"Niente per caso". È questo il titolo del libro che narra la vita travagliata della famiglia di Beppe Leardi, noto artigiano del legno e ideatore delle "panchine degli innamorati" (leggi qui).
Storie che rimangono sopite nei ricordi di infanzia, vite che non sono nei grandi libri di storia, ma custodite in piccoli oggetti preziosi e lo sapeva bene Maria Tarditi che, dopo aver sentito le vicende della famiglia Leardi tra la fine dell'800 e l'inizio del 900, ha voluto mettere su carta questa importante testimonianza.
La pria edizione del volume era stata pubblicata nel 2005 per volontà di Beppe Leardi, con l’intento di saldare un profondo “debito di memoria” nei confronti del padre.

Un progetto nato - appunto - non per caso, ma dall’incontro letterario di Leardi con le opere di Maria Tarditi: la lettura di Pecore matte accese infatti il desiderio di raccogliere, raccontare e tramandare una storia di famiglia che il padre aveva rievocato infinite volte e che, come lui stesso amava dire, «si poteva scrivere un romanzo».
Il volume ripercorre l’infanzia e le dure vicende di Giuseppe Leardi, detto “Pinotu el Biond”, nato a Torino il 4 giugno 1882 in condizioni di estrema precarietà. Affidato a una nutrice e cresciuto fino agli otto anni nell’orfanotrofio delle Suore del Buon Consiglio di Dogliani Castello, venne poi mandato a servizio presso la famiglia contadina dei Manzone, a Somano (Comune che ha dato la cittadinanza onoraria a Beppe, ndr).
La sua esistenza si intreccia con quella di una Langa povera e segnata dalla malora: i trasferimenti della famiglia Leardi, prima in borgata Piandeltroglio e poi a San Rocco, la partecipazione alla Guerra di Libia e successivamente alla Prima guerra mondiale, tre matrimoni e lutti dolorosi che scandiscono una vita continuamente messa alla prova.
Quella di Giuseppe Leardi è la storia di un uomo perseguitato dall’avversità, ma mai vinto: un’esistenza segnata dalla fatica e dal dolore, affrontata con una straordinaria capacità di resistenza e una volontà incrollabile di rialzarsi e andare avanti. Una storia vera, raccontata con grande attenzione ai dettagli, che restituisce il volto della Langa di un tempo vista attraverso gli occhi degli ultimi, dei dimenticati, di chi ha pagato il prezzo più alto alla sfortuna.
Determinante è la scrittura di Maria Tarditi, al tempo stesso vigorosa e delicata. Un elemento unico nel suo genere è rappresentato anche dalla stesura materiale dell’opera: il testo, infatti, è interamente pubblicato in una nitida calligrafia manoscritta dell’autrice, per un totale di 380 pagine.

[Beppe Leardi con Maria Tarditi e a destra la dedica dell'autrice]
Il volume sarà presentato giovedì 23 gennaio alle 20.30, alla biblioteca di Carrù.





