L'appello del ripristino delle linee ferroviarie da Saluzzo a Moretta ha innescato alcune riflessioni sulle tratte dismesse negli anni, come anche quella da Bra e Ceva.
A fornire il proprio punto di vista un nostro lettore, che riceviamo e pubblichiamo
Ho letto la lettera di Piero Canobbio in merito al tronco di binari da Saluzzo a Moretta.
Premesso che sono un fautore del trasporto ferroviario e conosco l'argomento, posso comprendere le motivazioni romantiche ma pensare di rifare un pezzo di linea dismesso dal 1987 di 14 km non pare sensato. Senza polemiche si parla sempre di ipotetici traffici merci senza conoscere i costi non solo di un ripristino ma della gestione: esistono ditte che spedirebbero le merci, con quale frequenza e dove considerando che ormai si lavora su convogli bloccati e completi. Non parliamo di un traffico viaggiatori su un tratto così breve e poi già il segmento da Moretta a Airasca è stato trasformato in pista ciclabile di cui certo si può discutere l'utilità.
Discorso simile vale anche per la linea Bra-Ceva di cui si vagheggia un recupero, le linee dismesse non esistono più, già all'epoca erano poco utilizzate e non solo un decisore politico ma anche un cittadino informato capisce che, viste le poche risorse disponibili, occorre innanzitutto far funzionare le linee attive ed eventualmente riaprirne alcune sospese che hanno un senso come segmenti di collegamenti regionali e interregionali. Principalmente occorre sfatare due considerazioni molto usate: che basti riaprire o potenziare una linea per vedere accorrere flotte di viaggiatori e che qualsiasi materiale possa circolare ovunque non tenendo conto delle caratteristiche del tracciato.
Sostengo da sempre che manchi in piano organico dei trasporti, non un libro dei sogni ma fattibile a breve-medio termine , certo occorrono risorse certe e sicure dopo accurati studi. Purtroppo siamo in Piemonte, una delle peggiori regioni nella gestione e non basta togliere o mettere un treno ogni tanto senza una visione complessiva.
Mauro Tosello





