L’acne vulgaris è una condizione infiammatoria che colpisce circa l’80% degli adolescenti e che, per molte persone di ambo i sessi, continua ben oltre i vent'anni. Il suo impatto va ben oltre l’estetica e può incidere negativamente sulla qualità della vita.
Sempre più persone, ormai da anni, scelgono di affrontarla ricorrendo a rimedi naturali. Esistono, infatti, diverse molecole che riescono a replicare il meccanismo degli attivi farmacologici (prima di provarli, è comunque fondamentale contattare il proprio medico curante).
Il meccanismo alla base del problema
L'acne si sviluppa quando i follicoli pilosebacei si intasano provocando l’insorgenza di comedoni chiusi. Questi ultimi, a seguito di processi infiammatori, evolvono in papule e pustole.
Gli ormoni androgeni amplificano la sintesi di sebo da parte della pelle. A esacerbare la situazione interviene lo stress cronico, che peggiora l'infiammazione. La dieta sembra avere un ruolo, con un impatto particolare dato da fattori come i picchi glicemici e da scelte come il consumo di latticini.
Chiarita questa premessa, possiamo entrare nel vivo delle peculiarità dei rimedi naturali scientificamente più efficaci.
Tea tree oil
Il tea tree oil è probabilmente il rimedio naturale anti-acne con basi scientifiche più solide.
Il suo principio attivo, il terpinen-4-olo, ha un'azione antibatterica e si contraddistingue per importanti proprietà antinfiammatorie.
In un trial clinico diretto contro il perossido di benzoile al 5%, il gel di tea tree oil alla stessa concentrazione ha ridotto le lesioni acneiche provocando meno effetti collaterali come secchezza e desquamazione.
Quando si valuta se provarlo o no – essenziale è procedere sempre dopo aver chiesto consiglio al dermatologo di fiducia - è bene ricordare che agisce in tempi non immediati.
Va sempre diluito per evitare danni alla cute (la concentrazione ideale è attorno al 5%).
Zinco
Lo zinco contribuisce a ridurre la produzione di sebo e a modulare la risposta infiammatoria.
Alcuni studi suggeriscono anche la sua capacità di influenzare il metabolismo degli androgeni a livello cutaneo.
Quando lo si utilizza, è essenziale seguire pedissequamente le indicazioni legate ai dosaggi, onde evitare conseguenze fastidiose a livello gastrointestinale e interferenze con l’assorbimento del rame.
Nelle formulazioni topiche, lo si trova spesso abbinato alla niacinamide (vitamina B3), un attivo che, negli ultimi anni, è stato al centro dell’attenzione della cosmetica come pochi.
Niacinamide
Sempre più popolare e definibile, a ragione, come una scoperta recente da parte della cosmetica, la niacinamide, forma attiva della vitamina B3.
Preziosa per regolare la produzione di sebo, aiuta a ridurre la produzione di sebo ed è un antinfiammatorio estremamente efficace.
I suoi benefici antibatterici non sono diretti: a cambiare le carte in tavola è l’azione contro l’infiammazione, che è spesso il primo passo per arrivare da una piccola lesione a un’ostruzione a dir poco fastidiosa.
Un altro vantaggio innegabile è la sua versatilità (non a caso, negli ultimi tempi la si può apprezzare in diverse formulazioni cosmetiche, il che è ottimo per chi ha la pelle a tendenza acneica e utilizza acidi esfolianti).
Succo di bergamotto
Il succo di bergamotto è il prodotto di un agrume tipico della Calabria. Di recente, è oggetto di crescente interesse scientifico per le sue straordinarie proprietà biologiche.
Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Mediators of Inflammation ha monitorato gli effetti del succo e dell'olio essenziale di bergamotto sull’acne vulgaris indotta da ipersecrezione androgenica.
I ricercatori hanno usato 80 criceti maschi dorati. Li hanno successivamente divisi in dieci gruppi somministrando loro olio essenziale e succo di bergamotto e di arancia dolce.
Al follow up dopo quattro settimane di trattamento, è stato possibile apprezzare una riduzione significativa della crescita delle lesioni sebacee, una diminuzione dei trigliceridi accumulati nel tessuto cutaneo, e un abbassamento dei livelli di citochine, le molecole protagoniste delle cascate infiammatorie. I ricercatori hanno anche notato una modulazione del rapporto tra testosterone ed estradiolo e una riduzione delle metalloproteasi MMP-2 e MMP-9, enzimi coinvolti nella degradazione del collagene e nella progressione delle lesioni.
