Nella frazione Foresto di Cavallermaggiore cresce l’attenzione attorno alla possibile realizzazione di un co-inceneritore destinato al trattamento di materiali legnosi trattati chimicamente. L’ipotesi ha già mobilitato cittadini e amministratori, portando alla nascita di un comitato civico e a una raccolta firme che in pochi giorni ha superato le 700 adesioni sulla piattaforma Change.org, il sito web che consente di creare e promuovere gratuitamente petizioni online. Parallelamente è partita anche una raccolta firme cartacea che sarà depositata e protocollata in Municipio.
Il tema sarà inoltre al centro del Consiglio comunale convocato per domani, martedì 10 marzo alle 19, con un punto all’ordine del giorno dedicato agli ‘Impianti di produzione energetica o trattamento materiali sul territorio comunale’.
Nel frattempo, la scorsa settimana si è costituito il ‘Comitato civico No inceneritore’, formato da circa un centinaio di cittadini consiglieri 8 consiglieri. Portavoce del gruppo è Domenico Robasto.
Secondo quanto emerso, nel co-inceneritore verrebbero bruciati vecchi pali della luce utilizzati per le linee delle telecomunicazioni, strutture in legno trattate con impregnanti chimici per garantirne la durata nel tempo. Proprio la combustione di questi materiali è al centro delle preoccupazioni espresse dal comitato.
Il sindaco di Cavallermaggiore Davide Sannazzaro, già a fine gennaio, aveva chiarito la situazione precisando che: “Allo stato attuale, non esiste alcuna richiesta formale di autorizzazione. Nel giugno 2024 – aveva aggiunto il primo cittadino – i proprietari della ditta Stella Spa di Cuneo hanno richiesto un incontro preliminare per comunicare l’intenzione di valutare l’area produttiva del Foresto, ancora parzialmente disponibile secondo il Piano regolatore vigente, per la realizzazione di un impianto di trattamento termico”.
Diversa la posizione del Comitato, che esprime forte preoccupazione per le possibili conseguenze ambientali e sanitarie.
Il portavoce Domenico Robasto spiega: “Si vuole costruire un impianto inceneritore al Foresto per smaltire i pali delle telecomunicazioni di tutto il territorio nazionale. Questi potrebbero contenere impregnanti altamente cancerogeni quali creosoto, pentaclorofenolo, arseniato di rame cromato, carbolineum. Dalla combustione di queste sostanze potrebbero svilupparsi composti pericolosi come idrocarburi aromatici policiclici, benzene, toluene, particolato fine, diossine e furani, oltre ad altri composti chimici come acido cloridrico, arsenico e cromo esavalente. Anche gli impregnanti di nuova generazione possono rilasciare con la combustione sostanze tossiche e cancerogene”.
Il Comitato teme che un eventuale impianto possa avere ripercussioni su un’area molto ampia del territorio, coinvolgendo Cavallermaggiore, Racconigi, Carmagnola, Caramagna Piemonte, Sommariva del Bosco e Bra, fino al Roero e alle Langhe, zone caratterizzate anche da produzioni agricole e vitivinicole di pregio. “L’impianto si troverebbe tra colture agrarie e allevamenti intensivi – prosegue Robasto – e alcune sostanze inquinanti tendono ad accumularsi nei grassi, quindi anche nel latte».
Tra i timori segnalati dal Comitato figurano anche possibili effetti economici e ambientali: “Si svaluterebbero terreni e fabbricati – afferma il portavoce - mentre aziende agroalimentari importanti della zona potrebbero scegliere di delocalizzare”.
Robasto richiama inoltre l’attenzione sugli aspetti naturalistici dell’area: “Nei dintorni ci sono boschi che ospitano molte specie di uccelli e fungono da riferimento per le rotte migratorie. A Racconigi nidificano le cicogne, mentre a Ceresole d’Alba si trova una notevole biodiversità legata alle peschiere”.
Anche la qualità dell’aria rappresenta una delle principali preoccupazioni. “Cavallermaggiore ha già livelli di inquinamento tra i più elevati della provincia – conclude Robasto – e un inceneritore aggraverebbe ulteriormente la situazione”.
Nella petizione promossa dal Comitato, si sottolinea appunto la preoccupazione per la possibile installazione dell’impianto: «A due passi dalle case e dai campi coltivati», evidenziando i rischi per aria, acqua, falde acquifere, terreni agricoli e salute pubblica, oltre che per il valore delle abitazioni. La nostra salute non è negoziabile – si legge nel documento –. Con questa petizione chiediamo al Comune di Cavallermaggiore, alla Provincia di Cuneo e alla Regione Piemonte di fermare un eventuale iter di approvazione e installazione di questo impianto, garantendo trasparenza e tutela del territorio”.
Il confronto sulla questione entra ora nel vivo con la discussione prevista in Consiglio comunale, mentre la mobilitazione dei cittadini continua tra raccolte firme e iniziative di informazione sul territorio.





