«Il lavoro svolto dal Piemonte su tutti i fronti della lotta alla peste suina è stato efficace ed esemplare. Dal monitoraggio ed elaborazione dei dati alla sorveglianza, dall’azione di depopolamento al coordinamento fra Regione, Zooprofilattico, Osservatorio Epidemiologico, Province e mondo venatorio, il Piemonte ha sviluppato un modello di collaborazione e condivisione estremamente positivo che a fine marzo porteremo a Bruxelles e proporremo come esempio alla Commissione Europea». Il Commissario straordinario alla Peste Suina Africana Giovanni Filippini ha fatto stamane il punto della situazione nella lotta alla pandemia in un incontro al Palazzo della Regione Piemonte con l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi con delega alla Peste Suina Paolo Bongioanni e le strutture coinvolte (Commissario straordinario per il Piemonte alla Psa, direzioni e settori regionali Sanità, Agricoltura e Parchi, Istituto Zooprofilattico e Osservatorio Epidemiologico, Scr).
Ha sottolineato Bongioanni: «Ringrazio il commissario Filippini per l’enorme lavoro compiuto, per il dialogo e l’ascolto e per aver dato seguito a ordinanze che, dal giorno in cui mi sono insediato a oggi, ci consentono di affermare che la Psa in Piemonte è quantomeno confinata. Abbiamo salvato i distretti suinicoli di Chieri e Cuneo, indenni e mai toccati dalla pandemia, pezzi essenziali di una filiera produttiva che in Piemonte rappresenta un settore trainante del nostro agroalimentare. La drastica riduzione della popolazione di cinghiali raggiunta con le azioni di controllo e l’attività venatoria ha fatto scendere in modo sensibile anche i danni da selvatici pagati dalla Regione. Non dobbiamo però assolutamente abbassare la guardia sulle misure di biosicurezza, che anzi, proprio in questa fase di contrazione della malattia, dobbiamo rafforzare con azioni di sensibilizzazione e incentivazione degli allevatori. Su questo fronte, grazie alle risorse recuperate dal vecchio Psr, la dotazione del nuovo bando per la suinicoltura passa da 3 a 9 milioni di euro che potranno essere utilizzati dalle aziende per la costruzione di recinzioni e strutture per biosicurezza, impianti e attrezzature di stalla».
In Piemonte nel 2025 sono stati eradicati 26.456 cinghiali, e 41.000 capi sono l’obiettivo di abbattimenti assegnato per il 2026. «Il depopolamento – ha rimarcato Filippini - ha creato una barriera biologica, un risultato efficace frutto della nostra insistenza sull’importanza di fare sorveglianza attiva con la ricerca di carcasse alla quale, in caso di negatività, può seguire l’attività venatoria». Filippini ha anche annunciato l’arrivo di un contributo di 166mila euro al Piemonte a sostegno delle azioni di contrasto alla Psa di cui all’art.2, comma 2-sexies, del decreto legge 17 febbraio 2022, n. 9. Quello del Nord Ovest è l’ultimo cluster di Psa ancora attivo in Italia, con la sostanziale estinzione dei focolai dal Piemonte e lo spostamento dell’epidemia nell’area dell’Appennino tosco-emiliano. Per questa ragione, ha spiegato Filippini, dal modello di ordinanze generaliste valevoli per l’intero scenario nazionale si passerà ora a misure più mirate sulla base di caratteristiche ed esigenze specifiche locali: microcluster e strategie più puntiformi e calibrate sul singolo territorio, sorta di “virgole” all’interno della macrostrategia.
Le indicazioni venute dal Piemonte verranno recepite nella nuova ordinanza commissariale prevista in aprile. Resteranno i barrieramenti lungo gli assi autostradali e ferroviari della Zona Cev, rivelatisi di grande efficacia, e si raccomanda l’intensificazione dell’uso delle trappole a gabbia per limitare gli spostamenti dei cinghiali nelle valli fra il Basso Piemonte e l’entroterra savonese. Resta in loco anche la barriera anticinghiale posata nell’Alessandrino all’inizio della pandemia: in base all’evoluzione della situazione epidemiologica si potranno assumere già nel breve-medio periodo le decisioni più utili sul suo futuro.
«Grazie all’impegno profuso da tutti – conclude Bongioanni – in Piemonte oggi viviamo una situazione di tranquillità. Ma la prudenza non è mai troppa, e non allenteremo in alcun modo le azioni di monitoraggio e contrasto finché non avremo cancellato ogni possibile rischio per il nostro territorio e le nostre aziende».





