Cuneo è 98esima in Italia sul fronte della criminalità. In poche parole, è una provincia sicura. Anzi, sicurissima. Addirittura tra le più sicure d'Italia, stando all'annuale classifica del Sole 24 ore.
Eppure, tra i dati reali e la percezione, evidentemente c'è una grande disparità, se il sindaco di Roccavione Paolo Giraudo ha sentito il bisogno di registrare un videomessaggio sul suo profilo Facebook.
Avrebbe ricevuto, sostiene, numerose segnalazioni sull'insicurezza delle fermate dei pullman utilizzati dagli studenti. Oppure, sulla pericolosità del parco fluviale. Troppi malintenzionati a Cuneo, il capoluogo non è sicuro per i cittadini delle vallate.
Qui il suo intervento, da padre prima che da amministratore, come lui stesso dice.
Non si sono fatte attendere le reazioni. A partire da quella del quartiere Cuneo Centro, dove è stato registrato il video.
Giraudo è infatti in corso Giolitti, alle sue spalle i licei Peano-Pellico. Non un caso, ovviamente, visto che da anni corso Giolitti e tutta la zona della stazione, il cosiddetto quadrilatero, sono spesso al centro della cronaca. Questa è, anche, la zona più multietnica della città.
Ma molte cose sono cambiate. Il quartiere e chi lo rappresenta hanno fatto un grande lavoro per rivitalizzare la zona e renderla più vivibile e sicura. Così come è stato grande l'impegno delle forze dell'ordine.
“Il nostro quartiere non è un set per le paure altrui”, scrivono dal Comitato, evidenziando come siano stupiti e indignati per la location scelta dal sindaco.
Siamo certi che a Roccavione non manchino luoghi suggestivi, ma ci chiediamo perché mai un primo cittadino debba venire a Cuneo per girare un video di propaganda che dipinge un altro territorio come pericoloso. Una simile scelta non solo è fuori luogo: è offensiva verso i cittadini, le scuole, le famiglie e i commercianti che ogni giorno vivono, lavorano e migliorano questo quartiere.
Non ci stanno i membri del comitato. Perché il lavoro fatto è stato tanto. "Noi residenti non abbiamo bisogno di questa propaganda, conosciamo il quartiere, conosciamo i suoi problemi e ci stiamo impegnando molto e da anni sull’argomento, se vuole venire ad aiutarci lo faccia tirandosi su le maniche come facciamo noi, non dallo schermo di un telefono.”
Il Comitato di Quartiere Cuneo Centro respinge con forza questa narrazione tossica e superficiale.
Chi sceglie di utilizzare le vie di Cuneo come sfondo per un messaggio di paura, offende non solo i cittadini, ma anche l’idea stessa di buon governo: quella che costruisce invece di distruggere, che unisce invece di dividere.
Proprio per questo, il Comitato di Quartiere Cuneo Centro rivolge al signor Sindaco Paolo Giraudo un formale invito a partecipare a una delle prossime riunioni del nostro direttivo, così da poter esporre di persona le sue pregiatissime proposte di buon governo della zona e confrontarsi, in spirito costruttivo, con chi la vive e la migliora ogni giorno.
Restituiamo dunque la cortesia: il nostro quartiere è aperto a chi vuole conoscerlo, non a chi vuole usarlo.
Il sindaco di Roccavione insiste e a sua volta replica: "Il video è stato girato in quel punto perché si parlava di sicurezza per chi va a scuola e, prima di registrare, mi sono recato sul posto per osservare con i miei occhi: un’attività che invito anche il comitato di quartiere a svolgere, se davvero ritiene che non esistano i problemi di cui parlo. Non è mia intenzione stigmatizzare un quartiere: segnalo ciò che mi viene riportato e ciò che constato".
Sulle reazioni seguite alla pubblicazione, Giraudo aggiunge: "Mi dispiace sinceramente se qualcuno si è sentito offeso. Che Cuneo sia più sicura rispetto ad altre città — penso a Torino o Milano — è ovvio e non lo metto in dubbio; ma mi viene da dire: ci mancherebbe altro, vista la sua dimensione e la sua fama di città tranquilla. Ma questo non può bastare per chiudere gli occhi e far finta che i problemi non ci siano: occorre intervenire prima che diventino peggiori e che la situazione — che negli ultimi anni si è già abbastanza degradata — diventi irrecuperabile".
Una polemica che è destinata a continuare. Perché il tema della sicurezza è tra quelli maggiormente sentiti dai cittadini.
I dati ci dicono che viviamo in una zona sicurissima. Eppure ci percepiamo insicuri, esposti come siamo a fattori emotivi, cognitivi e sociali che quasi mai coincidono con ciò che è reale.





