Nel cuore del Cuneese, a Scarnafigi, nella pianura Saluzzese che profuma di latte e fieno, sorge la Valgrana SpA, una delle realtà più rappresentative della tradizione casearia piemontese.

(Lo stabilimento della Valgrana SpA nella pianura Saluzzese)
Fondata nel 1991 da Franco Biraghi oggi guidata insieme ai figli Alberto e Andrea, amministratori delegati, l’azienda casearia è diventata un punto di riferimento per la produzione del Piemontino, formaggio a pasta dura a lunga stagionatura simbolo dell’identità lattiero-casearia regionale.
Abbiamo incontrato Alberto Biraghi, 55 anni, amministratore delegato di Valgrana, che ci ha raccontato la lunga storia di famiglia, iniziata quasi due secoli fa e proseguita con passione e lungimiranza fino a oggi.

(Alberto Biraghi amministratore delegato Valgrana SpA)
Ci racconti le origini della vostra famiglia e di questa passione per il latte e il formaggio?
“La nostra storia inizia nell’Ottocento, a Melegnano, in provincia di Milano, dove il mio antenato Pietro Biraghi aveva una cascina e produceva latte che poi trasformava in formaggi duri. Suo figlio Giacomo si trasferì poi a Lodi, dove lavorò come contabile per la Polenghi Lombardo, una delle aziende lattiero-casearie più importanti dell’epoca. Il figlio di Giacomo, Osvaldo, divenne direttore di produzione nella stessa azienda e nel 1932 si trasferì in provincia di Cuneo, andando a dirigere un caseificio dell’epoca”.

(Stabilimento Valgrana SpA)
È così che la famiglia Biraghi arriva in Piemonte
“Esatto. Nel 1934 Osvaldo decide di mettersi per conto proprio, in quel di Cavallermaggiore, fondando l’azienda Biraghi e chiamò ad aiutarlo il figlio Ferruccio che nel frattempo era a lavorare alla Centrale del Latte di Roma.
Mio padre Franco, nato nel 1939, proseguì l’attività nell’azienda di famiglia a Cavallermaggiore fino alla fine degli anni ’80, quando decise di creare qualcosa di suo, acquistando un piccolo stabilimento a Scarnafigi”.

(La sede di Valgrana SpA a Scarnafigi)
Quando nasce la Valgrana SpA?
“Il 1° gennaio 1991, all’inizio era una piccola realtà, con appena 800 metri quadrati di stabilimento e 5 dipendenti. Si producevano circa 20 forme al giorno. Poi, negli anni 2000, abbiamo creato il nostro marchio e il nostro formaggio: il Piemontino.
Oggi Valgrana è un’azienda che fattura oltre 60 milioni di euro con circa 50 collaboratori.
Tengo a precisare che è a conduzione familiare: non abbiamo manager né dirigenti esterni, operiamo con la consapevolezza che non servano tanti prodotti per avere successo, ma pochi e fatti bene”.
Quali sono oggi i principali prodotti Valgrana?
“Il nostro prodotto principale è il Piemontino, un formaggio a pasta dura, a lunga stagionatura, (minimo 16 mesi) 100% latte piemontese, senza conservanti. Inoltre produciamo formaggi come la Toma del Marchesato e i Dop della nostra Regione e provincia come il Bra Tenero, il Bra Duro, il Raschera e la Toma Piemontese”.

(Il formaggio Piemontino a pasta dura e a lunga stagionatura)
Quante forme di Piemontino producete al giorno?
“La capacità produttiva è di 1.200 forme al giorno. Il peso di ciascuna forma e di circa 33-34 chili. Tutto è altamente automatizzato grazie a un sistema di controllo, che garantisce la standardizzazione delle lavorazioni pur mantenendo la tradizione artigianale”.

(Stagionatura delle forme di Piemontino Valgrana)

(Azienda altamente automatizzata)
Quanti fornitori di latte avete e da dove proviene la materia prima?
“Collaboriamo con circa 50 aziende agricole, tutte situate tra le province di Cuneo e Torino. Alcune ci forniscono latte da oltre trent’anni. Il nostro prodotto è quindi realmente 100% piemontese”.

(Autocisterne che trasportano il latte alla Valgrana SpA)
Ci parli della stagionatura del Piemontino
“Il Piemontino classico ha una stagionatura minima di 16 mesi. Esiste poi una versione ‘Oro’ che arriva a 24 mesi. Ogni forma porta un bollino che indica il periodo di stagionatura di 16 o 24 mesi”.

(Le tipologie di Piemontino confezionate in spicchi)
Qual è oggi il vostro mercato principale?
“Serviamo quasi esclusivamente la Grande Distribuzione Organizzata: Coop, Conad, Carrefour, e nella nostra regione Dimar, Prestofresco, solo per citarne alcuni. Abbiamo una forte presenza nel Centro-Sud Italia, dove il Piemontino è particolarmente apprezzato. L’estero rappresenta circa il 10% del nostro fatturato, ma stiamo crescendo soprattutto nei Paesi dell’Est come Ucraina (nonostante la guerra in corso), Albania, e in Europa occidentale. Puntiamo ad aumentare la nostra quota di export, mi piacerebbe molto raggiungere il 30% nei prossimi 5 anni”.
Il fondatore, suo padre Franco, è ancora presente in azienda?
“Sì, assolutamente. Mio padre, classe 1939, è il presidente e continua a seguirci con grande attenzione. È una figura fondamentale, non solo per la memoria storica, ma per la visione che ha sempre avuto. Oggi condivide la gestione con me e mio fratello Andrea, ed è sempre il nostro punto di riferimento”.

