Attualità - 11 maggio 2026, 11:11

Giraudo a Calderoni: "Se è a conoscenza di luoghi in cui si spaccia droga, me li indichi"

Sicurezza a Cuneo, il sindaco di Roccavione controreplica al consigliere regionale Mauro Calderoni

Giraudo a Calderoni: "Se è a conoscenza di luoghi in cui si spaccia droga, me li indichi"

Pubblichiamo l'ultima replica del sindaco di Roccavione sul tema "sicurezza a Cuneo", da lui sollevato a più riprese e alla quale hanno replicato sia il consigliere regionale Mauro Calderoni - che ha invitato Paolo Giraudo a pensare ai problemi del suo paese - sia il Comitato di quartiere, che ha invitato a non creare allarme ma nemmeno a minimizzare

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Egregio Direttore,

ho letto con attenzione la lettera del consigliere regionale Mauro Calderoni pubblicata da alcune testate giornalistiche e lo ringrazio per la premura con cui mi invita a occuparmi di Roccavione. Lo rassicuro subito: me ne occupo. Ogni giorno. E, per fortuna, non da solo, ma con il contributo indispensabile della mia Giunta, del vicesindaco, degli assessori, dei consiglieri comunali e di tutte le persone che collaborano con l’Amministrazione.

Detto questo, mi permetto di chiarire un punto: interessarmi della sicurezza di Cuneo non significa “attaccare Cuneo”. Significa semplicemente conoscere il territorio in cui viviamo, aprire gli occhi, osservare la realtà, ascoltare i cittadini: dovrebbe essere la base per un amministratore. Cuneo è il capoluogo: i cittadini di Roccavione, come quelli di tanti altri Comuni vicini, la frequentano per motivi essenziali. Ci vanno per le scuole, per l’ospedale, per gli uffici, per i servizi. E ci vanno anche per piacere, perché Cuneo è una bella città, che io stesso frequento volentieri.

Proprio frequentandola, però, capita anche di vedere alcune criticità. Alcune le vedo io, altre le segnalano i cittadini, altre ancora finiscono sui giornali perché sono fatti di cronaca di pubblico dominio. Mi pare curioso che farlo notare venga considerato propaganda populista. Evidentemente, per alcuni, il problema non è ciò che accade: è chi osa dirlo.

La sicurezza di Cuneo mi interessa anche per un motivo molto semplice: la criminalità non si ferma al cartello stradale con scritto “fine Comune”. Se in un capoluogo crescono degrado, spaccio o microcriminalità, il rischio è che questi fenomeni si spostino anche nei paesi vicini. Questo non è populismo: è buon senso amministrativo.

Quanto a Roccavione, il consigliere Calderoni stia tranquillo. In meno di due anni abbiamo lavorato molto: abbiamo mantenuto solidi i conti del Comune, investito sui servizi scolastici, sostenuto mensa, doposcuola e assistenza, lavorato su manutenzioni, sentieri, frazioni, viabilità e promozione del territorio. E soprattutto abbiamo visto un dato che considero molto importante: a Roccavione sono nate o stanno nascendo ben otto nuove attività. Mentre altrove purtroppo molte serrande si abbassano, da noi alcune si rialzano. Non sarà una rivoluzione mondiale, ma per un piccolo Comune è un segnale concreto di fiducia.

Ci siamo occupati anche di sicurezza, naturalmente. Abbiamo collaborato con le Forze dell’Ordine, sollecitato una maggiore presenza sul territorio e investito sulla videosorveglianza, anche grazie al lavoro dell’assessore con delega alla sicurezza. Le situazioni a cui il consigliere allude sono state affrontate e risolte più di un anno fa.

A questo proposito, visto che io Cuneo la frequento e per questo mi permetto di parlarne, vorrei chiedere al consigliere Calderoni: lei a Roccavione viene spesso? 

Se è a conoscenza di luoghi in cui si spaccia droga, me li indichi. Mi farebbe un favore, e lo farebbe soprattutto ai cittadini. In ogni caso è sempre il benvenuto: lo invito volentieri a fare un giro per il paese, magari anche a visitare le nuove attività che stanno aprendo. Potrebbe essere una piacevole sorpresa.

Il consigliere sostiene che il mio non sia il modo giusto per risolvere i problemi. Può darsi. Ma allora chiedo: qual è il modo giusto? Segnalare ciò che accade, ascoltare i cittadini, chiedere più attenzione e più controllo non serve a nulla? Serve forse girarsi dall’altra parte? Serve spiegare alle persone che si sentono insicure che si sbagliano, che è solo una loro impressione, che va tutto benissimo?

Io credo che chi amministra debba fare esattamente il contrario: ascoltare, verificare, intervenire. Anche quando il tema è scomodo. Anche quando qualcuno preferirebbe non parlarne.

Perché la collaborazione tra enti locali è certamente un valore. Ma collaborare non significa tacere. Significa avere il coraggio di guardare i problemi in faccia e affrontarli insieme.

Con cordialità, e con l’invito sempre aperto a venire a Roccavione,

Paolo Giraudo

Barbara Simonelli

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