Il percorso verso il nuovo ospedale di Cuneo entra in una fase decisiva, mentre la città riscopre e valorizza la lunga storia del Santa Croce e Carle, simbolo di solidarietà e impegno collettivo fin dal Medioevo. Futuro e passato si incontrano in un momento cruciale per la sanità cuneese, chiamata ancora una volta a trasformarsi senza perdere il proprio legame con la comunità.
Il nuovo ospedale: a che punto siamo
L’iter per la realizzazione del nuovo ospedale è attualmente in una fase preliminare avanzata. Nei prossimi giorni l’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle pubblicherà il bando per l’individuazione dei progettisti incaricati della redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE), finanziato dalla Regione Piemonte con oltre 20,5 milioni di euro.
Una volta selezionati, i progettisti dovranno elaborare il PFTE, che sarà successivamente validato da un ente terzo prima dell’invio a INAIL. Si tratta di un passaggio complesso, che richiederà almeno 18 mesi di lavoro, tra progettazione, coordinamento e interlocuzioni tecniche. La procedura di gara è affidata a SCR Piemonte Spa, con delibera regionale già adottata e convenzione in via di sottoscrizione.
Non esistono ancora date certe per l’apertura del cantiere. INAIL stima un costo indicativo dell’opera pari a circa 410 milioni di euro, cifra che potrebbe aumentare. La Regione segue l’evoluzione del progetto attraverso un gruppo di lavoro dedicato. Dopo la sentenza del TAR Piemonte del 12 gennaio 2026, che ha respinto i ricorsi confermando la legittimità delle procedure, l’iter ha ripreso slancio.
Sul piano politico, non mancano osservazioni critiche. Il consigliere regionale Mauro Calderoni (PD) ha evidenziato l’assenza di un cronoprogramma pubblico dettagliato e vincolante. L’assessore regionale Andrea Tronzano ha ribadito che il nuovo ospedale rappresenta una priorità strategica, assicurando al contempo il mantenimento e il rafforzamento dell’attuale Santa Croce e Carle durante la fase di transizione. Il direttore generale dell’ASO, Federico Riboldi, ha parlato di un “treno che è ripartito” dopo ritardi storici, mentre la sindaca Patrizia Manassero ha sollecitato maggiore chiarezza sull’area di localizzazione.
Un ospedale con sette secoli di storia
Mentre il futuro prende forma, il Santa Croce racconta una storia che affonda le radici nel 1319, quando Gioannetto da Pozzolo, terziario francescano, donò alcuni locali per accogliere “infermi, poveri e pellegrini di qualunque parte”. All’epoca l’ospedale non era un luogo di cura nel senso moderno, ma uno spazio di accoglienza e assistenza per i più fragili.
Nei secoli successivi la struttura si ampliò più volte, fino alla costruzione, nel Settecento, del nuovo ospedale accanto alla chiesa di Santa Croce, ancora oggi considerato un capolavoro dell’architettura barocca. Dal 1437 al 1801 la gestione fu affidata alla Confraternita di Santa Croce, protagonista di un’intensa attività caritativa e sociale che lasciò un segno profondo nella città, dalla cura degli esposti alla fondazione del Monte di Pietà e, nell’Ottocento, della Cassa di Risparmio di Cuneo.
Con l’Ottocento emersero però i limiti strutturali dell’ospedale storico: spazi insufficienti, carenze igieniche e impossibilità di separare i malati infettivi. I primi tentativi di rinnovamento portarono, all’inizio del Novecento, alla realizzazione dei padiglioni per le malattie infettive a Villa Santa Croce e, separatamente, dell’“Ospedaletto” per mamme e bambini in piazza Regina Elena. Nel 1930 venne inaugurato a Confreria l’Ospedale Carle, destinato alla cura della tubercolosi.
Il vero salto avvenne nel secondo dopoguerra. Nel 1952 fu approvato il progetto del nuovo ospedale in Corso Monviso, inaugurato dopo sei anni di lavori. Da allora il Santa Croce e il Carle hanno più che raddoppiato i volumi iniziali, seguendo l’evoluzione della medicina: dalla Rianimazione alla Cardiochirurgia, dall’arrivo della TAC e della Risonanza Magnetica fino alle tecnologie più avanzate come PET, ciclotrone e sale operatorie ibride, spesso grazie anche al sostegno della Fondazione CRC.
Dietro le quinte della sanità
Accanto alla crescita clinica, si è sviluppata una complessa infrastruttura tecnologica, in gran parte invisibile agli occhi dei cittadini ma essenziale per la sicurezza delle cure. Impianti di trattamento dell’aria, gruppi elettrogeni e reti tecnologiche si sono moltiplicati nel tempo per rispondere a normative sempre più stringenti e a esigenze sanitarie in continua evoluzione. Un dato su tutti: dalle tre unità di trattamento dell’aria presenti nel 1960 si è passati alle circa 70 attuali; la potenza elettrica di emergenza è cresciuta di dieci volte negli ultimi trent’anni.
Memoria e futuro
Proprio per far conoscere questo patrimonio storico e tecnico, l’associazione Nuova Corso Giolitti ha promosso e diffuso due contributi dell’ingegner Paola Arneodo, appassionata di storia dell’architettura cuneese e relatrice della conferenza dedicata alla storia dell’ospedale. Un lavoro nato dall’interesse suscitato tra i cittadini e pensato per restituire alla comunità la consapevolezza di ciò che il Santa Croce ha rappresentato – e rappresenta ancora – per Cuneo.
La storia dell’Ospedale Santa Croce e Carle dimostra come, da oltre sette secoli, la sanità cuneese sia il frutto di una volontà collettiva. Oggi, mentre si discute del nuovo ospedale, quella stessa capacità di guardare avanti senza dimenticare il passato resta la sfida più importante.





