Attualità - 23 aprile 2026, 13:20

A Savigliano torna il Denim Day, contro la vittimizzazione secondaria di chi subisce abusi

Mercoledì 29 aprile, in piazza Santarosa: "Riempiamo le piazze, rompiamo il silenzio"

A Savigliano torna il Denim Day, contro la vittimizzazione secondaria di chi subisce abusi

Mercoledì 29 aprile, alle 18.30, piazza Santarosa a Savigliano torna ad ospitare per il quarto anno consecutivo il Denim Day, giornata internazionale contro la vittimizzazione secondaria, promossa da APS Break The Silence Italia con il supporto della Consulta Pari Opportunità di Savigliano e la collaborazione dell’Associazione Mai+Sole e della Consulta Pari Opportunità di Genola. 

"Il Denim Day – spiegano gli organizzatori – nasce nel 1999, dopo una sentenza della Corte di Cassazione che assolse un uomo accusato di stupro perché “i jeans della vittima erano troppo stretti per toglierli senza il suo aiuto”. La sentenza suscitò una forte reazione pubblica. Le parlamentari italiane protestarono indossando jeans in aula, dando avvio a un dibattito che superò rapidamente i confini nazionali. Da allora, i jeans sono diventati simbolo di protesta contro la cultura del “te la sei cercata”. Nel 1999, l’organizzazione Peace Over Violence di Los Angeles istituì ufficialmente il primo Denim Day, trasformandolo in una giornata internazionale di sensibilizzazione contro la cultura dello stupro e la colpevolizzazione delle vittime".

Dal 2020 Break The Silence Italia promuove in tutto il Paese un’azione pubblica collettiva: riempire le piazze di jeans stesi a terra.

Durante il flashmob in piazza Santarosa, ci saranno alcune riflessioni sul tema ed i presenti saranno invitati a stendere simbolicamente un paio di jeans, messi a disposizione dall’associazione Mai+Sole. Quei pantaloni rappresenteranno storie, corpi e voci. Ogni capo sarà un simbolo concreto della presenza della violenza di genere nella società e della necessità di contrastarla attraverso la consapevolezza pubblica. 

"L’obiettivo – concludono gli organizzatori – è proprio quello di contrastare la cultura della colpevolizzazione della vittima, ricordando che la responsabilità della violenza non appartiene mai a chi la subisce. Ogni anno il numero delle piazze coinvolte cresce, insieme alla partecipazione di cittadine e cittadini, associazioni e realtà territoriali che scelgono di unirsi per affermare un messaggio comune: rompere il silenzio è un atto collettivo di responsabilità e cambiamento sociale".

comunicato stampa

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