L’Italia non può rinunciare a un’importante produzione elettrica nazionale rinnovabile al 100%, il cui utilizzo ha forte valenza ambientale e garantisce una parte di rilievo dell’economia agricola e delle aree interne. A maggior ragione in un quadro geopolitico che palesemente rischia di produrre forti aumenti del prezzo del gas, che cancellerebbero gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta previsti dalla misura, se non addirittura la sua disponibilità.
Lo ha ribadito Confagricoltura ieri all’audizione, alla X Commissione Attività produttive della Camera dei deputati, sul decreto Bollette (decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21).
Pur condividendo la necessità di individuare soluzioni per diminuire il costo dell’energia elettrica in Italia per imprese e cittadini, Confagricoltura evidenzia che occorre farlo gradualmente, intervenendo a più livelli e tenendo anche conto che l’investimento nelle rinnovabili ha effetti tangibili sulla decarbonizzazione oltre che sulla sostenibilità del Paese. Il biogas e le biomasse contribuiscono infatti per circa l’11% alla produzione elettrica rinnovabile.
La situazione internazionale, inoltre, e i fatti di questi giorni lo confermano in modo drammatico, rende imprescindibile e urgente la necessità di valorizzare le risorse nazionali, con l’obiettivo di giungere a una vera e propria “sovranità energetica”.
L’art. 5 del decreto-legge non è in linea con questi obiettivi. Secondo la norma, infatti, gli impianti, che escono dalle tariffe incentivanti ed entrano nel sistema dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG), se oltre i 300 kW dovranno lavorare per un numero di ore incentivate massime fissato ad ogni inizio semestre dal GSE, nel rispetto di un limite di spesa fissato per ogni anno, ma solo fino al 31 dicembre 2030 e dovranno impegnarsi a riconvertirsi a biometano. Anche gli impianti sotto i 300 kW potranno funzionare solo per un numero di ore incentivate massime fissato dal GSE, nel rispetto di un limite di spesa annuale fissato, ma fino al 31 dicembre 2037. Inoltre, la dotazione finanziaria prevista per gli anni 2026-2030 non sarà sufficiente a garantire il funzionamento per un numero adeguato di ore per tutti gli impianti. Secondo le stime effettuate dal CMA, per il settore biogas la copertura potrebbe variare fra il 45 e il 60 per cento di quanto necessario.
“Il decreto – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – intervenendo sul meccanismo dei PMG, rischia di vanificare tutto il faticoso lavoro fatto in questi anni dalle filiere agroenergetiche, ma anche dalle stesse amministrazioni pubbliche centrali, che le ha portate ad assumere un valore strategico per l’economia dei territori, per la gestione sostenibile dei residui agricoli e forestali e per il rispetto alle normative ambientali sulla qualità delle acque, del suolo e dell’aria”.
Le proposte avanzate da Confagricoltura sul decreto-legge si declinano quindi in una serie di misure correttive all’articolo 5 che vanno nella direzione di un sostegno, e non di contrasto alla filiera delle agroenergie. Insomma, è necessaria una profonda riflessione su quanto previsto dall’articolo in questione, non escludendo neanche il posticipo alla sua applicazione.





