Gabriele Rivetti è un ragazzo di 19 anni che a giugno ha finito il suo percorso scolastico al Liceo Classico e che ora studia al Conservatorio. Ex membro della band degli Sbandati, il 10 maggio ha pubblicato il suo primo libro: "L’Angelo Maledetto".
Ha iniziato a scriverlo nel 2021, terminando la bozza lo scorso anno. Da quel momento ha revisionato l’opera fino alla pubblicazione.
“Durante un temporale notturno non riuscivo a dormire. A un certo punto mi è apparsa davanti alla mente la frase ‘Era una notte buia e tempestosa’ e ho pensato ‘buffo, molte storie iniziano così’”, ci racconta Gabriele.
Da quella notte ha iniziato la stesura della sua opera, utilizzando proprio quella frase come introduzione del libro.
Nel suo racconto narra la storia di uno scrittore che vive in perfetto equilibrio la sua vita. Si chiama Simon e ha una libreria, che condivide in società con un suo storico amico dell'università, Brian. Vive con la sua splendida famiglia, sua moglie Allyson e sua figlia Ashley. La sua vita è scandita dalla monotonia, che si rinnova giorno dopo giorno in questo equilibrio di quiete perfetta. Un giorno, però, viene ricontattato da una ragazza, Alice, che aveva conosciuto la mattina della discussione della sua tesi di laurea e che gli aveva dato parecchie gatte da pelare. A quel punto lui scatena tutto quello che aveva dentro da 10 anni, dal momento in cui l’aveva lasciata andare fino a quell’istante. Tutto ciò che aveva represso, tutto ciò che aveva cercato di dimenticare. Inoltre, insieme a lei, arriva da Simon il suo Angelo custode, l’Angelo Maledetto: si fa vedere e sentire solo da lui, si manifesta solo quando lo ritiene necessario e purga le emozioni negative di Simon uccidendo persone non casuali.
In questo libro Rivetti non lascia nulla al caso: tutto ciò che viene aperto, prima o poi, si chiude in qualche modo. Alcune cose arrivano, ma poi se ne vanno, per poi, infine, tornare.
Nel libro vengono utilizzati due livelli narrativi: uno si basa sul passato, su di lui che scrive la sua biografia in prima persona; l’altro sul presente, in terza persona. Tra i due livelli c’è equilibrio e sovrapposizione. C’è un continuo riflettersi tra presente e passato tra le cose che vengono narrate.
Questa sovrapposizione tra quello che è conscio, inconscio e subconscio, tra ciò che è realtà e ciò che, invece, non lo è, ciò che avviene nel presente e ciò che accade nel passato, fa sì che il lettore arrivi alla fine del libro sentendo profondamente il racconto in chiave emotiva, senza, però, riuscire a capire cosa il protagonista pensi davvero.
Nella prima parte del libro l’ex studente del Liceo Classico “Pellico” utilizza in modo oculato il corsivo, per poi impiegarlo in modo poco congruo nella seconda parte, mettendo così in difficoltà la mente del lettore.
Il finale, volutamente aperto, non offre una spiegazione razionale.
“Chi legge non riesce a dare una diagnosi precisa e non uso questo termine a caso”, ci racconta Gabriele.
Quando gli chiediamo come definisce il suo libro, ci offre un’altra lettura “aperta”: “Lo lascio definire alla gente. Quando l’ho inviato alla correttrice di bozza le ho chiesto di dirmi in quale ambito inserirebbe il mio libro e mi ha detto che per lei era un thriller psicologico. Sono felice, era il genere in cui volevo rientrare”.
Come sono nati i personaggi del libro? Hai inserito parte della tua vita o hai dato carta bianca alla tua immaginazione?
"Ogni riferimento a fatti, cose e persone dovrebbe essere puramente casuale, ma non lo è. Certe parole che fanno soffrire Simon sono dette veramente, ma chiaramente ne ho ingigantito le reazioni. I personaggi, perlomeno nelle descrizioni psicofisiche, non sono completamente finti, anche se ovviamente vengono romanzati e inseriti in un contesto “tipicamente mio”.
Cosa ha spinto un giovane come te a scrivere un libro?
"La necessità, perché avevo bisogno di tirare fuori delle emozioni, una parte di me. Non è un caso che il protagonista venga inserito in un contesto dove c’è la scrittura, che mi piace, e dove c’è la musica. Con il significato, anche solo del titolo, il lettore tira un sospiro di sollievo, per quanto venga inserito in un contesto dove tutto sembra sempre buono, ma non buonissimo. Il lettore deve sentirsi come in una foresta buia illuminata da una torcia: c’è la luce, ma resta la sensazione che qualcosa di oscuro possa accadere.
Ho anche inserito la subacquea, per quanto solo in una piccola tranche. Da qui volevo poi partire per scrivere un altro libro, ma l’idea è ancora lì che aleggia.
Il contesto in cui viene ambientata, New Orleans, una città in cui sono stato, la descrivo con gli occhi da bambino dodicenne, pieno di quel mistero e di quella magia che può avere solo quella città lì. Questo libro è parte di me, infatti, seppur per qualche mese abbia scritto in modo saltuario, quando sono arrivato verso la fine ho capito che dovevo finirlo, avevo una forte necessità interiore".
L’Angelo Maledetto, da cosa nasce questo titolo per il tuo primo libro?
"Il titolo originario doveva essere Ghost, il nome di Thomas, questo angelo purgatore, ma, tuttavia, non riuscivo a dargli un ruolo. Lui purga la rabbia uccidendo le persone. Poi un giorno sono rimasto colpito dalla frase “Io sono il tuo angelo custode, il tuo angelo maledetto” e da lì è nato il titolo".

Qual è stata la tua strategia di marketing per sponsorizzare il libro?
"Ho pubblicato il libro su Amazon e il mio unico canale di sponsorizzazione è stato Instagram. Ho basato tutto sul passaparola, dando libri agli amici e chiedendo di spargere la voce".
Dopo aver tirato fuori quello che avevi dentro, ti fermerai qui o questo è solo un punto di partenza?
"Scrivo da quando sono piccolo e ho sempre raccolto tutto. Per me la scrittura è sempre stata un hobby. Quest’opera la vedo come un inizio: appena l’ho pubblicata ho capito che scrivere un libro si può fare ed è un’esperienza bellissima".
Le idee che mi erano venute in mente successivamente erano tutte legate a personaggi secondari di questo testo. Per esempio ho in mente un libro che si basa sulla figlia Ashley, che, dopo essere cresciuta, quando scopre tutto il marasma che racconto nel libro, decide di cambiare vita, trasferendosi in Italia. A quel punto inizia a frequentare il Liceo Classico e cambia nome: diventa Alessia. Da lì, durante una meravigliosa vacanza con i suoi amici sulle montagne francesi, accade un nuovo evento".
Le tue prestazioni con il teatro del Liceo Classico, che nel 2025 ti sono valse il Trombettiere d’oro al Festival dello Studente sezione Teatro (oltre al medesimo premio nella sezione Musica), ti spingono a vedere nel tuo futuro anche qualcosa in ambito di scrittura in quel contesto?
"Assolutamente sì. Quest’anno il copione dello spettacolo del Liceo Classico è stato scritto da me e dalla mia ragazza, Emma. La foto nel retro del libro mi ritrae alla fine del nostro spettacolo teatrale. L’ho scelta poiché veder realizzato davanti a me quello che mi ero immaginato è stato impressionante".





