Quante bellissime storie abbiamo raccontato, in questi anni, sugli animali soccorsi e curati dai volontari dei due CRAS delle Granda, quello di Bernezzo e quello di Racconigi.
Curati e rimessi in libertà, restituiti alla natura, perché i selvatici appartengono a lei e a nessun altro. Al punto che, nonostante a volte le cure di alcuni animali durino mesi, chi se ne occupa non entra mai in relazione con essi. Perché farlo significa condannarli alla cattività o, se rimessi nel loro ambiente, alla morte.
Quante volte lo ha detto Luciano Remigio, lo storico fondatore del Centro di Bernezzo e maestro dell'attuale responsabile, Matteo Attolico, questa mattina in conferenza stampa presso la sede della Provincia assieme alla responsabile del Cras di Racconigi, maggiormente votato al mondo dei volatili, Gabriella Vaschetti.
Con loro anche Federico Pellegrino, presidente dell'associazione Sideralis Aps e responsabile di un nuovo servizio provinciale, lo Sportello ambientale, che vuole essere una vera e propria "cassetta degli attrezzi" per amministrazioni e cittadini. Un numero unico e un canale Whatsapp per poter chiedere e ricevere informazioni e indicazioni utili sulle tematiche ambientali.
Sarà uno strumento di divulgazione e workshop. Tramite il canale, verranno trasmesse indicazioni ai cittadini su cosa fare – e cosa non fare – quando si incontra un animale selvatico in difficoltà.

La mattinata è stata anche l''occasione per presentare l'attività dei due centri, che collaborano da oltre 25 anni per salvare, curare e restituire alla libertà migliaia di animali selvatici. Un impegno quotidiano portato avanti grazie al lavoro di volontari, veterinari e operatori specializzati, ma anche grazie al sostegno delle istituzioni.
È questo il messaggio emerso durante l’incontro promosso dalla Provincia di Cuneo. Il presidente Luca Robaldo, ha voluto ringraziare tutti coloro che lavorano nei centri, sottolineando come garantiscano un presidio fondamentale per la biodiversità.
E' stata la dottoressa Vaschetti a presentare le attività e a dare i numeri.
Negli ultimi vent’anni gli interventi sono aumentati del 336%. Nel solo 2025 si stimano circa 3 mila animali soccorsi, mentre negli ultimi vent’anni i recuperi complessivi hanno raggiunto quota 26 mila. Un incremento costante, dovuto sia alla maggiore sensibilità delle persone sia agli effetti delle condizioni climatiche.
I centri operano grazie a un responsabile, due o tre collaboratori fissi, un veterinario e numerosi volontari. Ma è chiaro che, con questi numeri, serve un cambio di passo e anche un maggior sostegno da parte delle istituzioni, per poter garantire risorse economiche più solide e durature, anche da parte dei Comuni.
Grazie ai fondi ottenuti negli ultimi anni sono state realizzate nuove voliere per la riabilitazione, recinti, strutture dedicate e zone filtro per la quarantena degli animali.
Ma l’attività dei Cras non si limita alla cura e alla liberazione degli animali. I centri svolgono anche ricerca scientifica, censimenti, inanellamento e monitoraggi sanitari, oltre a progetti di radiotelemetria.
Importante anche il lavoro di supporto alla popolazione: assistenza telefonica e via mail e recuperi sul territorio. La provincia di Cuneo, è stato ricordato, è stata la prima in Piemonte a istituire due centri di recupero della fauna selvatica: oggi due dei tre Cras piemontesi si trovano proprio nel Cuneese.
Tra le iniziative promosse anche campagne contro l’inquinamento luminoso, corsi sulla corretta potatura del verde pubblico e attività di educazione ambientale.
Due strutture preziose. “I Cras – è stato ribadito da Attolico e dalla Vaschetti – sono un’attività istituzionale fondamentale per la tutela della biodiversità: un presidio scientifico e culturale capace di educare al rispetto dell’ambiente”.






