Il Salone polivalente “Aurelia Della Torre” di Confcommercio provincia di Cuneo ha ospitato la tredicesima edizione di “Legalità, ci piace!”, evento confederale che mette al centro le problematiche legate al fenomeno dell’illegalità e dell’abusivismo.
All’apertura di Danilo Rinaudo, presidente di Confcommercio provincia di Cuneo, sono seguiti i saluti della Segretaria Generale della Camera di Commercio Patrizia Mellano, del consigliere regionale Claudio Sacchetto e l’intervento del Segretario generale Luigi Barbero che ha illustrato i risultati dell’indagine riferiti alla Granda.

Presenti in sala i rappresentanti delle associazioni di categoria, ordini professionali, Ascom territoriali, presidenti di categorie e federazioni rappresentate. “Non siamo contro la concorrenza – è intervenuto Danilo Rinaudo, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo – se è sana e limpida, ma deve essere uguale per tutti e tutti devono poter aver la possibilità di lavorare, ma con le stesse regole”.

È seguito il collegamento con la sede nazionale di Confcommercio durante il quale è stata illustrata l’indagine confederale sull’usura Confcommercio-Format Research “Più sicurezza per territori, imprese e città”.
L’abusivismo commerciale costa 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione pesa per 8,5 miliardi, la contraffazione per 5 miliardi, il taccheggio per 5,4 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive) ammontano a 7,4 miliardi e i costi per la cyber criminalità a 4,2 miliardi. Secondo l’indagine di Confcommercio sui fenomeni illegali il 29% delle imprese del terziario di mercato percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025.

