Politica - 13 aprile 2026, 12:05

I travagli di Forza Italia rischiano di vanificare la grande fatica di Graglia nella campagna per il tesseramento

Nel momento in cui due esponenti cuneesi azzurri assurgono a ruoli chiave – Cirio vicepresidente nazionale e Costa capogruppo alla Camera – emergono criticità sul territorio. Basteranno i 2600 aderenti e i 125 sindaci iscritti a mettere al riparo il partito da una possibile Opa del sempre più potente “Patto Civico” di Robaldo?

I travagli di Forza Italia rischiano di vanificare la grande fatica di Graglia nella campagna per il tesseramento

“In politica i numeri contano: aver raddoppiato il numero degli iscritti a Forza Italia in provincia di Cuneo, è un risultato davvero eccezionale. Frutto di una politica chiara e attenta al territorio e ai bisogni della gente, che è a totale disposizione delle persone e lavora in maniera concreta, con lungimiranza e buon senso”.

Così Franco Graglia, consigliere regionale, vicepresidente a Palazzo Lascaris e segretario provinciale di Forza Italia, commentava qualche mese fa con comprensibile entusiasmo il raggiungimento di cifre record nell’ultima campagna di tesseramento.

Le adesioni, nel Cuneese, sono passate dalle 1300 del 2024 alle 2600 nel 2025 mentre i sindaci tesserati sono saliti a 125 su 247 Comuni: numeri che nessun’altra forza politica può vantare nella Granda.

La poderosa macchina da guerra allestita dall’infaticabile Graglia, rischia però di essere ridotta all’impotenza dai travagli interni che, dopo il referendum sulla giustizia, stanno scuotendo il partito guidato da Antonio Tajani.

La famiglia Berlusconi, che detiene la proprietà del simbolo (e quindi del partito), ha chiesto di congelare i congressi e di dedicarsi ad altre questioni.

Per intanto, ha disposto un cambio alla guida del gruppo al Senato tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi e un altro dovrebbe concretizzarsi a giorni alla Camera col passaggio di consegne tra Paolo Barelli ed Enrico Costa.

È paradossale che nel momento in cui due cariche di rilievo – Cirio vicepresidente nazionale e Costa capogruppo a Montecitorio – siano in capo a due cuneesi, gli sforzi compiuti da Graglia rischiano di essere vanificati perché ai Berlusconi le tessere importano ben poco.

Il partito-azienda ha altre esigenze e le tessere – utili per ridefinire gli equilibri interni – sono un dettaglio marginale rispetto al ruolo che vorrebbero Forza Italia si ritagliasse nella coalizione di governo a trazione Fratelli d’Italia.    

Sul territorio si percepiscono mugugni (sotto traccia) e qualche prima fuga,

Forza Italia non ha oggi alcun sindaco nelle “sette sorelle” avendo concentrato la sua presenza soprattutto nei Comuni piccoli e medi e ancor più nel mondo delle Pro loco, realtà che Graglia conosce a menadito, partecipando a sagre e fiere e prestando a queste un occhio di particolare attenzione quando si tratta di erogare contributi.

In Regione – come noto –, oltre al presidente Cirio, c’è il vicepresidente del Consiglio Graglia, mentre in Provincia FI annovera tre consiglieri: Massimo Antoniotti (vicepresidente), Simone Manzone (sindaco di Guarene) e Roberto Baldi (sindaco di Bagnolo Piemonte).

Il ritorno di Costa nelle fila azzurre ha indubbiamente rappresentato un ulteriore irrobustimento.

Ma, a ben considerare, le insidie maggiori per Forza Italia in ambito cuneese derivano dalla presenza sempre più forte e sempre più incombente dei “cugini” del Patto Civico di Luca Robaldo.

Una possibile Opa (offerta pubblica di acquisto), ovviamente in senso figurato, incombe come uno spettro e potrebbe ridisegnare la geografia del pianeta azzurro in provincia di Cuneo e nel Piemonte nei mesi a venire.

Si può facilmente intuire che Cirio e Costa non avrebbero da eccepire, considerato che il loro ruolo – già dominante a Roma e in Piemonte – non potrebbe che rafforzarsi anche in questa provincia di confine, prodiga di consensi nei loro riguardi.

Giampaolo Testa

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