Attualità - 17 febbraio 2026, 11:38

"L'Albero Vestito": alla Casa di Riposo Sacra Famiglia di Mondovì gli ospiti intrecciano fili e ricordi per adottare un olmo nel parco Acquadolce

Un laboratorio di maglia e uncinetto che unisce creatività, memoria e rispetto per l'ambiente. Manufatti in filati naturali e di recupero vestiranno il tronco di un albero nella Riserva di Crava-Morozzo. Il progetto nasce dall'iniziativa "Il Bosco Vestito" ideata da Lorenza Borsarelli e Carla Cervella

"L'Albero Vestito": alla Casa di Riposo Sacra Famiglia di Mondovì gli ospiti intrecciano fili e ricordi per adottare un olmo nel parco Acquadolce

Alla Casa di Riposo Sacra Famiglia di Mondovì la creatività prende forma lentamente, punto dopo punto. Da alcuni giorni è partito un nuovo progetto che unisce manualità, memoria e rispetto per l’ambiente: si chiama “L’Albero vestito” ed è un laboratorio di maglia e uncinetto che coinvolge direttamente gli ospiti della struttura.

L’iniziativa nasce dall’adesione al progetto “Il Bosco Vestito”, attivo nel parco Acquadolce, una delle porte di accesso alla Riserva naturale di Crava-Morozzo. Un progetto ideato da Lorenza Borsarelli, imprenditrice di Acquadolce e Agritrutta, insieme a Carla Cervella, in arte La CrazyC, artista specializzata in uncinetto e maglia ai ferri, che invita ad “adottare” un albero e a vestirlo con manufatti realizzati a mano.

La Casa di Riposo Sacra Famiglia ha scelto di adottare un olmo che cresce in riva al ruscello del parco. Sarà lui a raccontare, attraverso colori e intrecci, il lavoro svolto dagli ospiti: coperture che avvolgono il tronco come sciarpe, decorazioni più creative, tutte realizzate esclusivamente con filati naturali, come lana e cotone. Nessun tema imposto, se non quello della libertà espressiva.

Alla base del progetto ci sono valori ben precisi: l’utilizzo di materiali naturali, meglio se di recupero, per promuovere la cultura del riuso, la riduzione degli sprechi e una maggiore attenzione all’ambiente, insieme al recupero di una pratica antica come quella della maglia ai ferri, oggi sempre meno diffusa.

Il laboratorio è iniziato il 16 gennaio come un momento di scoperta e confronto. All’inizio non sono mancate le perplessità: c’era chi dubitava di riuscire, chi pensava di aver dimenticato quei gesti. Con il passare dei giorni, però, e rispettando i tempi di ciascuno, le mani hanno ricominciato a muoversi con sicurezza, riportando alla luce competenze che sembravano lontane.

Oltre a stimolare la motricità fine, il progetto offre ai partecipanti qualcosa di più profondo: la soddisfazione di vedere nascere un elaborato dal proprio impegno e dalla propria pazienza, e la possibilità di contribuire a un’opera collettiva che dialoga con la natura.

Il nome definitivo del lavoro realizzato dagli ospiti è ancora in fase di elaborazione e verrà ufficializzato prossimamente, ma il senso del progetto è già chiaro: intrecciare storie, mani e fili, dando nuova forma al tempo e allo spazio condiviso.

cs

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