Sangalli: “Le imprese non possono essere lasciate sole davanti all’illegalità”. Dai dati 2025 emerge un “quadro molto preoccupante”.
“Le imprese sane fanno già la loro parte. Ma proprio per questo non possono essere lasciate sole davanti alla illegalità. I dati della nostra indagine ci consegnano anche quest'anno un quadro molto preoccupante.
Nel 2025 l'illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi oltre 41 miliardi di euro e ha messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari”.
Ad affermarlo è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in occasione della Giornata ‘Legalità ci piace!’.
"Dentro questi numeri - ha spiegato Sangalli - ci sono l'abusivismo nel commercio e nella ristorazione, la contraffazione, il taccheggio, i costi legati alla criminalità diffusa e quelli sempre più rilevanti della cyber criminalità.
Dietro questi numeri ci sono imprese penalizzate, investimenti frenati, quartieri che si impoveriscono, città meno vivibili. Per questo, la dico così, l'illegalità lavora come un tarlo silenzioso, in maniera persistente, insidiosa, che consuma dall'interno la fiducia, la concorrenza leale e la qualità della vita economica. E pesa in modo particolare su territori già fragili”.
Impatto crimini
• I furti restano il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori (26%), seguiti da atti di vandalismo e spaccate (24,1%), aggressioni e violenze (24,1%), rapine (24%).
• Tre imprenditori su dieci (30,2%) temono che la propria impresa possa essere esposta a crimini quali furti, truffe e frodi informatiche, atti vandalici, rapine, aggressioni e i furti rappresentano la principale preoccupazione (32%).
• Il 22,8% delle imprese segnala episodi criminali legati alle baby gang nella zona di operatività e di queste la metà (49,6%) è preoccupata per la propria attività.
• Un’impresa su tre (33%) teme la mala movida, soprattutto per il degrado urbano (50,3%) e per atti di vandalismo e danneggiamenti (45,5%).
• Quasi 7 imprese su 10 (66,6%) si ritengono penalizzate dall’abusivismo e dalla contraffazione, in termini soprattutto di concorrenza sleale (53,5%) e riduzione dei ricavi (22,2%).
Taccheggio
• Oltre 6 imprese del commercio su 10 (62,3%) subiscono il taccheggio e, tra queste, quasi 1 su 5 (19,8%) ne è colpita più volte a settimana o quotidianamente.
• Profumi, cosmetici e prodotti per l’igiene personale (19,7%), abbigliamento e calzature (18,9%), accessori moda (16,7%), piccola elettronica, accessori tecnologici, batterie (14,1%), alimentari confezionati, come tonno e carne in scatola, pasta, farine, caffè (13,4%) e alcolici e vino (13,1%) sono i prodotti più taccheggiati.
• Per circa un’impresa del commercio su tre (31,6%) il taccheggio incide in misura significativa sui ricavi, con perdite che nella maggior parte dei casi (88%) arrivano fino al 2%.
Misure di sicurezza
• Quasi nove imprese del terziario di mercato su dieci (87,3%) hanno investito in misure di sicurezza, principalmente in sistemi di videosorveglianza (74%) e di allarmi antifurto (55,5%).
Commercio, città e sicurezza
• Degrado urbano (35,4%), minori opportunità di lavoro (23,3%) e crescita dell’insicurezza dei residenti (20,6%) sono indicate come le principali conseguenze dell’aumento delle chiusure delle attività economiche di quartiere.
• Oltre 7 imprese su 10 sono d’accordo sulla previsione di presidi di sicurezza (come la polizia di quartiere) nelle zone in cui c’è microcriminalità.
• Per oltre un imprenditore su due la presenza di negozi sfitti o chiusi favorisce la diffusione di microcriminalità e vandalismo.
I fenomeni illegali — dalla contraffazione all’abusivismo, dall’estorsione all’usura, dalle truffe e frodi informatiche ai reati predatori — alterano profondamente la concorrenza e scoraggiano gli investimenti. Proteggere il sistema economico significa, prima di tutto, salvaguardare le imprese oneste, difendere il lavoro e garantire sicurezza ai cittadini, riconoscendo che un negozio aperto rappresenta il primo presidio di controllo sociale e vitalità del territorio.
Più nello specifico, tali fenomeni determinano:
• Un danno alla sicurezza pubblica e alle nostre città: la diffusione di fenomeni criminali e microcriminali, come furti, rapine e atti di vandalismo, degrada la vivibilità dei contesti urbani. L’insicurezza scoraggia la frequentazione dei centri cittadini, trasformando aree potenzialmente vitali in zone d’ombra sottratte al controllo sociale e civile.
• Un danno economico per le imprese: l’illegalità si traduce in mancate vendite, riduzione del fatturato e perdita di immagine e credibilità. Le imprese si trovano troppo spesso a dover pagare gli effetti di un mercato distorto, inquinato dalla concorrenza sleale — come nel caso di abusivismo e contraffazione — e, allo stesso tempo, a dover far fronte a pesanti costi diretti e indiretti - quali ad esempio investimenti per le dotazioni di videosorveglianza e per i sistemi di sicurezza privata- per tutelare la propria attività in contesti resi vulnerabili dal degrado della sicurezza urbana.
• Un danno al mercato: si verifica un’alterazione delle “regole del gioco” a svantaggio degli imprenditori che operano nel rispetto delle leggi e risultano penalizzati dal comportamento di operatori che, agendo nell’illegalità, godono di vantaggi competitivi indebiti derivanti dai minori costi di produzione (contraffazione) e gestione (abusivismo).
• Un danno e un pericolo per il consumatore: le merci contraffatte minacciano direttamente la sicurezza e la salute pubblica. Questo rischio è particolarmente critico in settori come il cosmetico, il farmaceutico, l’automobilistico, l’alimentare e il comparto dei giocattoli.
• Un danno sociale e occupazionale: i circuiti illegali alimentano spesso il racket del lavoro nero e lo sfruttamento di soggetti fragili, in totale assenza di coperture assicurative e contributive. Questo colpisce il mondo del lavoro sia direttamente, sia indirettamente, causando la crisi e l’esclusione dal mercato delle imprese sane.
• Un danno alle casse dello Stato: l’evasione contributiva e fiscale, che spazia dall’IVA alle imposte sui redditi, sottrae ingenti risorse alla collettività, indebolendo la capacità delle istituzioni di investire in servizi e nella tutela del territorio.
• Un’insidia alla trasparenza del mercato: l’interesse della criminalità organizzata verso ambiti come la contraffazione è alimentato dalla possibilità di ottenere rendimenti elevati attraverso attività meno esposte a sanzioni rispetto ad altri settori illeciti. Il successivo reinvestimento di questi capitali nel circuito dell’economia legale altera i naturali meccanismi di mercato, creando una disparità di risorse che rischia di marginalizzare le realtà imprenditoriali più sane e trasparenti.
L’edizione di quest’anno è stata dedicata in modo particolare al tema della sicurezza, intesa non soltanto come presidio dell’ordine pubblico, ma come condizione essenziale per la libertà d’impresa, la qualità della vita nelle città, la tutela degli operatori economici e la fiducia dei cittadini. La giornata conferma che per Confcommercio la legalità non è soltanto contrasto alla criminalità, è la condizione ordinaria per fare impresa, lavorare, vivere le città, competere correttamente e generare fiducia. La giornata non è, pertanto, solo “denuncia dei fenomeni illegali”, ma la piattaforma politica nazionale di Confcommercio sulla sicurezza urbana, sulla libertà d’impresa e sull’etica del mercato.
Una città insicura:
• scoraggia consumi;
• riduce investimenti;
• svuota i centri urbani;
• aumenta chiusure e desertificazione commerciale;
• rende più fragili quartieri e comunità.
La sicurezza urbana è anche una politica economica. Dove una città è percepita come insicura, arretrano consumi, investimenti, lavoro e fiducia.
Non soltanto reati effettivi, ma anche percezione di insicurezza, che modifica comportamenti, abitudini, frequentazione degli spazi urbani, consumi e fiducia.
Dalla parte della Legalità, Sempre!!!





