Attualità - 27 marzo 2026, 17:46

Piazza Europa, l’alternativa c’era già: il progetto Aranzulla senza abbattere i cedri riapre il caso

Dopo vent’anni di tentativi falliti e dieci anni di scontri, la proposta ignorata nel 2024 mette in discussione la tesi del “non c’è tempo” e il rischio di perdere i fondi

Piazza Europa allo stato attuale: così é e così resterà. Ma davvero non c'erano alternative senza l'abbattimento dei cedri?

Piazza Europa allo stato attuale: così é e così resterà. Ma davvero non c'erano alternative senza l'abbattimento dei cedri?

C’è un dato che emerge con chiarezza nella lunga e travagliata storia del restyling di piazza Europa: la città non ha mai detto no alla riqualificazione. Ha detto no, semmai, a un progetto preciso

Ed è proprio qui, insieme ad altre, che si inserisce la proposta del designer cuneese Gabriele Aranzulla, che già nel 2024 era finita nelle mani di un consigliere comunale, restando però lettera morta. Aranzulla non ha mai ricevuto alcuna risposta, né sa se quella relazione sia mai stata quantomeno visionata. Un dettaglio non secondario, perché riporta al centro del dibattito un elemento spesso ignorato negli ultimi mesi: un’alternativa esisteva, e soprattutto esisteva già da tempo.

Una vicenda che si trascina da quasi vent’anni. I primi tentativi di riqualificazione dell’area risalgono ai primi anni Duemila, con l’amministrazione Valmaggia che già nel 2004 aveva provato ad avviare un progetto attraverso il project financing, senza però arrivare a una realizzazione concreta. 

Il tema torna ciclicamente negli anni successivi, fino al 2016, quando il Comune presenta un primo progetto organico legato al Piano Periferie, che prevedeva un parcheggio sotterraneo. Un’idea naufragata rapidamente: nessuna impresa disposta a realizzarlo e pochissimi residenti interessati all’acquisto dei box. 

Un fallimento totale, che segna l’inizio di un nuovo capitolo fatto di revisioni, scontri e ricorsi.

                                                                                                                                                                                (Il primo progetto)

Da quel momento, la discussione si trasforma in una battaglia lunga anni, tra carte bollate e mobilitazioni. I residenti, in particolare quelli della zona, ribadiscono una posizione chiara: sì al restyling, no all’abbattimento dei dieci cedri. La città si riempie di manifesti con uno slogan diventato simbolo della protesta: “Non siamo contrari al rifacimento, ma a questo rifacimento”.

Poi il clima si irrigidisce. Arrivano le recinzioni montate nel weekend, le telecamere installate in stile “Grande Fratello”, fino al blitz notturno con camion e operai pronti a entrare in azione, come in una trincea. Un’accelerazione improvvisa che si ferma solo con la decisione del Consiglio di Stato del 5 marzo. 

Qualche giorno di limbo, poi il 20 marzo le opposizioni annunciano l’apertura della sindaca Patrizia Manassero a un restyling senza abbattere i cedri. Un’apertura durata il tempo di un respiro: meno di un’ora dopo arriva la smentita

Non c’è tempo per un nuovo progetto – dice la sindaca – ma poi si scopre che la proroga del finanziamento da 3,3 milioni è stata spostata alla fine di giugno 2027. Notizia mai resa pubblica dall’assessore Luca Pellegrino, per il quale le opposizioni in consiglio comunale chiedono le dimissioni.

Il dibattito politico si accende e a metterci la faccia è ancora una volta Patrizia Manassero, chiamata a rispondere alle critiche della minoranza: “Verificheremo e porteremo una risposta puntuale”. Ma dalla maggioranza il silenzio pesa. 

L’unico intervento arriva sì da Pellegrino, ma non dall’assessore competente Luca Pellegrino, rimasto ancora in silenzio, bensì dal “Giardiniere” (così si firma nei lunghi post che riempiono le sue pagine social) Vincenzo Pellegrino - capogruppo della lista Centro per Cuneo, la stessa dell’assessore -, chiamato in aula a difendere la linea della giunta. 

Un passaggio che fotografa bene il clima: una vicenda delicata, ma senza una presa di posizione ufficiale da parte di chi segue direttamente il dossier.

