Attualità - 15 maggio 2026, 06:10

Dal tartufo nero alla tutela Unesco: il Centro Nazionale Studi Tartufo amplia il lavoro sul territorio

Tra fiere estive, biodiversità, formazione e comunicazione nazionale, prosegue l’attività del Centro che collabora alla gestione del Mudet di Alba

Il Centro Nazionale Studi Tartufo collaborerà con La Fiera Internazionale del tartufo bianco di Morisengo (credito Debora Lombardi)

Il Centro Nazionale Studi Tartufo collaborerà con La Fiera Internazionale del tartufo bianco di Morisengo (credito Debora Lombardi)

Non soltanto ricerca e divulgazione legate al tartufo bianco, ma un lavoro sempre più articolato che coinvolge ambiente, formazione, turismo e tutela del patrimonio immateriale. Il Centro Nazionale Studi Tartufo, che collabora alla gestione del Mudet – Museo del Tartufo di Alba, sta sviluppando in questi mesi una serie di progetti che guardano sia al territorio piemontese sia a una dimensione nazionale.

Uno dei percorsi più significativi riguarda la collaborazione con Filiera Futura, realtà promossa da Fondazione CRC insieme ad altre fondazioni di origine bancaria per sostenere progettualità legate alla biodiversità e alla tutela ambientale. L’idea è quella di avviare alcune tartufaie didattiche in diverse zone d’Italia, creando non soltanto spazi divulgativi ma anche reti territoriali capaci di coinvolgere scuole, associazioni e comunità locali.

Antonio Degiacomi, presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo, spiega: “Sarebbe bello riuscire a sviluppare alcune tartufaie didattiche in giro per l’Italia. Non semplici percorsi con cartelli informativi, ma luoghi in cui costruire attività culturali e formative insieme alle scuole e alle associazioni dei tartufai”.

Il Centro Studi sta seguendo con attenzione anche la crescita degli eventi dedicati al tartufo nero, collaborando con iniziative come la fiera internazionale di Murisengo, la rassegna a Castagnole Lanze e la manifestazione di Roddino. Esperienze che stanno aiutando a comprendere meglio anche il tipo di proposta più adatta a un prodotto molto diverso dal tartufo bianco.

“Si sta capendo che non si può riproporre lo stesso schema delle fiere autunnali”, osserva Degiacomi. “Cambiano il clima, il tipo di pubblico e anche il modo di vivere questi eventi. Le cene serali, per esempio, stanno funzionando meglio dei momenti di mercato”.

Secondo il presidente del Centro Studi, anche la comunicazione gastronomica deve adattarsi alle caratteristiche del prodotto. “Il tartufo nero ha profumi e caratteristiche differenti. Va raccontato e utilizzato in maniera diversa, senza pensare di riproporre automaticamente il modello del bianco”.

Accanto alla promozione territoriale, prosegue anche il lavoro legato alla salvaguardia della cerca e cavatura del tartufo riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Il Centro Nazionale Studi Tartufo continua, infatti, a collaborare con l’associazione Cerca e Cavatura, nata insieme a Città del Tartufo e alle associazioni nazionali dei tartufai per coordinare attività di tutela, trasmissione e comunicazione.

Negli anni scorsi sono stati organizzati corsi interregionali e un documentario diffuso in numerosi territori, anche in versioni accessibili e tradotte. Ora l’attenzione si concentra sulla costruzione di un piano di comunicazione nazionale rivolto alle scuole, agli enti locali e alla comunità patrimoniale legata al tartufo.

“Quella della cerca e cavatura è una comunità molto ampia e complessa”, sottolinea Degiacomi. “Per questo serve un lavoro continuo di relazioni, formazione e condivisione di linguaggi comuni”.

Nel frattempo, prosegue anche il lavoro di preparazione alle fiere autunnali, con l’obiettivo di organizzare momenti di aggiornamento per i giudici del tartufo che operano nelle principali manifestazioni piemontesi e favorire un graduale ricambio generazionale.

“Ci sono giudici molto esperti che lavorano da anni. Ma bisogna iniziare a formare anche nuove leve”, conclude Degiacomi con una battuta.

Daniele Vaira

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