Politica - 14 aprile 2026, 06:09

GIOVANI E POLITICA / Esperienza, sogni e follia: il ruolo di Gabriele Farina nella consulta giovanile cuneese

Dal 2022 al 2025 ha guidato il principale organo politico giovanile cittadino, di cui oggi è vicepresidente. Educatore di professione, rappresentante della Pastorale Giovanile all’interno della Consulta

Gabriele Farina

Gabriele Farina

Gabriele Farina è un educatore presso la Cooperativa Emmanuele di Cuneo.

Da gennaio è vicepresidente della Consulta giovanile di Cuneo, organizzazione politica nella quale ha ricoperto dal 2022 al 2025 il ruolo di presidente, cercando di portare importanti riforme e innovazioni.

Da inizio anno questa “macchina politica”, che nel corso di tre anni è stata riformata, è passata in mano a Yasmine Cissé, l’attuale Presidente.

Nelle scorse settimane la Consulta giovanile ha iniziato a muoversi sul lato della comunicazione, con diverse collaborazioni locali sui social.

Di seguito l’intervista a Gabriele Farina, realizzata dal nostro giornale:

Chi è Gabriele Farina?

Un giovane di Cuneo che non ha mai amato l’idea di dover lasciare la sua città per cercare opportunità, ma che ha sempre cercato il modo per portare qualcosa a Cuneo.

Credo che la mia città abbia delle risorse che spesso non vediamo e delle potenzialità ancora inespresse che dovremmo valorizzare. 

Sono una persona che sogna tanto e ha sempre voglia di fare cose nuove, a volte anche difficili da mettere in campo e da strutturare.

“Folle” è forse la parola che mi rappresenta al meglio, ma sicuramente i sogni sono una delle cose che amo di più, perché mi piace sbizzarrirmi nei pensieri.

Sei stato Presidente della Consulta dal 2022 al 2025. Cosa avete fatto durante i tuoi mandati?

Quando sono diventato presidente, ho trovato una Consulta “dormiente”, un organismo che aveva ricevuto una strutturazione negli anni precedenti, ma che non era ancora una macchina davvero funzionante.

Sono stato catapultato in questa esperienza e non conoscevo la “macchina”, quindi non sapevo bene come guidarla. 

Il mio primo direttivo era in buona parte alle prime armi: per me e per la segretaria della Consulta, Carlotta Pellegrino, era la prima esperienza di questo calibro.

Fortunatamente, il vicepresidente Luca Bellini aveva già avuto esperienza interna all’organismo e ha saputo accompagnarci in diversi ragionamenti importanti per la Consulta. 

Quali sono stati gli obiettivi in questi anni da presidente?

La prima cosa che avevamo intenzione di fare era strutturare la Consulta in modo tale che potesse uscire dalle stanze delle assemblee e cercare di avere una propria risonanza sul territorio.

All’epoca della mia elezione pochissime persone conoscevano la Consulta e, seppur oggi sia ancora poco conosciuta, ha iniziato, anche a livello associazionistico, a muoversi e ad essere notata sul territorio.

Dopodiché, il mio programma si basava su tre punti: rifare uno statuto, farsi conoscere dalle associazioni e collaborare ad eventi.

Il primo punto serviva per ricomporci internamente e, dopo un lungo lavoro durato tre anni, siamo riusciti a crearlo. A seguito di ciò abbiamo iniziato a intessere i nostri rapporti sul territorio e siamo riusciti a collaborare a più eventi con diverse associazioni.

Siamo riusciti a portare a termine tutti i nostri principali progetti e, dunque, ritengo positivo il lavoro svolto.

E ora?

Con gioia ho passato il testimone a Yasmine, dandole una Consulta totalmente differente da quella che ho ricevuto. Dopodiché, penso che ci siano ancora molte cose da fare, come ho già detto anche ai consiglieri. Tuttavia, è un organismo già avviato e, quindi, sono felice che lei possa portarlo avanti nel migliore dei modi.

Inoltre, penso che lei abbia delle idee molto brillanti.

E nel rivestire questo ruolo come ti senti? Ti sta stretto il tuo nuovo incarico o credi che possa essere un ruolo con meno peso e più possibilità?

Ho ripreso la carica di vicepresidente perché, anche parlandone con Yasmine, volevo supportarla nel primo anno da presidente, per aiutarla a capire come funziona e cosa si può fare. Rimarrò, dunque, all’interno del direttivo fino a quando ci sarà bisogno di questa figura.

Non mi sta stretto questo nuovo ruolo, perché non ho niente su cui essere bloccato, poiché abbiamo già realizzato ciò che avevo in mente.

D’altro canto, mi trovo più libero dal peso delle cose, perché la figura del presidente è quella che ha tutto sulle proprie spalle e dopo tre anni sono felice di aver passato il testimone.

Il ruolo di presidente è stimolante, ma a tratti può diventare pesante dover essere sempre contattabile. Essere “solo” più un affiancamento mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo.

Dunque, in questo mandato, quali saranno i temi che vorrai affrontare maggiormente?

Mi tengo un solo tema: non far sentire a Yasmine il peso che ho sentito io in alcuni momenti, perché ci sono stati periodi veramente pesanti, che sembravano quasi solitari.

In alcuni momenti il Presidente sente di dover fare delle scelte e dei pensieri su larga scala e può chiedere aiuto ai suoi consiglieri, ma alla fine tutto ricadrà su di lui, perché è lui la faccia della Consulta. L’obiettivo sarà dunque farla sentire accompagnata in un percorso che non deve essere un peso, ma deve essere una bella esperienza che dà valore alla città.

All’interno della Consulta rappresenti la Pastorale Giovanile. Qual è il tuo ruolo all’interno dell’associazione?

Il mio ruolo all’interno della Pastorale è prettamente pratico, spesso di gestione di eventi, come la messa dei giovani. Pur avendo un ruolo importante nella Consulta, non ho mai avuto un ruolo fisso all’interno della Pastorale.

E dopo tutti questi anni in Consulta, vedi nel tuo futuro anche un possibile ruolo politico?

Credo che la politica sia la vena centrale della Consulta. La Consulta, a mio parere, deve essere politica, ma non partitica.

Dal mio punto di vista, come tutti i ruoli che si prendono a livello pubblico, il partito deve essere messo in secondo piano rispetto a quello che è poi il benessere dei cittadini.

Sono sicuro ci sia una parte politica in me e sono certo che in futuro vorrò rafforzare le mie esperienze anche in ambito politico, perché credo ancora che ci possa essere del bello nel lavorare per la "cosa pubblica".

E all’interno di questo ideale percorso politico la Consulta in che modo ti è servita?

Penso che la Consulta sia una bella palestra politica per chi poi voglia spostarsi verso una realtà che oggi non gode di grande fiducia, perché la politica, a tutti i livelli, oggi è spesso fatta di accordi di palazzo e visibilità mediatica e ciò non è quello che i cittadini vogliono.

La Consulta è un organismo totalmente differente, qualcosa di molto bello dove la politica è tua.

Sarai felice alla fine del tuo mandato se …

Sarò felice alla fine del mio mandato se ci sarà ancora un bel gruppo all’interno della Consulta e ci sarà ancora la voglia di continuare a lavorare per eventi, su idee e processi che sono stati iniziati, che inizieranno e che sono ancora da sognare.

Sarò felice se ci sarà ancora la linfa vitale che c’è adesso oppure sarò felicissimo se ci sarà una linfa rinnovata e vera.

Tommaso Puggioni

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