Attualità - 13 marzo 2026, 06:02

Simona Vergano, prima presidente donna del Gruppo Fotografico Albese: “La fotografia deve avvicinare di più i giovani”

Dopo 61 anni di storia, il sodalizio albese sceglie per la prima volta una guida femminile. La neo presidente: “Oggi il mondo dell’immagine parla a tutti, e il gruppo può diventare uno spazio ancora più aperto”

Simona Vergano con Antonio Buccolo e il vicepresidente Alessandro Porcu

Simona Vergano con Antonio Buccolo e il vicepresidente Alessandro Porcu

Dopo 61 anni di storia, il Gruppo Fotografico Albese sceglie per la prima volta una presidente donna. È Simona Vergano, psicologa e appassionata di immagini, entrata nel gruppo solo da pochi anni ma già immersa in un percorso che oggi la porta a guidare una realtà storica della cultura fotografica cittadina. Un passaggio che ha un valore simbolico evidente, anche alla luce di un dato che racconta bene quanto il panorama sia cambiato: nel corso di avvicinamento alla fotografia appena avviato, su 30 iscritti ben 27 sono donne.

Simona, che significato ha per te questo ruolo?

“Il gruppo fotografico ha una lunga storia maschile. Io sono la prima donna presidente dopo 61 anni di vita ufficiale del sodalizio, fondato da Oreste Cavallo e Antonio Buccolo. All’inizio, mi raccontano, per le donne era molto difficile avvicinarsi sia al gruppo sia al mondo della fotografia. Oggi invece il quadro si è completamente ribaltato, e questo per noi è motivo di orgoglio.”

Anche perché i numeri raccontano un cambiamento netto.

“Sì, ed è un dato che ci ha colpito molto. Il corso di avvicinamento alla fotografia, iniziato poche settimane fa, ha 30 iscritti e 27 sono donne. È un segnale molto forte, che dice quanto oggi ci sia un interesse nuovo e diffuso, anche per temi più introspettivi e per un modo diverso di vivere la fotografia.”

La tua passione da dove nasce?

“Io ho sempre avuto un forte interesse per l’immagine, ancora prima che per lo scattare fotografie. Sono cresciuta sfogliando libri fotografici, in particolare legati alle Langhe, e sono sempre stata molto attratta dal mondo naturalistico e dalla forza visiva delle immagini. Negli ultimi anni, soprattutto durante il Covid, questo interesse si è spostato anche sull’atto fotografico, sul fotografare.”

Che cosa ti piacerebbe portare dentro questo nuovo ruolo?

“Mi piacerebbe che la cultura fotografica riuscisse ad avvicinare di più i giovani, oltre agli adulti. Siamo immersi in un sovraccarico visivo continuo, infinitamente più forte di quello che poteva vivere una persona in altri secoli. Per questo credo sia importante sviluppare uno sguardo più critico sulle immagini che vediamo. E poi mi piacerebbe che il gruppo si allargasse ancora, che potesse ascoltare più persone possibili. Oggi siamo circa 150 soci, ma l’obiettivo è continuare ad aprirci.”

Che tipo di realtà hai trovato entrando nel Gruppo Fotografico Albese?

“Un gruppo molto eterogeneo, composto da persone con età e interessi diversi. C’è chi si occupa di ritrattistica, chi di fotografia naturalistica, chi lavora su percorsi più interiori. È una ricchezza importante, perché permette di tenere insieme sguardi differenti e sensibilità diverse.”

Raccontaci la vostra routine

"​Il gruppo si riunisce ogni martedì sera presso la Casa del Volontariato di Alba. Le attività spaziano dall'analisi delle opere di grandi maestri e autori emergenti all'incontro con fotografi professionisti, a workshop,  uscite fotografiche e a visite di mostre fotografiche. Il programma prevede inoltre sessioni di formazione tecnica e momenti di approfondimento dedicati alla diffusione della cultura fotografica, spaziando su molte aree per dare la possibilità a tutti di esprimersi attraverso la fotografia".

Su quali progetti state lavorando in questo periodo?

“Intanto c’è il corso di avvicinamento alla fotografia che è già partito. Poi abbiamo un impegno molto bello in Fondazione Ferrero: con l’inaugurazione della mostra di Olivia Arthur faremo da accompagnatori ai visitatori, e ci stiamo formando proprio per questo ruolo. Lo stesso accadrà con la mostra di Nino Migliori, che inaugurerà il 15 maggio.”

Un passo importante anche per il gruppo.

“Sì, molto. Olivia Arthur è una fotografa Magnum, Nino Migliori è uno dei grandi nomi della fotografia italiana. Per noi il fatto di metterci in gioco come mediatori tra queste opere e le persone che magari si avvicinano senza una formazione specifica è davvero una grossa emozione. Significa provare a raccontare la fotografia in modo accessibile, senza semplificarla ma senza nemmeno chiuderla.”

d.v.

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