Particolarmente partecipata la riunione congiunta della I e VII Commissione consiliare ieri sera, martedì 10 febbraio, dedicata al futuro del Mercato Ingrosso Agroalimentare Cuneo – M.I.A.C. S.C.p.A.
All’ordine del giorno la proposta di variazione della denominazione, dell’oggetto sociale e della durata della società, con la conseguente modifica dello statuto. Presenti 25 commissari, la sindaca Patrizia Manassero, il vicesindaco Luca Serale, il presidente del MIAC Massimo Gramondi, la direttrice Cristina Allisiardi e il responsabile comunale delle partecipate Bruno Bo.

Il senso dell’operazione è stato chiarito dalla sindaca: dopo la crisi del mercato all’ingrosso dei bovini e le note vicende societarie, la partecipata ha dovuto ripensare la propria funzione pubblica.
“Abbiamo ricostituito la governance – ha spiegato – e stiamo lavorando per ridare slancio alla società. Serve una modifica dello statuto per ritrovare obiettivi strategici e un piano industriale capace di sostenere la funzione pubblica”. Un passaggio che, secondo Manassero, nasce dall’esigenza di non disperdere risorse ma di accompagnare una transizione ormai inevitabile.
LA PROPOSTA DEL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE MIAC
Il presidente Gramondi, insediato nell’ottobre scorso con un mandato prevalentemente tecnico, ha illustrato il percorso svolto: ricognizione interna, ascolto dei soci e definizione di linee guida da sottoporre all’assemblea. Il MIAC vede il Comune di Cuneo primo azionista con il 36,48%, seguito da Regione (33%), Fondazione CRC (11%), Camera di Commercio (8%) e Provincia (7%). Il nuovo assetto dovrà rispettare i vincoli del Testo unico delle società partecipate, che impone sostenibilità economica e un fatturato minimo di un milione di euro.
“L’era del mercato del bestiame è sostanzialmente conclusa – ha affermato Gramondi – ed è opportuno ripartire da ciò che già esiste: il Polo Agrifood”. Le direttrici di sviluppo indicate sono tre: potenziamento del polo, dell’innovazione con la creazione di un hub come motore di crescita e bene strumentale per la valorizzazione degli asset esistenti in funzione delle nuove attività.
Il MIAC, che si estende su 46mila metri quadrati, è già uno dei sette poli regionali di sviluppo: coinvolge oltre 170 soggetti del settore food, più di 600 aziende e ha attivato 275 progetti per circa 25 milioni di investimenti.
Tra le prospettive future figurano alleanze con Università degli Studi di Torino e Politecnico di Torino, imprese e Agrion, la realizzazione di spazi per laboratori food tech e la produzione di energia da fonti rinnovabili. In particolare è allo studio la candidatura a un progetto pilota sull’idrogeno, che ha già suscitato manifestazioni di interesse in particolare da Michelin Cuneo, fortemente in espansione sulla produzione e in stretta collaborazione con Edison Next.
IL NUOVO NOME
Proposta anche la nuova denominazione di Miac. E' stato ipotizzato “Nexo – Agrifood Hub”, a sottolineare il passaggio “da luogo di scambio merci a luogo di scambio idee” e l’ambizione di diventare motore di sviluppo per start up e imprese, con attenzione alla rigenerazione sostenibile e al consumo di suolo.
IL DIBATTITO
Il dibattito tra i consiglieri ha evidenziato posizioni diverse.
I consiglieri Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni) e Boselli (Indipendenti) hanno ribadito forti perplessità, parlando di trasformazione troppo ampia e di assenza di un vero piano industriale, fino a definire l’operazione come un “accanimento terapeutico” su una società che, a loro avviso, andava liquidata.
Contrari ma disponibili a concedere fiducia al nuovo CdA Civallero (Forza Italia) e Garavagno (Pd), che vedono nel MIAC un possibile centro di competenze per l’agrindustria 4.0.
Favorevoli e propositivi Beccaria (Cuneo Civica) e Pellegrino (Centro per Cuneo), che nel piano sociale presentato riconoscono un'opportunità, soprattutto per aver puntato sull’energia rinnovabile configurando al sito la possibilità di trasformarsi in un polo attrattivo per il territorio, un polo per le partecipate. Tra le suggestioni è stato infatti anche suggerito per la nuova sede di Acda.
Gramondi ha replicato che le linee guida nascono da interlocuzioni concrete con soci e partner e che solo dopo la loro approvazione sarà costruito il piano industriale.
La sindaca ha chiuso richiamando la necessità di una visione condivisa: “Abbiamo perso un pezzo di storia come il mercato dei bovini, ma non la responsabilità pubblica. Innovazione ed energia sono sfide che dobbiamo affrontare per dare un futuro alla società e al territorio”.