(Franco Biraghi fondatore e presidente della Valgrana SpA)
Una filosofia che si sente nella qualità dei vostri formaggi.
“È quello che ci guida da sempre. Tradizione, legame con il territorio, ricerca, efficienza e qualità sono i nostri valori fondamentali. Ogni forma di Piemontino racchiude un pezzo di Piemonte e della nostra storia familiare”.

(Piemontino controllo stagionatura)
I formaggi della Valgrana hanno ottenuto numerosi riconoscimenti negli ultimi anni: quali premi vi rendono più orgogliosi e cosa rappresentano per voi questi successi?
“I nostri formaggi hanno vinto diversi premi, nazionali: in particolare il ‘Trofeo San Lucio’ (che si tiene a Pandino, in provincia di Cremona), il Concorso regionale dei formaggi piemontesi dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi) nell’ambito del Festival dei formaggi piemontesi. Il concorso ‘Crudi in Italia’ in Toscana.
Numerosi anche i riconoscimenti a livello internazionale: in Francia al ‘Concours International de Lyon’, in Germania all’ ‘International Trophy’ di Francoforte e in Norvegia al ‘World Cheese Award’”.

(Alberto Biraghi tra e forme di Piemontino nello stabilimento di Valgrana SpA)
Come è nato il suo impegno in Confindustria e nel mondo associativo?
“È nato quasi per caso. Nel 2005 sono entrato nel Comitato Piccola Industria di Confindustria Cuneo con l’allora presidente Ernesto Abbona, rappresentando il settore lattiero-caseario. Da lì è iniziato un percorso che mi ha permesso di conoscere tante realtà imprenditoriali e di crescere come persona e come manager”.

(Alberto Biraghi durante una riunione di Confindustria)
Poi l’esperienza con Mauro Gola sempre nel Comitato Piccola Industria
“Sì, ho fatto tre mandati con il presidente Mauro Gola: prima come componente del Comitato, poi nel Consiglio Direttivo e successivamente come vicepresidente. Nel 2017, quando il dottor Gola è stato eletto presidente di Confindustria Cuneo, ho preso il suo posto alla presidenza del Comitato Piccola Industria, facendo due mandati fino al 2024. Parallelamente ho ricoperto ruoli a livello regionale, diventando nel 2022 presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Piemonte e in seguito nella squadra dei vicepresidenti, a livello nazionale, guidata da Giovanni Baroni. Questa posizione mi ha portato anche nel Consiglio Generale di Confindustria a Roma, sotto le presidenze prima di Carlo Bonomi e adesso di Emanuele Orsini”.

(Marco Gay, presidente Unione industriali di Torino, Alberto Biraghi e Giovanni Baroni, presidente Piccola industria nazionale)
Cosa le ha dato questo percorso associativo?
“Moltissimo. Mi ha permesso di entrare in contatto con imprenditori di tutta Italia e di affrontare da vicino i problemi reali delle aziende. È stata una palestra di formazione e di confronto continuo, che mi ha aiutato a crescere e a capire meglio le dinamiche del nostro sistema industriale. Inoltre ho potuto capire e comprendere il funzionamento di Confindustria, a 360 gradi, passando dal livello locale a quello nazionale”.
Oggi lei ricopre anche altri incarichi?
“Sì. Sono vicepresidente di Confindustria Cuneo accanto al presidente Mariano Costamagna, e da poco ho ricevuto la riconferma nel Consiglio della Camera di Commercio di Cuneo. Inoltre, dal 2017, sono consigliere nazionale di Assolatte a Milano, l’associazione che rappresenta le industrie lattiero-casearie italiane. Tutti ruoli che considero un onore, ma anche una responsabilità verso il territorio e il nostro comparto produttivo”.
Tra i temi più sentiti da Confindustria c’è quello dell’energia. Qual è la sua opinione?
“Il costo dell’energia resta uno dei principali fattori che penalizzano la competitività del nostro sistema industriale. Le imprese italiane pagano ancora oggi l’energia molto più cara, soprattutto quelle manifatturiere e quindi più energivore si trovano in difficoltà rispetto ai principali competitor europei e mondiali.
Questo significa: meno margini, meno investimenti, meno lavoro.
La mia convinzione è che serva una strategia energetica nazionale chiara e di lungo periodo che metta insieme: sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità e costi competitivi.
Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze, credo che dobbiamo guardare con fiducia al nucleare di nuova generazione, ma anche sbloccare davvero le rinnovabili accelerando gli iter autorizzativi.
Un altro punto fondamentale è il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’energia elettrica. La transizione ecologica non può essere una tassa sulla competitività, ma deve diventare un’opportunità per rilanciare l’industria ricordando con fermezza che dobbiamo sempre parlare di neutralità tecnologica, senza imporre dall’alto una singola tecnologia, ma lasciare che siano le imprese, il mercato e l’innovazione a individuare i mezzi migliori per raggiungere gli obiettivi”.

La Valgrana SpA ha saputo quindi unire memoria e innovazione, mantenendo viva la cultura del formaggio piemontese.
Oggi l’azienda casearia non è solo un marchio di eccellenza, ma un racconto di radici, lavoro e amore per il latte, trasformato in formaggio, che continua a maturare nel tempo, come il Piemontino, il suo prodotto più famoso.
Alberto Biraghi, è inoltre una voce autorevole nel mondo dell’imprenditoria, capace di portare le istanze del territorio nelle sedi decisionali nazionali.





