Un momento intenso e carico di significato ha aperto ieri, mercoledì 5 novembre, il pomeriggio a Palazzo Drago di Verzuolo, dove si è svolta la cerimonia di intitolazione del salone vetrato ad Agostino Savio, illustre farmacista e studioso verzuolese, scopritore dei celebri frammenti danteschi conosciuti come ‘Frammenti di Verzuolo’.
L’appuntamento, promosso dal Comune di Verzuolo, si è svolto alla presenza del vicesindaco Mattia Quaglia, dell’assessore alla Cultura Laura Lovera, dei consiglieri comunali Luca Madala e Lorenzo Trunfio e di alcuni rappresentanti della minoranza, tra cui Valentino Inaudi.

In sala anche la nipote di Agostino, Maria Grazia Savio con la figlia Anna Rosa Roasio e Mattia Savio, pronipoti dello storico farmacista, a testimoniare l’emozione e l’orgoglio della famiglia nel vedere finalmente riconosciuto il valore di un antenato che tanto ha dato alla comunità.
La cerimonia, che ha visto una grande affluenza di pubblico, ha preceduto l’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università delle Tre Età di Verzuolo, che tradizionalmente si apre proprio nei locali di Palazzo Drago.
“Inauguriamo oggi il nuovo anno accademico dell’Università delle Tre Età di Verzuolo – ha dichiarato il vicesindaco Mattia Quaglia – e con questa occasione abbiamo voluto scoprire la targa che dedica questo salone vetrato al nostro illustra cittadino Agostino Savio, farmacista e studioso vissuto tra Ottocento e Novecento, che ha reso lustro alla nostra comunità. Un uomo che, con passione e umiltà, ha contribuito a preservare la memoria storica del paese e a far conoscere Verzuolo oltre i suoi confini”.
Subito dopo, il vicesindaco ha invitato a prendere la parola Riccardo Baldi, studioso di storia locale e fautore dell’intitolazione.
Visibilmente emozionato, Baldi ha ripercorso le ragioni che lo hanno spinto a proporre il riconoscimento: “In tutti questi anni – ha esordito – ogni volta che il Comune intitolava una via, una sala o una piazza, mi rammaricavo che non si fosse ancora pensato ad Agostino Savio. Era un’assenza che pesava nella memoria collettiva verzuolese. Oggi, finalmente, colmiamo un vuoto e rendiamo giustizia a un uomo che ha amato profondamente questo paese, che lo ha studiato, raccontato e difeso con la forza del sapere e con la modestia del suo carattere”.
Baldi ha poi raccontato la vicenda della scoperta dei frammenti danteschi, simbolo dell’eredità culturale lasciata da Savio: “Tra il 1890 e il 1892 – spiega lo studioso – mentre collaborava come conservatore dell’archivio comunale, Savio trovò quasi per caso due pergamene che fungevano da copertina ai registri del 1603. Notò che vi erano scritti testi su due colonne, con caratteri gotici, e capì che quei versi appartenevano al Purgatorio della Divina Commedia. Si trattava di fogli databili intorno al 1350, appena trent’anni dopo la morte di Dante: il più antico manoscritto dantesco conservato nella provincia di Cuneo.
Una scoperta straordinaria, che dimostra la sua attenzione, la sua curiosità e il suo rigore intellettuale. Fu il primo a riconoscere il valore di quelle pergamene, anche se poi altri, come Ferdinando Gabotto, ne scrissero senza citarlo. Ma la verità storica rimane: i ‘Frammenti di Verzuolo’ furono scoperti da Agostino Savio, farmacista e appassionato studioso del suo paese”.
Proseguendo, Baldi ha ricordato anche l’altra parte, più intima e preziosa, del lascito di Savio: “Oltre alla scoperta dantesca, Savio ci ha lasciato numerosi appunti e manoscritti. In un piccolo quaderno rosso, custodito oggi nella cassaforte del Comune, raccolse tra il 1932 e il 1942 note sulla storia di Verzuolo: il castello, la chiesa di San Grato, l’antica parrocchiale, il cimitero e tanti luoghi del territorio. È un patrimonio che testimonia quanto amasse questa comunità e quanto la considerasse degna di essere raccontata”.
Ha poi aggiunto, con tono riflessivo: “Credo che il valore di un uomo non si misuri dal tempo che trascorre in un luogo, ma da ciò che lascia in eredità alla sua gente. Non è sufficiente nascere o vivere per breve tempo in un paese per meritare di esserne ricordati: bisogna averlo vissuto intensamente, averlo studiato, amato e raccontato. E Savio lo fece con umiltà e dedizione, lasciandoci un esempio di come la conoscenza possa diventare un atto d’amore verso le proprie radici”.
Ha fatto seguito la scoperta della targa dedicata ad Agostino Savio sotto lo sguardo commosso della nipote in ottone sul muro esterno del salone vetrato sotto lo sguardo commosso della nipote Maria Grazia e dei pronipoti.

Il pomeriggio è proseguita con il primo appuntamento del nuovo anno accademico dell’Unitre, introdotto dall’assessora Laura Lovera, che ha presentato il calendario delle attività e ha sottolineato l’importanza del legame tra cultura e memoria locale.

A seguire, il toccante reading teatrale 'Che faccia fare', tratto dal testo di Lella Costa, interpretato dall’attore Mario Bois con l’accompagnamento al pianoforte di Enzo Fornione, ha offerto al pubblico un momento di riflessione e ironia sul tema delle guerre e delle contraddizioni umane.
L’incontro si è concluso con un lungo applauso e un momento conviviale, simbolo del legame tra memoria, cultura e comunità che ha animato l’intera iniziativa.