(Il progetto bocciato)

Una posizione che associazioni e cittadini respingono al mittente. L’associazione “Di Piazza in Piazza” lo scrive chiaramente in una lettera indirizzata a sindaca e giunta: “Ci permettiamo di ricordare alla Sindaca tutto il tempo perso inseguendo prima la fallimentare idea dei box, che non hanno trovato né costruttori né acquirenti, e poi continuando a liquidare con un semplice ‘Non sappiamo che cosa dirvi’ le nostre proposte di abbandonare le vie legali trovando un accordo, che permettesse di riqualificare la piazza mantenendo i cedri”.

Non solo. Il Consiglio di Stato, già nell’ordinanza di ottobre, aveva indicato chiaramente la possibilità di una progettazione alternativa, parlando di violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza” e invitando il Comune a valutare una soluzione che salvaguardasse le alberature. Eppure, secondo le associazioni, si è preferito arroccarsi dietro la mancanza di tempo, arrivando persino ad attribuire ai ricorsi il rischio di perdere i finanziamenti.

Ed è qui che s’inserisce il progetto Aranzulla, che attraverso le pagine del nostro giornale mette in luce una proposta concreta messa nero su bianco già nell’ottobre 2024, quando il designer cuneese e fondatore del progetto Aranzulla Wellness decise di mettere a disposizione la propria esperienza maturata nel settore del benessere per ripensare la piazza senza abbattere i cedri.

(Il designer Gabriele Aranzulla)

Sono praticamente cresciuto a Cuneo e sono affezionato a questa città. La vivo nella quotidianità. Quando si è iniziato a disquisire di Piazza Europa, fin da subito, ho sentito la necessità di poter dare, in modo spontaneo, il mio contributo - spiega Aranzulla -. In filosofia, ho cercato in ogni modo di identificare gli spazi, i materiali e le idee in modo si materializzasse un progetto dotato di equilibrio e rispetto verso il contesto nonostante un importante cambiamento, che portasse con sé il concetto di wellness. Se dovessi dare uno slogan al progetto forse la parola magica potrebbe essere: ‘Radici’”.

Ed è proprio sulle radici, simboliche e reali, che si sviluppa l’intero progetto. La prima scelta è netta: conservare i cedri storici, considerati non solo elementi paesaggistici ma vere e proprie infrastrutture verdi, capaci di garantire ombra, riduzione del rumore e protezione dal vento. Non un ostacolo, quindi, ma il punto di partenza.

La proposta prevede una piazza più permeabile e connessa, con spazi pedonali e ciclabili integrati e collegamenti rafforzati con portici e gallerie esistenti, trasformando le aree di passaggio in luoghi di aggregazione e commercio. L’obiettivo è trasformare piazza Europa da spazio di transito a vero punto di incontro urbano.

Non manca l’innovazione tecnologica: recupero dell’acqua piovana per l’irrigazione, percorsi ciclabili fotoluminescenti senza consumo energetico, una pergola fotovoltaica sopra i parcheggi per produrre energia pulita e creare uno spazio coperto per mercati e manifestazioni. 

Il cuore della piazza, nella visione di Aranzulla, diventa un luogo di incontro: un’area giochi in legno, una fontana a sfioro con sedute artistiche, un anfiteatro naturale per eventi e spettacoli all’aperto, il tutto mantenendo parcheggi accessibili e soluzioni drenanti sostenibili.

Una proposta completa, articolata, e soprattutto coerente con la richiesta che per anni è arrivata da residenti e associazioni: riqualificare senza abbattere i cedri.

Ed è proprio questo il punto politico della vicenda. Se un progetto alternativo esisteva già nel 2024, se il Consiglio di Stato ne suggeriva la possibilità, se cittadini e associazioni hanno sempre dichiarato di voler migliorare la piazza, allora la narrazione secondo cui il rischio di perdere i fondi PNRR sarebbe responsabilità di chi ha presentato ricorsi appare, quantomeno, parziale.

Perché la storia di piazza Europa racconta altro: anni di tentativi falliti, occasioni mancate, porte chiuse e, soprattutto, una linea rimasta invariata nel tempo. O quel progetto, o niente.

Ora che il tempo stringe, il rischio è che a pagare sia la città. Ma attribuire la responsabilità a chi ha chiesto soltanto di salvare dieci cedri e discutere un’alternativa appare, alla luce dei fatti, una semplificazione difficile da sostenere.



 

Cesare Mandrile

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