Cronaca - 10 aprile 2026, 08:29

Buoni benzina in cambio di voti? Elisa Tarasco e Gabriele Genre chiedono di fare i lavori socialmente utili

L’udienza predibattimentale davanti al giudice di Cuneo. La difesa: “Accuse modeste, scelta per evitare il processo e ulteriori pressioni mediatiche”

Un frame del servizio mandato in onda da Report

Un frame del servizio mandato in onda da Report

Si è celebrata ieri, giovedì 9 aprile, davanti al giudice Emanuela Dufour del Tribunale di Cuneo l’udienza predibattimentale nel procedimento per corruzione elettorale che vede imputati Elisa Tarasco e il marito Gabriele Genre, inizialmente iscritti nel registro degli indagati e poi rinviati a giudizio.

I due, assistiti dagli avvocati Chiaffredo Peirone, Giovanni Peirone ed Enrico Cairo, hanno presentato richiesta di messa alla prova, misura deflattiva che consente di sospendere il processo svolgendo lavori di pubblica utilità. La decisione sull’ammissione al programma sarà presa nelle prossime settimane.

La vicenda trae origine dall’inchiesta su un presunto scambio di buoni benzina in cambio di voti in occasione delle ultime elezioni regionali. L’ipotesi di reato contestata dalla Procura è quella prevista dall’articolo 86 del Dpr 570/1960, che punisce chi offre o promette utilità per ottenere il voto o l’astensione degli elettori.

Nello stesso procedimento era indagato anche Luciano Mobiglia, ex allevatore oggi gestore di un bed and breakfast, che nei mesi scorsi aveva raccontato di aver ricevuto denaro dopo un incontro con gli imputati. Mobiglia, assistito dall’avvocato Flavio Manavella, ha scelto di definire la propria posizione con un patteggiamento a due mesi e venti giorni di detenzione domiciliare.

La vicenda era emersa dopo il servizio della trasmissione di RaiTre “Report”, intitolato “Il pieno di voti”, andato in onda il 17 novembre 2024, che aveva acceso i riflettori su quanto sarebbe accaduto a Crissolo, in Valle Po, alla vigilia del voto regionale, cui la Tarasco era candidata nella cinquina di nomi cuneesi in lizza per Fratelli d’Italia.

Ad avanzare l’ipotesi, poi divenuta oggetto di indagine, la testimonianza di Kanti Fadelli e Diego Brezzo (foto sotto), due coniugi residenti a Crissolo. Di fronte alle telecamere di "Report" Fadelli raccontato che il 4 giugno dell’anno scorso, presso il suo stand elettorale, la candidata Tarasco le avrebbe consegnato una busta contenente santini elettorali e due buoni benzina da 50 euro l’uno, da spendere in tre distributori della zona, intestati alla Sipre, azienda che fa capo alla ditta di proprietà di Gabriele Genre, marito della stessa Tarasco. Insieme a quella col suo nome, Kanti avrebbe intravisto altre buste simili. "Mi ha detto: 'Ci aiutiamo tra noi, che siamo della valle'", aveva dichiarato la donna in trasmissione, riportando quelle che secondo lei sarebbero state le parole della candidata.

La Tarasco, in una replica in forma scritta alla trasmissione, aveva dichiarato che quella consegna di buoni, non fosse assolutamente collegata alla campagna elettorale: “È stato un gesto di amicizia nei confronti di una famiglia del nostro paese - aveva spiegato - alla stessa stregua di due bottiglie di buon vino. Tengo a precisare inoltre  – proseguiva il messaggio – che ho sostenuto la campagna elettorale rendicontando a norma di legge tutte le spese, che sono state inviate agli uffici di competenza per un totale di circa 30mila euro”.

Ma allora perché quei buoni intestati alla Sipre? "Un omaggio alla Fandelli in quanto ex dipendente di Genre", si erano giustificati gli indagati. Ma, sempre secondo la trasmissione Report, la donna avrebbe però concluso il suo rapporto di lavoro già nel 2022.

Secondo quanto emerso dalle indagini, alcuni buoni carburante del valore di 50 euro ciascuno sarebbero stati distribuiti nei giorni precedenti alle elezioni.

“I nostri assistiti avrebbero voluto difendersi fino in fondo, anche perché la portata delle accuse contestate nei loro confronti è piuttosto modesta e circoscritta, soprattutto se rapportata allo scenario scandalistico ipotizzato da Report – spiega l’avvocato Chiaffredo Peirone –. Hanno tuttavia scelto di chiedere l’ammissione alla messa alla prova, mettendo così a disposizione il proprio lavoro per la collettività, attività che peraltro svolgono da sempre anche senza obblighi giuridici”.

“La decisione – prosegue il legale – è stata presa per evitare un processo e le ulteriori pressioni mediatiche che ne deriverebbero, con possibili riflessi sulla loro salute, già provata da questa vicenda. Auspichiamo che la richiesta venga accolta così da poter definire questa dolorosa vicenda”.

CharB.

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