Sono oltre 8mila le imprese artigiane della provincia di Cuneo che ogni giorno devono fare i conti con la concorrenza sleale di operatori sommersi, che sfuggono a norme, costi e responsabilità. Il dato, pari al 46,9% del totale delle attività artigiane del territorio, emerge dal 20esimo rapporto Galassia di Confartigianato Imprese.
Un fenomeno che nella Granda colpisce trasversalmente i settori: dall'edilizia all'acconciatura e all'estetica, dalla riparazione di veicoli agli impianti elettrici e idraulici, fino alla manutenzione del verde e ai servizi fotografici.
Il quadro cuneese si inserisce in un'emergenza regionale che non accenna a diminuire. In Piemonte sono 57.211 le imprese artigiane esposte a pratiche commerciali scorrette, pari al 50,3% del totale. A guidare la classifica provinciale è Torino con 30.963 imprese sotto pressione (52,1%), seguita proprio da Cuneo. Completano il quadro Alessandria (4.962 imprese, 49,9%), Novara (3.960, 45,6%), Asti (2.952, 49,4%), Biella (2.287, 51,1%), Vercelli (2.185, 51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola (1.867, 47,3%).
I settori più colpiti a livello regionale sono l'edilizia (17.140 imprese), l'acconciatura e l'estetica (10.478), la manutenzione e riparazione di autoveicoli (6.242), gli elettricisti (5.420), i pittori edili (5.188) e gli idraulici (5.111). A questi si aggiungono riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), tassisti (2.234), manutentori del verde (1.896), fotografi (751), videooperatori (179) e traslocatori (107).
A livello nazionale, il rapporto Confartigianato stima in 217,5 miliardi di euro il valore dell'economia sommersa, pari al 10,2% del PIL. Di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. Un fenomeno in crescita: +7,5% in un solo anno, trainato da un +11,3% di lavoro irregolare. Nei servizi – dove rientrano benessere, cura della persona e attività creative – il tasso di irregolarità raggiunge il 13,1%, mentre nelle costruzioni è al 10,3%. Complessivamente, sono 588.150 le imprese artigiane italiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale.
“La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente", dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte. "A pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità. Per questo servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Ad esempio, nel settore benessere l’abusivismo non è solo una questione economica, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli precisi. L’impressione generale è che da parte delle istituzioni si preferisca infierire sui contribuenti e sugli operatori tracciati piuttosto che sul sommerso, perché è senz’altro più facile. Chi opera fuori dalle regole mette a rischio i clienti e scredita un intero settore fatto di professionalità e investimenti”.





