Attualità - 07 aprile 2026, 15:21

“Mi fidavo ciecamente di lui”: ad Alba la fuga di Del Grande dopo il servizio di volontariato al pranzo di Pasqua

Sorpresa e fatica nelle parole di don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas albese. “Per me era diventato una piccola bussola”. E sul futuro resta una cautela che non vuole chiudere le strade

Il pranzo di Pasqua alla mensa della Caritas dove Elia Del Grande ha servito come volontario

Il pranzo di Pasqua alla mensa della Caritas dove Elia Del Grande ha servito come volontario

C’era un clima semplice, quasi familiare, domenica 5 aprile, attorno alla tavola del pranzo di Pasqua nella mensa della Caritas ad Alba. Settantasette persone, volontari e ospiti, un momento condiviso costruito anche grazie al contributo di due detenuti inseriti nel percorso di casa-lavoro. Una giornata che, nelle parole di chi l’ha vissuta, aveva il segno di una normalità possibile, fatta di relazioni e fiducia che si costruiscono nel tempo.

È dentro questa cornice che si colloca la scomparsa di Elia Del Grande (nella foto sotto Adnkronos), 50 anni, originario di Cadrezzate, in permesso per Pasqua dalla struttura albese dove stava svolgendo un periodo di lavoro volontario. Nel 1998 uccise il padre, la madre e il fratello, in quello che è stato ricordato come il caso della “strage dei fornai”. Per quel triplice omicidio ha già scontato 25 anni di carcere. Nel pomeriggio, senza segnali evidenti, qualcosa si interrompe.

A raccontare quei momenti è don Domenico Degiorgis (nella foto sotto), direttore della Caritas albese. “Io mi fidavo ciecamente di lui, ma come anche un po’ tutte le persone della struttura. Aveva la fiducia di tutti”, spiega, restituendo un clima che sembrava consolidato.

Il passaggio avviene nella continuità del servizio. “È arrivata una signora con una bambina. Lui mi ha chiesto di poter parlare un po’ con loro. Ho detto va bene, anche se forse non era corretto. Gli ho solo detto di restare nell’area”. Poi l’assenza, inizialmente indefinita. “A un certo punto non c’era più. Ho iniziato a preoccuparmi”.

Poco dopo arriva un messaggio, affidato al telefono di quella donna. “Mi ha scritto: ‘tranquillo, torno più tardi’. Ma non è più tornato”. La segnalazione viene fatta prima dell’orario di rientro, fissato per le 21, mentre il dubbio prende progressivamente forma. Poi la denuncia e l’avvio delle ricerche, estese rapidamente oltre il Piemonte. Non è la prima volta: nei mesi scorsi Del Grande si era già allontanato da una struttura analoga nel Modenese.

È però sul piano umano che il racconto trova il suo centro. “È stata una grossa batosta. Con lui avevamo fatto un cammino meraviglioso. Mi aveva raccontato la sua storia, i suoi pentimenti, il suo desiderio di riscatto”. Un percorso costruito nella quotidianità, tra colloqui regolari e una relazione che aveva preso forma nel tempo. “Per me era diventato una piccola bussola, mi dava anche dei consigli”.

La frattura non è solo nell’allontanamento, ma nella distanza improvvisa tra quella relazione e il gesto compiuto. “Mi è crollato il mondo addosso. Faccio fatica, al di là dell’orgoglio: è una fatica profonda”, racconta.

Nel suo racconto emerge anche una riflessione che resta aperta. La fiducia, elemento essenziale nei percorsi di reinserimento, comporta inevitabilmente un margine di rischio. “Io quando mi fido, mi fido proprio”, dice. E proprio da qui nasce una cautela nuova, ancora in divenire: “Prima di assumermi di nuovo questa responsabilità, ci penserò. Non è così semplice”.

Una prudenza che non si traduce però in una chiusura. Il lavoro della Caritas albese con le persone in esecuzione penale esterna resta un percorso fondato sulla relazione e sulla possibilità di ricostruire, pur nella consapevolezza delle fragilità. L’episodio lascia una traccia, ma non esaurisce il senso di quel lavoro.

Resta, sul fondo, anche lo sguardo che aveva accompagnato quel cammino: “Tu non sei la tua storia, tu sei quello che io sto conoscendo”. Una convinzione che oggi si incrina, ma che non viene rinnegata.

E se una domanda può ancora essere rivolta a chi non è tornato, prende forma con la semplicità di chi fatica a comprendere: “Perché? Perché ti sei fatto così del male?”.

Daniele Vaira

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
SU