Attualità - 22 settembre 2025, 09:51

Bra, la famiglia francescana ha celebrato la Festa dell’Impressione delle Stimmate

Grande partecipazione di fede il 17 settembre alle Messe nella chiesa dei Fratini e delle Clarisse

Bra, la famiglia francescana ha celebrato la Festa dell’Impressione delle Stimmate

La famiglia francescana di Bra ha celebrato la Festa dell’Impressione delle Stimmate. In tanti hanno partecipato alle Messe nella chiesa dei Fratini e delle Clarisse nella ricorrenza del 17 settembre.

Passato l’8° centenario dell’impressione del sigillo di Dio in Francesco, che è stato ricordato lo scorso anno, ci si avvicina in preghiera alla memoria degli 800 anni della sua morte, che sarà solennemente onorata nel 2026.

Le stimmate di San Francesco

Le antiche biografie raccontano che nell’estate del 1224, in un momento di crisi umana e spirituale, il Poverello di Assisi si ritirò nel Casentino, sul monte della Verna che Dante Alighieri definì il “crudo sasso”. Durante quel ritiro spirituale, stava digiunando per 40 giorni in preparazione alla festa di San Michele Arcangelo che cadeva il 29 settembre.

Mentre meditava e pregava, implorò di poter provare almeno un po’ dell’amore e del dolore che Gesù Cristo patì durante la Passione e la morte. La sua supplica venne accolta e il 14 settembre, Festa dell’esaltazione della Croce, ricevette le stimmate, che portò impresse sul suo corpo fino al giorno della morte, avvenuta due anni più tardi, il 3 ottobre del 1226.

Quando avvenne il miracoloso evento, gli abitanti della zona e i pastori notarono, e riferirono, che la Verna sembrava avesse preso fuoco, e nel vedere il monte avvolto da un fascio di luce accesissima, pensarono a un incendio.

Era il primo cristiano nella storia della Chiesa chiamato ad essere riflesso vivente di Cristo, e a vedere impresse e sanguinanti su se stesso le piaghe della passione. Si trovava in Toscana in quel momento.

L’esperienza delle stimmate è diventata per Francesco dono da custodire con responsabilità e umiltà, ma anche l’inizio di un “canto di lode” tradotto nella sua vita e raccontato nei celebri componimenti letterari delle Lodi di Dio Altissimo e del Cantico delle Creature.

Il messaggio che scaturisce dall’esperienza della Verna è parola di guarigione e speranza per tutta l’umanità, che può essere nuovamente consegnata a un mondo segnato da tensioni, divisioni e guerre, ma anche da desiderio di vita e futuro.

Sulla vita di San Francesco d’Assisi si è già raccontato molto. Nato ad Assisi nel 1182, visse una giovinezza ricca di piaceri. Poi, la chiamata e la conversione. Abbandonò ogni ricchezza, si fece povero, iniziò a predicare, fondò l’Ordine francescano. Continua a parlare a ogni generazione nel segno dell’amore di Cristo per gli uomini e per il creato, attraverso feritoie di pace e di bene.

Curiosità su San Francesco

Sono diverse le curiosità che riguardano il Poverello d’Assisi, proclamato patrono d’Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII, assieme a Santa Caterina da Siena. Innanzitutto il suo nome di battesimo non era Francesco. Quando venne al mondo infatti, Pietro di Bernardone si trovava in Francia per lavoro e sua madre gli diede il nome di Giovanni. Quando però suo padre tornò ad Assisi, in onore di quel Paese che aveva fatto la sua fortuna, mise il nome di Francesco a suo figlio.

Inoltre, quando si pensa ai padri della poesia, vengono subito in mente i nomi di Dante o Petrarca. E invece, col Cantico delle creature, la prima poesia in volgare della storia è stato Francesco a scriverla. Nelle sue prediche non solo era solito usare parole semplici che arrivavano dritte al cuore di chi lo ascoltava, ma a volte dialogava anche in francese.

Figlio di un ricco mercante di stoffe preziose, e della nobile Giovanna Pica, era goloso di dolci. E anche dopo che rinunciò agli agi della cultura cortese-cavalleresca, spogliandosi di tutto per condurre una vita semplice e umile, quando glieli offrivano, accettava con piacere i mostaccioli di mandorle, miele e farina.

Altra curiosità: nel 1220 Francesco, ritirandosi dall’Ordine, nominò come vicario Pietro Cattani, che però morì appena cinque mesi dopo. Il frate francescano defunto accordò dal cielo così tanti miracoli, che la zona divenne meta di numerosissimi pellegrini, al punto che lo stesso Francesco chiese in cielo a Cattani di cessare di compiere miracoli, e così avvenne.

L’ultimo messaggio San Francesco lo lasciò in punto di morte a Santa Chiara: era cieco e non riusciva a proferire parola, talmente era consumato dalla malattia e dal dolore. Non potendo parlare né aprire gli occhi, prese allora un po’ di cenere e la cosparse sul suo viso: fatto questo, spirò. I frati a quel punto, prima trasferirono il suo corpo nella Basilica e poi lo nascosero per evitare che finisse nelle mani dei saraceni. Ma si dimenticarono la posizione esatta della sepoltura, fino a quando nel 1818, dopo ben sei secoli, il corpo del Santo venne ritrovato.

Papa Gregorio IX, il giorno seguente alla canonizzazione di Francesco, proclamata il 16 luglio 1228, si recò ad Assisi dove fu lui stesso ad apporre la prima pietra della Basilica, sorta sul monte noto nel Medioevo come il Colle dell’Inferno. Ma che da quel momento venne ribattezzato Colle del Paradiso.

Silvia Gullino

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