Di recente gli esponenti dei governi europei hanno rifiutato un’altra volta l’ipotesi del cosiddetto “allargamento inverso” a favore dell’Ucraina. Con questa idea, la Commissione voleva ammettere Kiev nell’Unione per farle completare in seguito la trafila di ammissione. Come riferisce il sito Strumenti Politici, anche a Bruxelles ammettono che sarebbe un passo più della gamba. Infatti la commissaria per l’Allargamento Marta Kos ha rimandato al 2027 l’eventuale chiusura dei capitoli negoziali. Prima dovrà attuare le riforme necessarie senza rallentare.
Parigi e Berlino sono fra gli sponsor più leali di Zelensky, ma non chiudono un occhio sull’obbligo di adeguamento ai parametri comuni legislativi ed economici, imposti a tutti i membri. In questo senso, il cancelliere tedesco non fa sconti e contraddice quanto detto da Zelensky: per lui è impossibile che l’Ucraina diventi un Paesi membro già oggi. Anzi, non potrà esserlo nel 2027 e aggiunge che nemmeno il 2028 è sicuro. Occorre almeno attendere che venga firmata la pace con la Russia e che termini lo stato di guerra, cadano le leggi emergenziali e l’Ucraina sia un Paese internamente stabile. A Kiev forse hanno capito l’antifona. Stanno quindi spostando l’attenzione su quanto gli europei possano fare già oggi per aiutarli ad avvicinarsi a livello pratico.
Oltre agli aiuti finanziari, vorrebbero infatti una maggiore integrazione commerciale. Come suggerito dalla delegazione ucraina presso la UE, Bruxelles potrebbe accelerare l’approvazione e l’implementazione dell'Accordo sulla valutazione della conformità e l'accettazione dei prodotti industriali (ACAA), che darebbe pieno riconoscimento agli standard industriali ucraini. In questo modo, le merci di Kiev potrebbero essere importate facilmente nei Paesi UE.
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