Attualità - 27 gennaio 2026, 16:41

Giornata della Memoria: l'impegno per una memoria collettiva che è "voce di chi non c'è più"

La cerimonia nella Sinagoga di Saluzzo e poi al cimitero israelitico. Le parole del sindaco Demaria, del vescovo Bodo e quelle commosse di Enrica Segre

L'intervento di Enrica Segre nella Sinagoga di Saluzzo

L'intervento di Enrica Segre nella Sinagoga di Saluzzo

Oggi  27 gennaio, Giornata della Memoria. 

Saluzzo ha onorato le vittime dello sterminio nazi-fascista alla Sinagoga di via Deportati e "l'81° anniversario dell'apertura dei cancelli del più grande campo di sterminio della storia: "Auschwitz con le sue crudeli selezioni, i milioni di ebrei assassinati con inimmaginabile crudeltà e coloro che non rientravano nella follia del progetto di una società perfetta: deportati politici, militari che non si erano resi complici del regime (650 mila) - ha ricordato il sindaco Franco Demaria nell'articolato intervento, davanti ad una presenza numerosa e commossa di cittadini, Forze dell'Ordine, rappresentanze istituzionali e associative. 

"Il 27 gennaio ci riporta anche a Saluzzo, che è stata teatro dell’orrore di cui è capace l’essere umano, quando si abbandona il diritto e la tolleranza " ha detto citando i “figli  della città deportati e morti nei campi tedeschi" che una lapide nello scalone del municipio elenca.

"Ricordare è importante, ma non basta: in mancanza di testimoni oculari, c'è il dovere di trasmettere la conoscenza e costruire una consapevolezza nei giovani, ormai distanti da quegli eventi e che non conoscono la storia di quel dramma immenso, rischiando così di ridimensionare la Shoah-  ha affermato il primo cittadino mettendo tra le componenti anche l’attuale situazione in Medio Oriente.

"Dobbiamo ringraziare coloro (non pochi per fortuna) che accolsero gli ebrei dando loro protezione, come è nostro dovere oggi accogliere e aiutare chi fugge dai conflitti e dalle persecuzioni. A voi giovani (erano presenti studenti del Centro di formazione professionale Cnos Fap) e a me per primo, chiedo di impegnarsi per la pace, la convivenza tra i popoli  e per la nostra civiltà".

La necessità dell'impegno per una "civiltà dell’amore" -  la direzione proposta dal vescovo Cristiano Bodo, facendo si che il concetto usato per la prima volta da Papa Paolo VI, diventi una  parola d’ordine mobilitatrice, in tutta la sua ricchezza di contenuti e valenza progettuale. 

"Dobbiamo diventare costruttori di speranza" che non è solo una capacità umana, ha detto, ma un costrutto psicologico positivo che indirizza al senso vero della vita e alla realizzazione di un'umanità migliore, attraverso il dialogo tra uomini  e la forza di un legame intrinseco tra fede e cultura (di cui parla Benedetto XVI) entrambe tese al desiderio naturale dell'uomo di conoscere Dio e che scongiura all'umanità di ripiegarsi su sè stessa. 

Squarci di storia e  ricordi di volti della comunità ebraica saluzzese li hanno portati le parole piene di commozione di Enrica Segre, figlia di Giulio Sagre, conosciuto dentista, deceduto nel 2015.

"Ricordo bene la prima volta che sono venuta qui con lui, per questa ricorrenza. Come ricordo la consapevolezza dell’importanza di essere lì e la responsabilità con cui, prima o poi, avrei avuto a che fare. La memoria non si conserva, va sostenuta e accompagnata. Deve essere voce di chi non l’ha più".

Per questo ha affermato di essere memoria del padre Giulio denuciato all'anagrafe cittadina, come appartenente alla razza ebraica  e che ha vissuto una storia  diversa dai suoi coetani di allora.

"Sono memoria di mio nonno Vittorio, dei bisnonni Emma e Moise prelevati nella casa di riposo Tapparelli come delinquenti comuni, deportati e non più tornati. Sono memoria di Adele Segre e di tutti i 29 ebrei saluzzesi, barbaramente uccisi.

Sono memoria anche per Isacco Segre il nonno di mio nonno, nato nel ghetto di Saluzzo, che ha conosciuto le restrizioni imposte agli ebrei, ma si laureò in medicina e diventò una personalità di spicco.

Si è detta infine memoria di una comunità che nei secoli passati è stata prospera e numerosa, con una forte partecipazione alla vita pubblica e sociale e che oggi non esiste più.

"Memoria anche delle persone straordinarie, i giusti che aiutarono gli ebrei. Persone comuni, non eroi, ma coraggiose che hanno fatto la differenza e non si sono tirate indietro davanti ad una scelta".

"Io sono memoria, ma la memoria deve essere collettiva e può essere fatta in infiniti modi dal leggere un libro al fermarsi a riflettere davanti ad un edificio quando si incontra una pietra d’inciampo, una traccia della memoria, chiedendosi chi c’era dietro quel nome".

Così hanno fatto  questa mattina gli studenti Cnos Fap, seguendo l'itinerario indicato sul libro "Ebrei a Saluzzo 1938 - 1945 " (di Adriana Muncinelli) e che sono poi stati una presenza attenta e riflessiva, nella seconda parte della cerimonia, al cimitero israelitico di via Lagnasco. 

"Fare memoria è un dovere verso i nostri figli - ha continuato Enrica Segre - dicendo loro che la "Shoah non è iniziata nei campi di concentramento, ma molto prima, con i pregiudizi della gente, la diffidenza prima e l’indifferenza dopo. Con il ritenere normali cose che normali non lo sono proprio".

Non stanchiamoci mai di ricordare di ricordare e tramandare affinchè la Giornata della Memoria non diventi la Giornata della memoria corta".

Al cimitero ebraico di Saluzzo, aperto questa mattina alle visite, la lettura dei nomi delle vittime della Shoah e la deposizione della corona d'alloro davanti alla lapide che li ricorda.

Oggi pomeriggio 27 gennaio l’Archivio storico del Comune, in Castiglia, propone la visita per scoprire le testimonianze relative alla comunità ebraica locale.


 

"Promemoria Auschwitz”

Da domani mercoledì 28 gennaio a lunedì 2 febbraio, 49 studentesse e studenti delle scuole superiori di Saluzzo prenderanno parte al viaggio in Polonia, con visita all’ex lager di Auschwitz-Birkenau: si tratta di “Promemoria Auschwitz”, a cura dell’associazione Deina Aps e on il sostegno del Comune di Saluzzo, percorso che accompagna i ragazzi sul tema, con incontri di preparazione e la restituzione pubblica finale dell’esperienza. 


 

vilma brignone

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