Cronaca - 12 marzo 2026, 14:21

Accusato di maltrattamenti alla madre, ma in aula la donna ritratta: “Ero arrabbiata”

L'accusato è un trentenne di origini marocchine. La Procura ha chiesto di condannarlo a tre anni e quattro mesi

Aula del tribunale di Cuneo

Aula del tribunale di Cuneo

Ammonta a tre anni e quattro mesi la richiesta di reclusione avanzata dalla Procura nel processo a carico di un trentunenne di origini marocchine accusato di maltrattamenti nei confronti della madre.

Insulti, botte e umiliazioni. Questo, tutto quello che la donna sarebbe stata costretta a subire da suo figlio, oggi sottoposto al divieto di avvicinamento.

Lei, residente a Fossano, vive con gli altri suoi due figli, una femmina e un maschio. Il quarto, lo perse anni fa in un incidente stradale. Il marito, invece, era venuto a mancare a causa di un brutto male. Nel dicembre del 2022 fu proprio la donna a denunciare il figlio più grande per le botte che le dava. Fatti che sarebbero accaduti tra il 2021 e il 2023. 

Agli atti della Procura di Cuneo ci sono anche alcuni referti ospedalieri risalenti a quando la donna fu visitata dopo essere stata presa a schiaffi o quando venne scaraventata contro una porta dell’appartamento in cui vivevano.

Nel corso dell’udienza la madre aveva però ridimensionato le accuse inizialmente formulate. Sentita in aula, aveva spiegato che la denuncia era stata presentata in un momento di forte rabbia.  

“Ero troppo arrabbiata e volevo mettergli paura - aveva riferito al pubblico ministero tra le lacrime -. Sono stata io a colpirlo per prima e poi ho perso l’equilibrio. Lui è grande e volevo si prendesse le proprie responsabilità, che iniziasse a lavorare e che mi aiutasse. Mi arrabbiavo molto quando mi diceva che ero ‘una donna di strada’. Me lo diceva davanti a sua sorella più piccola. Lei non doveva sentire queste cose”.

Secondo l’impostazione accusatoria, all’interno dell’abitazione familiare fossanese si sarebbero verificati nel tempo episodi di tensione e aggressività. Alcuni vicini di casa, sentiti come testimoni, hanno riferito di aver udito in più occasioni rumori e discussioni provenire dall’appartamento. 

L’imputato, oggi sottoposto alla misura cautelare del braccialetto elettronico, ha respinto gran parte delle contestazioni. Davanti ai giudici ha infatti raccontato di aver avuto in passato problemi di dipendenza da alcol e droga, in particolare crack, spiegando però di essere riuscito a disintossicarsi prima del suo ingresso in carcere.  

Il trentunenne ha ammesso che tra lui e la madre potevano nascere discussioni, sostenendo tuttavia che il loro rapporto fosse in realtà "perfetto" e che i litigi scaturissero spesso per motivi banali, come il fatto che lui fumasse sigarette e che non lavorasse. 

Nel corso della sua deposizione ha riconosciuto che in un’occasione avrebbe dato uno schiaffo alla madre, spiegando però di aver reagito d’impulso. Secondo la sua versione, la donna avrebbe iniziato a urlargli contro e lui, spaventato dalla situazione, avrebbe reagito in quel modo.

Di contro, ha invece negato con decisione gli altri episodi di violenza contestati, in particolare di aver mai colpito la madre con il bastone appartenuto alla nonna, uno dei capi d'accusa. Sempre secondo l’imputato, anche la nonna avrebbe esagerato nel racconto dei fatti, intervenendo soprattutto per difendere la donna. 

Alla prossima udienza, già in calendario per il 14 aprile, si ascolterà l'arringa del difensore. 
 

CharB.

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