Il 2026 si apre con un saldo negativo per il tessuto imprenditoriale della provincia di Cuneo. I dati elaborati dalla Camera di commercio relativi al mese di gennaio registrano infatti 440 nuove iscrizioni di imprese a fronte di 995 cessazioni, con un saldo complessivo di –555 attività. Un risultato che riflette in larga parte dinamiche stagionali – molte chiusure vengono formalizzate proprio all’inizio dell’anno – ma che evidenzia comunque alcune criticità strutturali in diversi comparti dell’economia locale.
Il dato più evidente riguarda il settore agricolo, tradizionalmente uno dei pilastri economici del territorio. A gennaio si contano 36 nuove iscrizioni contro 271 cessazioni, con un saldo negativo di –235 imprese. Il numero elevato di chiusure è spesso legato a cessazioni amministrative o a processi di riorganizzazione aziendale, ma segnala anche le difficoltà che il comparto continua ad affrontare tra aumento dei costi, pressione competitiva e passaggi generazionali non sempre semplici.
Situazione simile anche per il commercio, altro comparto fondamentale per l’economia provinciale. Nel mese di gennaio le nuove attività registrate sono state 25, mentre le cessazioni hanno raggiunto 182 unità, con un saldo di –157 imprese. Un segnale che conferma le trasformazioni in corso nel settore distributivo, sempre più condizionato dall’e-commerce, dai cambiamenti nei consumi e dalla crescente concentrazione della rete commerciale.
Numeri rilevanti anche per il comparto delle costruzioni, che registra 55 iscrizioni ma 188 cessazioni, con un saldo negativo di –133 imprese. Dopo gli anni caratterizzati dalla forte spinta dei bonus edilizi, il settore sta attraversando una fase di assestamento, con molte realtà che escono dal mercato o riorganizzano la propria struttura.
Saldo negativo anche nell’industria manifatturiera, con 24 nuove imprese e 70 cessazioni (–46), e nei servizi di alloggio e ristorazione, dove a fronte di 10 nuove aperture si registrano 55 chiusure (–45). In entrambi i casi si tratta di settori molto sensibili alla congiuntura economica e ai costi di gestione.
Più contenute, ma comunque negative, le dinamiche nei servizi avanzati: le attività professionali, scientifiche e tecniche chiudono il mese con 27 iscrizioni e 33 cessazioni (–6), mentre le attività amministrative e di supporto alle imprese registrano 25 nuove realtà e 40 cessazioni (–15). Nei servizi finanziari e assicurativi il saldo è di –8, con 15 aperture e 23 chiusure.
Nel complesso, se si escludono le 180 imprese classificate temporaneamente come “non classificate” – una categoria tecnica che spesso riguarda nuove iscrizioni ancora in fase di definizione – il bilancio del primo mese dell’anno appare ancora più marcato: 260 nuove attività contro 989 cessazioni, con un saldo di –729 imprese.
Dal punto di vista congiunturale, gennaio rappresenta tradizionalmente un mese di forte concentrazione di cessazioni amministrative e quindi non necessariamente anticipa l’andamento dell’intero anno. Tuttavia i dati confermano alcune tendenze ormai consolidate nel sistema produttivo provinciale: riduzione del numero di imprese tradizionali, concentrazione delle attività e progressiva selezione del tessuto imprenditoriale.
Il 2026 si apre dunque con un quadro di transizione per l’economia cuneese. Nei prossimi mesi sarà importante osservare se il flusso delle nuove iscrizioni riuscirà a recuperare terreno, soprattutto nei comparti più dinamici dei servizi e dell’innovazione, bilanciando le uscite dal mercato delle realtà più piccole o meno strutturate. Per ora, il primo mese dell’anno restituisce l’immagine di un sistema economico ancora vitale, ma impegnato in una fase di profondo riassestamento.





