Solidarietà - 17 maggio 2026, 06:08

Storie di Aido: Yessica e il volontariato, tra ascolto e umanità

“Con i bambini ho imparato la sincerità, con gli anziani il valore dell’ascolto e con le persone con disabilità a guardare oltre le apparenze”: il racconto della volontaria cuneese al nostro giornale

Yessica Cappellino, Aido Cuneo/Borgo San Dalmazzo

Yessica Cappellino, Aido Cuneo/Borgo San Dalmazzo

Yessica Cappellino lavora come impiegata amministrativa in una scuola Materna, la "Coniugi Autretti" di Cuneo, e fa parte del direttivo Aido Cuneo/Borgo San Dalmazzo. Per lei, però, il volontariato non è solo un ruolo associativo, ma un percorso di crescita personale, ascolto e umanità.

Abbiamo realizzato con lei un'intervista che restituisce un'immagine del volontariato, e in particolare dell'Aido fatta di empatia, ascolto e delicatezza, lontana da toni dogmatici o forzature.

Chi è Yessica al di fuori del mondo del volontariato e cosa ti ha spinta a diventare volontaria AIDO? 

"Fuori dal volontariato sono una mamma, una moglie e una donna che lavora. Vivo una vita semplice, fatta di quotidianità, responsabilità, famiglia e lavoro. Lavoro come impiegata amministrativa in una scuola dell’infanzia: la 'Scuola Materna Coniugi Autretti' di Cuneo, un luogo che ogni giorno mi ricorda quanto la vita sia fatta di crescita, possibilità e futuro. Stare a contatto con i bambini mi ha insegnato qualcosa di profondo: la loro capacità di comprendere il bene anche senza parole complesse. Quando condividono un gioco, quando si prendono cura di un compagno, stanno già imparando cosa significa esserci per l’altro. È da questi gesti semplici che nasce tutto. La mia scelta di diventare volontaria AIDO non è stata immediata. È stata una strada lenta, fatta di domande, riflessioni e consapevolezza. Per tanto tempo la donazione è stata un tema lontano, circondato da silenzi e paure. Poi è arrivato il bisogno di capire, di informarmi, di non restare nel dubbio. Ho compreso che scegliere consapevolmente è un atto di responsabilità, ma anche di profonda umanità". 

Qual è il tuo ruolo all’interno dell’associazione? 

"Faccio parte del direttivo AIDO Cuneo/Borgo San Dalmazzo e partecipo attivamente alla vita associativa: riunioni, eventi, progettazione e attività di sensibilizzazione. Ma più che un ruolo, lo vivo come un percorso. Un cammino fatto di ascolto, crescita e responsabilità, perché quando si parla di vita e di scelte così profonde, non si smette mai di imparare"

Qual è stata la tua prima esperienza da volontaria e cosa ti ha lasciato? 

"Le mie prime esperienze di volontariato sono state accanto alle persone: bambini, anziani e persone con disabilità. È lì che ho iniziato a capire cosa significa davvero esserci per qualcuno. Con i bambini ho imparato la sincerità e la purezza del gesto. Con gli anziani ho imparato il valore dell’ascolto, dei tempi lenti, delle storie e dei silenzi. Con le persone con disabilità ho imparato a guardare oltre le apparenze, a vedere la persona nella sua essenza. Sono esperienze che mi hanno cambiata profondamente. Mi hanno insegnato che la relazione umana è fatta di presenza, di attenzione, di piccoli gesti che non fanno rumore ma restano dentro. Quando sono entrata in AIDO ho scelto di iniziare in punta di piedi, come uditrice. Sentivo che prima di parlare dovevo ascoltare, prima di spiegare dovevo capire davvero. Questo mi ha lasciato una consapevolezza profonda: non siamo lì per convincere, ma per accompagnare. Accompagnare le persone nei loro dubbi, nelle loro paure, nei loro tempi. Con rispetto, con delicatezza, con umanità". 

Quanto tempo dedichi al volontariato e come riesci a conciliarlo con la tua vita quotidiana? 

"Dedico una parte importante del mio tempo al volontariato, ma riesco a conciliarlo grazie alla mia famiglia, che è il mio equilibrio. In casa ci sosteniamo e ci aiutiamo, e questo rende possibile tutto il resto. Senza questo supporto sarebbe difficile, ma con questo supporto tutto trova il suo posto". 

"Quanto è importante il rapporto umano in quello che fai?"

"È il cuore di tutto. Non servono solo parole giuste, serve presenza vera. Serve ascolto, empatia, sensibilità. Il bene non si insegna solo a parole, si trasmette con i gesti. E questo vale nei bambini, nella vita quotidiana e nel volontariato. La cultura del dono nasce proprio così: da piccoli gesti, da relazioni autentiche, da uno sguardo che riconosce l’altro". 

Quali feedback ricevi dagli studenti quando vai nelle scuole?

"All’inizio spesso c’è timore ed è normale. È un tema che non sempre è stato affrontato in famiglia o è stato raccontato con informazioni incomplete. Poi però accade qualcosa: i ragazzi iniziano a fare domande, a confrontarsi, a riflettere. Quel timore si trasforma in curiosità e consapevolezza. E spesso il dialogo continua anche a casa, diventando un momento di crescita condivisa". 

C’è un pregiudizio o una paura sulla donazione che senti ripetere spesso? 

"Sì, la paura più grande è quella di non essere davvero morti al momento dell’espianto. È una paura comprensibile, ma nasce dalla mancanza di informazione. Per questo è fondamentale spiegare con chiarezza cosa significa morte cerebrale e quanto siano rigorosi i protocolli medici. La conoscenza è ciò che trasforma la paura in consapevolezza". 

C’è stato un momento o un incontro che ti ha particolarmente colpita durante il tuo percorso?

"Non c’è un solo momento, ma tanti. Ogni incontro, ogni testimonianza lascia qualcosa. Sono parole, storie e sguardi che restano e che, nel tempo, costruiscono una consapevolezza sempre più profonda". 

Pensi che i social media possano aiutare a diffondere la cultura della donazione? In che modo? 

"Sì, possono essere uno strumento importante, soprattutto per i più giovani. Possono diffondere informazioni corrette e soprattutto storie vere. Attraverso i social si può arrivare non solo alla mente, ma al cuore delle persone. E questo è fondamentale per aprire un dialogo su temi così delicati".

Che messaggio vorresti lasciare ai giovani indecisi riguardo alla donazione?

"Non abbiate paura di fermarvi, di pensare e di farvi domande. Per troppo tempo la donazione è stata avvolta dal silenzio, ma oggi abbiamo la possibilità di conoscerla davvero e di scegliere con consapevolezza. Dire sì alla donazione non è perdere qualcosa, è scegliere di lasciare che la vita continui attraverso di noi, trasformando un gesto semplice in una possibilità immensa per qualcun altro. La donazione è una scelta che nasce dalla consapevolezza e dal cuore. Parlatene, fate domande, ascoltate davvero. Anche il gesto più silenzioso può diventare infinito". 


 

Tommaso Puggioni

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MAGGIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU