienza sia positiva penso che questo approccio sia uno dei punti di forza”.
"Ogni giorno don Meo accende la sua auto e parte – scrivono dal Comune di Cosseria (SV) –. Non importa il meteo, non importa la stanchezza. Le strade che attraversa collegano paesi piccoli e persone che hanno bisogno di un volto amico. Don Meo è il parroco di Cosseria e di altre parrocchie della Val Bormida, ligure e piemontese. La sua missione non ha clamore: lo trovi nella casa di riposo, seduto accanto a chi sente di non avere più nulla da raccontare, ma in realtà custodisce un’intera vita. Lo vedi tra i giovani, che ascolta senza giudicare, offrendo tempo e presenza vera. Lo incontri nei magazzini della Caritas, mentre solleva scatole di alimenti come se fossero abbracci da dare a chi ha fame. La Conferenza Episcopale Italiana lo ha scelto come volto di una campagna nazionale. Un onore che lui non cercava, perché non ama apparire. Ma ha accettato, perché il messaggio non parla di lui, parla di chi vive ai margini, di chi ha bisogno di un aiuto concreto e di un po’ di speranza.Don Meo sa che nessuno deve restare solo. Neppure quando la vita finisce. Per questo, quando qualcuno se ne va, soprattutto chi non ha più nessuno accanto, lui si muove affinché anche l’ultimo viaggio sia accompagnato da un volto amico. Così, mentre il suo volto scorre negli spot televisivi, lui continua a fare quello che ha sempre fatto: percorrere strade, bussare a porte, offrire ascolto e gesti semplici. Ogni giorno. Senza applausi, senza palchi. Solo con la certezza che la vera testimonianza non si fa davanti a una telecamera, ma accanto a chiunque abbia bisogno di qualcuno accanto".
“C’è un aumento dei casi di bisogno di persone che vengono a chiedere perché non riescono ad arrivare a fine mese – spiega Francesco Dotta, sindaco di Cengio – Le sfide maggiori sono quelle del sociale e del lavoro: c’è un aumento di casi di bisogno, soprattutto di persone straniere, e proprio in questo ambito è in atto una stretta sinergia fra Comune e parrocchia per cercare di risolvere i casi più problematici”. L’energia contagiosa di don Meo ha saputo coinvolgere adulti e ragazzi, anche lontani dalla pratica religiosa, in un volontariato che genera legami e fiducia. “Sa coinvolgere tutti, indipendentemente dal contesto sociale – osserva Mirella Gallo, responsabile Caritas a Camerana – e riesce a far sentire ciascuno parte di qualcosa”. Lo conferma anche il Gianfranco Bosetti, vicesindaco di Cengio: “Ha riportato in chiesa bambini e ragazzi che da anni non si vedevano più. Sa parlare con tutti, ed è questa la sua forza”.
Preti come don Meo non si rivolgono solo ai più abbandonati ma a ognuno di noi e per richiamare l’attenzione sulla loro missione, torna oggi, domenica 21 settembre, la Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero celebrata nelle parrocchie italiane.
“La Giornata Nazionale - spiega il responsabile del Servizio Promozione per il Sostegno Economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – richiama l’attenzione sull’importanza della missione dei sacerdoti, sulla bellezza del loro servizio e sulla corresponsabilità richiesta alla comunità cattolica. È un’opportunità per esprimere gratitudine verso uomini di fede, speranza e prossimità, che ogni giorno offrono la loro vita per il bene delle comunità. Sostenerli non è solo un atto economico, ma un segno concreto di appartenenza e partecipazione ecclesiale”.
Spesso si crede, erroneamente, che l’obolo domenicale sia sufficiente a garantire il sostentamento del clero. Ma in molte realtà, queste risorse non coprono il necessario. “Fa riflettere il fatto che oggi le offerte deducibili a favore dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC) – aggiunge Monzio Compagnoni - coprono meno del 2% del fabbisogno annuale complessivo. Dietro ogni sacerdote c’è una vita interamente dedicata agli altri. E ogni offerta, anche la più piccola, è un modo per dire ‘grazie’ e sostenere concretamente i nostri preti, permettendo loro di continuare ad essere presenza operosa nelle parrocchie”.
Vulcanico e infaticabile don Meo, dopo la fine della scuola ha organizzato i centri estivi itineranti (ogni giorno in un oratorio diverso di ciascuna delle principali parrocchie) e ha portato i ragazzi nella Casa Alpina di proprietà della diocesi. E dal 21 al 26 luglio, come fa da trent’anni, ha guidato un pellegrinaggio a Lourdes con 110 parrocchiani, fra i quali 40 ammalati. Dal 2008 il sacerdote è anche responsabile della diocesi per la pastorale della salute e passa molto del suo tempo nelle due case di riposo per anziani Alta Langa a Monesiglio e in quella di Cengio.
“Quella mattina mentre andavo al funerale di Nicola – chiosa l’assessora Lorenza Rinaldi – mi rammaricavo che non ci sarebbe stato nessuno in chiesa… E invece aver riunito tutte quelle persone mi ha fatto capire che la bontà esiste. Provo tanta gratitudine non solo per don Meo che è amato da tutti ma anche per tutti gli altri che si sono prodigati per venire a salutare una persona che ha vissuto in solitudine. A Nicola avrebbe fatto tanto piacere perché almeno nell’ultimo viaggio era accompagnato da tante persone che non lo conoscevano ma allo stesso tempo c’erano”. Un funerale che tutti in paese ricordano quasi come una festa, per uno “degli ultimi” che è tornato alla casa del Padre.
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