Artigianato - 02 febbraio 2026, 14:48

Lavoro sommerso, nel Cuneese oltre 8mila imprese artigiane sotto pressione: "Una distorsione che soffoca chi lavora onestamente"

Dal muratore al parrucchiere, dall'elettricista all'estetista: quasi il 47% degli artigiani della Granda affronta la concorrenza sleale di operatori irregolari. In Piemonte il fenomeno colpisce 57mila imprese

Lavoratori in un cantiere, immagine di repertorio

Lavoratori in un cantiere, immagine di repertorio

Sono oltre 8mila le imprese artigiane della provincia di Cuneo che ogni giorno devono fare i conti con la concorrenza sleale di operatori sommersi, che sfuggono a norme, costi e responsabilità. Il dato, pari al 46,9% del totale delle attività artigiane del territorio, emerge dal 20esimo rapporto Galassia di Confartigianato Imprese.

Un fenomeno che nella Granda colpisce trasversalmente i settori: dall'edilizia all'acconciatura e all'estetica, dalla riparazione di veicoli agli impianti elettrici e idraulici, fino alla manutenzione del verde e ai servizi fotografici.

Il quadro cuneese si inserisce in un'emergenza regionale che non accenna a diminuire. In Piemonte sono 57.211 le imprese artigiane esposte a pratiche commerciali scorrette, pari al 50,3% del totale. A guidare la classifica provinciale è Torino con 30.963 imprese sotto pressione (52,1%), seguita proprio da Cuneo. Completano il quadro Alessandria (4.962 imprese, 49,9%), Novara (3.960, 45,6%), Asti (2.952, 49,4%), Biella (2.287, 51,1%), Vercelli (2.185, 51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola (1.867, 47,3%).

I settori più colpiti a livello regionale sono l'edilizia (17.140 imprese), l'acconciatura e l'estetica (10.478), la manutenzione e riparazione di autoveicoli (6.242), gli elettricisti (5.420), i pittori edili (5.188) e gli idraulici (5.111). A questi si aggiungono riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), tassisti (2.234), manutentori del verde (1.896), fotografi (751), videooperatori (179) e traslocatori (107).

A livello nazionale, il rapporto Confartigianato stima in 217,5 miliardi di euro il valore dell'economia sommersa, pari al 10,2% del PIL. Di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. Un fenomeno in crescita: +7,5% in un solo anno, trainato da un +11,3% di lavoro irregolare. Nei servizi – dove rientrano benessere, cura della persona e attività creative – il tasso di irregolarità raggiunge il 13,1%, mentre nelle costruzioni è al 10,3%. Complessivamente, sono 588.150 le imprese artigiane italiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale.

La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente", dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte. "A pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità. Per questo servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Ad esempio, nel settore benessere l’abusivismo non è solo una questione economica, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli precisi. L’impressione generale è che da parte delle istituzioni si preferisca infierire sui contribuenti e sugli operatori tracciati piuttosto che sul sommerso, perché è senz’altro più facile. Chi opera fuori dalle regole mette a rischio i clienti e scredita un intero settore fatto di professionalità e investimenti”.

cs

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