Anche se l’olio essenziale ha mostrato un’azione più marcata, il succo è comunque degno di nota in quanto ricco di flavonoidi bioattivi e vitamina C, molecole con un meccanismo antiossidante e antinfiammatorio più volte dimostrato dalla scienza.
Ovviamente bisogna tenere presente il fatto che si tratta di uno studio su modelli animali: bisogna attendere evidenze scientifiche solide sull’uomo, che senza dubbio non tarderanno ad arrivare, in quanto il succo di bergamotto è un ingrediente sul quale medici e accademici si stanno concentrando tanto.
Aloe vera
L'aloe vera ha proprietà antinfiammatorie e antibatteriche ed è un potente cicatrizzante. Da sola, però, non è sufficiente per trattare l’acne vulgaris diffusa.
La si può definire un supporto: riduce l'irritazione causata da altri trattamenti che possono rivelarsi un po’ aggressivi. Inoltre, mitiga le lesioni e riduce i fenomeni di iperpigmentazione post infiammatoria. Amplifica gli altri attivi più che contribuire alla risoluzione diretta del problema.
Va quindi approcciata con consapevolezza, evitando di lasciarsi ingannare dai claim spesso non veritieri del marketing.
Miele di Manuka
Il miele di Manuka, prodotto in Nuova Zelanda dalle api che vivono sugli alberi della specie Leptospermum scoparium, deve la sua attività antibatterica a una combinazione di fattori, che vanno dall’acidità elevata alla presenza del composto organico metilgliossale (MGO), che si è dimostrato efficace contro diversi ceppi batterici.
Le prove cliniche relative alla sua azione sull'acne sono ancora limitate, ma l'applicazione topica come maschera per tempi di 20-30 minuti ha mostrato risultati interessanti (si parla, ribadiamo, di dati aneddotici).
Non è un trattamento sistemico, ma per le lesioni singole o come intervento puntuale può avere il suo perché (sempre, non va dimenticato, dopo aver consultato il dermatologo, anche se si tratta di un rimedio naturale).
I miti da sfatare
Parlare di rimedi naturali – e non solo - contro l’acne vulgaris vuol dire, per forza di cose, citare alcuni falsi miti.
Da evitare è il dentifricio sulle lesioni: anche se si tratta di un rimedio popolare, il classico trucco della nonna, non è consigliato in quanto può creare micro abrasioni e rendere la cute ancora più vulnerabile.
Anche il succo di limone puro non va considerato. Il suo pH aggressivo danneggia la barriera cutanea e peggiora l'irritazione.
Pensare di passare il tempo sotto al sole e di vedere la situazione della pelle normalizzarsi? Un’illusione! L’esposizione ai raggi del sole può dare una temporanea impressione di svolta positiva per via dell'effetto essiccante.
Nel lungo periodo, però, si palesano gli effetti critici, dall’irritazione, alla maggior produzione di sebo. Inoltre, l’esposizione al sole con l’intenzione di ridurre gli effetti estetici dell’acne può provocare iperpigmentazioni post infiammatorie poco gradevoli.
Anche l'abitudine di lavare il viso più volte al giorno è deleteria. Lavandola 3-4 volte al dì non si rimuove l'acne, ma si provoca un’alterazione del film idrolipidico che, a sua volta, innesca una produzione di sebo ancora più intensa.
Quando i rimedi naturali non bastano
I rimedi naturali funzionano per l'acne lieve o moderata e vanno visti come un supporto a eventuali trattamenti farmacologici in caso di acne severa. Pensare che quest’ultima possa sparire con il succo di bergamotto o con prodotti a base di tea tree oil vuol dire esporsi a rischi importanti.
Confrontarsi con medici esperti è fondamentale. Non c’è solo il dermatologo, ma anche la figura dello psicoterapeuta. Nel corso del tempo, diversi studi hanno evidenziato l’impatto dello stress sulle problematiche cutanee, conseguenza che, a sua volta, provoca un peggioramento delle condizioni psicosomatiche, innescando un vero e proprio circolo vizioso.
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