Sarà intitolato ad Agostino Savio domani, mercoledì 5 novembre, alle 16, il salone vetrato di Palazzo Drago a Verzuolo, spazio che oggi ospita conferenze, incontri e spettacoli.
Un gesto simbolico con cui l’Amministrazione comunale intende rendere omaggio a una figura di straordinario rilievo per la storia e la cultura del paese.
“Agostino Savio è una figura che da tempo meritava di essere ricordata con il giusto riconoscimento da parte del nostro Comune – afferma l’assessora alla Cultura Laura Lovera. - Scopritore dei codici danteschi e autore di importanti studi sulla storia di Verzuolo, rappresenta un esempio di passione e dedizione verso il proprio paese.
Su proposta dello storico verzuolese Riccardo Baldi, l’Amministrazione comunale ha deciso di intitolargli il salone vetrato di Palazzo Drago, nella cui struttura è ospitata anche la biblioteca civica intitolata a Cesare Segre: un luogo simbolo di cultura, aperto a tutti. Per essere ricordati, infatti, come dice lo storico Baldi, non basta essere nati in un paese, ma averlo vissuto, amato e valorizzato come fece Agostino Savio. Alla cerimonia di inaugurazione sono stati invitati i suoi eredi”.
Agostino Savio, farmacista e appassionato di storia locale, nacque a Verzuolo il 21 maggio 1861 e vi morì nel 1942, all’età di 81 anni.
Nella sua farmacia, nel cuore del paese, svolse la professione con dedizione, ma fu soprattutto la sua curiosità intellettuale e il profondo amore per la storia verzuolese a renderlo una figura indimenticabile.
Come spiega lo studioso di storia locale Riccardo Baldi: “Tra il 1890 e il 1892, mentre collaborava come conservatore all’archivio comunale di Verzuolo, Agostino Savio fece una scoperta destinata a entrare nella storia della filologia dantesca: i Frammenti di Verzuolo, pergamene del XIV secolo che contenevano versi del Purgatorio della Divina Commedia.
Il ritrovamento — prosegue Baldi — avvenne quasi per caso, durante il riordino degli antichi Ordinati del 1603. Savio notò che i registri erano avvolti in fogli di pergamena recanti testi scritti su due colonne con caratteri antichi.
Esaminandoli con attenzione, riconobbe nei versi minati i canti della Commedia. Si trattava di fogli che, secondo gli studi successivi, risalgono al 1350 circa, dunque solo trent’anni dopo la morte di Dante, rendendoli il più antico manoscritto della Divina Commedia conservato in provincia di Cuneo.
Il primo a scrivere di questa scoperta — aggiunge lo storico — fu, nel 1898, Ferdinando Gabotto, nel volume Verzuolo, uomini e cose d’altri tempi. Tuttavia Gabotto non citò Savio come autore del ritrovamento, nonostante fosse stato proprio il farmacista verzuolese a portargli all’attenzione i preziosi frammenti. - Baldi ricorda infine che - oltre alla scoperta dantesca, Savio lasciò numerosi manoscritti e appunti storici su Verzuolo, raccolti in un piccolo quaderno rosso oggi custodito nella cassaforte del Comune. Datati tra il 1932 e il 1942, contengono memorie sul castello, sulla chiesa di San Grato, sull’antica parrocchiale, sul cimitero e su altri luoghi del territorio, testimonianza del suo instancabile amore per la storia e per il paese natale”.
Il suo amore per la conoscenza e la cura con cui seppe preservare le tracce del passato rendono Agostino Savio una figura esemplare di cittadinanza attiva e di passione per la cultura.
Con l’intitolazione del salone vetrato di Palazzo Drago, Verzuolo restituisce il giusto riconoscimento a chi, con il proprio impegno, ha contribuito a far emergere un frammento prezioso della grande eredità dantesca e della storia locale.





