C’è un momento preciso, quasi sempre tra la fine di febbraio e l’inizio della primavera, in cui molti proprietari di abitazioni nei centri storici tornano a osservare le stesse tracce sui muri. Piccole bolle sotto la pittura. Intonaco che si gonfia in silenzio. Aloni irregolari vicino ai battiscopa. In certe case compare perfino un odore acre, difficile da definire, che resta sospeso nelle stanze meno arieggiate. Spesso si pensa a una perdita d’acqua, a un problema temporaneo, oppure alla semplice età dell’edificio. Poi passano i mesi, arriva l’estate, le superfici sembrano asciugarsi e tutto viene rimandato all’inverno successivo.
In molte abitazioni costruite decenni fa, soprattutto nei borghi storici e nei piccoli centri urbani del Nord Italia, il deterioramento delle pareti segue un ciclo lento ma costante. Le murature assorbono acqua dal terreno, i materiali trattengono sali minerali e l’umidità continua a salire anche quando la superficie appare asciutta. È una dinamica che coinvolge condomini, case indipendenti, locali commerciali al piano terra e persino edifici ristrutturati da poco.
Umidità nelle murature: i segnali che vengono sottovalutati
Uno degli errori più frequenti riguarda la tendenza a confondere l’umidità di risalita con la normale condensa domestica. In realtà i due fenomeni hanno origini diverse e richiedono interventi completamente differenti. La condensa si forma soprattutto per scarsa ventilazione e sbalzi termici; la risalita capillare, invece, interessa direttamente la struttura muraria.
I segnali sono spesso riconoscibili. La pittura tende a sfogliarsi nella parte bassa della parete. Gli intonaci diventano friabili. Compaiono efflorescenze biancastre dovute ai sali trasportati dall’acqua. In edifici particolarmente vecchi, soprattutto quelli realizzati con materiali porosi, il fenomeno può avanzare lentamente per anni senza provocare danni immediatamente evidenti.
In molte ristrutturazioni superficiali il problema viene coperto anziché risolto. Si ridipinge il muro, si applicano rivestimenti moderni oppure si utilizzano pitture impermeabilizzanti che finiscono per trattenere ancora più umidità all’interno della muratura. Il risultato, spesso, è un deterioramento accelerato.
Chi si occupa di recupero edilizio lo vede con una certa frequenza: appartamenti appena rinnovati che dopo pochi mesi mostrano già nuovi distacchi. In alcuni casi vengono sostituiti pavimenti e infissi senza affrontare la causa strutturale del degrado. La conseguenza è una continua manutenzione tampone che incide sui costi e non elimina davvero il problema.
Centri storici e abitazioni datate: perché il fenomeno è così diffuso
Nei centri storici il fenomeno interessa una quantità enorme di edifici. Le ragioni sono diverse. Molte costruzioni realizzate fino alla metà del Novecento non disponevano di moderne barriere impermeabili tra terreno e muratura. I materiali utilizzati allora - mattoni pieni, pietra naturale, malte tradizionali - hanno caratteristiche molto differenti rispetto alle soluzioni edilizie contemporanee.
Inoltre, numerosi edifici sono stati modificati nel tempo con interventi poco compatibili con la struttura originaria. Cementi troppo rigidi, intonaci sintetici, rivestimenti plastici: materiali pensati per bloccare l’acqua che, in presenza di murature antiche, finiscono talvolta per peggiorare la situazione.
Negli ultimi anni il tema è tornato centrale anche per un altro motivo. Molte persone stanno acquistando seconde case nei borghi o appartamenti da recuperare nei centri cittadini, attratte dal valore storico degli immobili. Una parte di questi acquirenti scopre solo dopo i primi mesi di permanenza problemi legati alla deumidificazione delle pareti, alla presenza di muffe o alla degradazione degli intonaci.
In diversi casi il danno non è soltanto estetico. L’umidità persistente altera la qualità dell’aria interna, rende più difficoltoso il riscaldamento degli ambienti e accelera il deterioramento di finiture e arredi. Alcuni proprietari raccontano di aver cambiato più volte mobili o battiscopa nelle stanze più esposte senza riuscire a capire l’origine reale del problema.
Interventi edilizi e materiali compatibili con le murature storiche
Quando si affronta il recupero di edifici soggetti a risalita capillare, la scelta dei materiali diventa decisiva. Negli interventi di restauro conservativo, soprattutto in contesti storici, molti tecnici stanno tornando a utilizzare malte a base di calce naturale, intonaci traspiranti e sistemi che permettono alla muratura di espellere gradualmente l’umidità.
Anche il tema della compatibilità tra materiali vecchi e nuovi è diventato centrale. Un muro costruito un secolo fa reagisce in modo diverso rispetto a una parete moderna in cemento armato. Per questo diversi operatori del settore suggeriscono analisi preliminari accurate prima di intervenire con soluzioni standardizzate.
Nel frattempo il problema continua a emergere soprattutto nei mesi freddi, quando le differenze di temperatura rendono più evidenti macchie, distacchi e deterioramenti superficiali. In molte città di provincia, tecnici e imprese edili parlano di richieste in aumento legate al recupero delle murature interne. Una parte significativa riguarda immobili ristrutturati da poco, segno che il tema viene ancora affrontato spesso in modo incompleto.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante della vicenda: l’idea che un edificio possa sembrare perfettamente recuperato all’esterno mentre, dietro uno strato di pittura fresca, continui lentamente ad assorbire acqua giorno dopo giorno.
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