Non soltanto concerti, ma esperienze costruite dentro i luoghi, tra repertori inconsueti, dialoghi culturali e nuove prospettive sonore. La sesta edizione di Colline in Musica prende avvio dal 2 al 7 giugno con quattro appuntamenti tra Guarene, Barolo, Torino e Cortazzone, in provincia di Asti, che entrano subito nel cuore del tema scelto per il 2026: “Radici”. Un’idea che il Festival declina non come semplice recupero del passato, ma come attraversamento continuo di tempi, culture e linguaggi differenti. Dai repertori di inizio Novecento alla musica contemporanea, dalla tradizione cinese fino alle nuove commissioni, i primi concerti costruiscono un percorso che mette in relazione memoria e presente.
“Il tema delle radici viene affrontato in molti modi diversi – spiega Adrian Pinzaru, oggi membro del comitato artistico del Festival dopo averne guidato la direzione artistica nelle passate edizioni –. Ci sono le radici territoriali, le radici della musica colta europea, ma anche quelle legate alle tradizioni musicali popolari e ai linguaggi che attraversano i secoli”.
IL DEBUTTO DELL’ORCHESTRA “MICHELANGELO ABBADO”
L’inaugurazione del Festival sarà martedì 2 giugno alle 18.30 al Castello di Guarene, nel tricentenario dell’apertura della residenza storica. Sul palco debutterà ufficialmente la nuova Orchestra da Camera “Michelangelo Abbado”, nata dall’evoluzione dell’ensemble LMR – Langhe Monferrato Roero e dedicata al violinista albese Michelangelo Abbado. Una scelta che rafforza il legame tra il Festival e il territorio piemontese, anche attraverso il repertorio proposto: dalle Invenzioni di Giorgio Federico Ghedini, fino alla nuova commissione affidata al giovane compositore torinese Gioele Pierro e al Divertimento per archi di Béla Bartók.
“Il concerto del 2 giugno rappresenta perfettamente il tema delle radici – osserva Pinzaru –. Il compositore Gioele Pierro ha preso la più antica testimonianza di musica scritta arrivata fino a noi e l’ha trasformata in una composizione contemporanea. È un vero ponte temporale tra passato e presente”. Lo stesso programma inaugurale presenterà anche una scrittura orchestrale poco convenzionale, con il brano di Ghedini che unirà archi, timpani e percussioni in una combinazione sonora rara nel repertorio concertistico.
LA CINA ARRIVA A BAROLO
Il Festival proseguirà venerdì 5 giugno alle 18.30 al Castello comunale Falletti di Barolo, al suo debutto nel festival, con l’Ensemble del Conservatorio di Chengdu, una delle istituzioni musicali più importanti della Cina e dell’Asia. Il concerto accosterà il Quartetto op. 25 di Brahms a musiche della tradizione cinese, rafforzando quella dimensione internazionale che negli anni è diventata una delle cifre distintive della rassegna.
“Il Conservatorio di Chengdu porta dentro il Festival una tradizione culturale molto forte – sottolinea Pinzaru –. Anche questo significa parlare di radici: mettere in dialogo culture musicali differenti senza trasformarle in semplice curiosità folkloristica”.
ALL’ARCHIVIO DI STATO TRA MUSICA E SPAZIALITÀ
Uno degli appuntamenti più particolari della prima settimana sarà quello di sabato 6 giugno alle 18.30 nelle “Sezioni Riunite” dell’Archivio di Stato di Torino, altra nuova location del Festival.
Qui l’Ensemble del Conservatorio di Chengdu tornerà protagonista insieme al violoncellista Claudio Pasceri, in un concerto che unirà la prima esecuzione assoluta della Trio sonata in si bemolle maggiore di F.S. Roberti di Castelvero, brani della tradizione cinese e composizioni contemporanee. Ma il vero elemento distintivo sarà la costruzione dello spazio sonoro.
“Non sarà soltanto un concerto, ma anche un’esperienza di spazialità – racconta Pinzaru –. Il pubblico verrà disposto in modo non convenzionale, quasi dentro una forma di musica spaziale”.
Il concerto offrirà anche l’occasione di scoprire uno dei nuovi luoghi entrati nel percorso del Festival. “L’Archivio di Stato è una sede straordinaria e grazie alla musica il pubblico potrà vivere e conoscere uno spazio storico spesso poco frequentato”. Agli ospiti del concerto è offerta la possibilità di prendere parte a una visita guidata, alle ore 17.30, attraverso l’Archivio di Stato – Sezioni Riunite, con ingresso da via Carlo Ignazio Giulio 25/A.
A CORTAZZONE LE RADICI DELLA MUSICA EUROPEA
La prima settimana di Colline in Musica si chiuderà domenica 7 giugno alle 18.30 nella Chiesa Romanica di San Secondo a Cortazzone, con l’Ensemble Armoniosa impegnato in un programma dedicato alla musica italiana tra Sei e Settecento. Vivaldi, Händel, Geminiani, Platti e Albinoni accompagneranno il pubblico dentro quelle radici musicali che hanno contribuito alla nascita della tradizione colta europea.
“La musica italiana del Seicento e del Settecento è alla base di gran parte dello sviluppo della musica classica occidentale – evidenzia Pinzaru –. Il periodo pre-barocco italiano ha costruito molte delle fondamenta della musica colta che conosciamo oggi”.
Dietro la costruzione del cartellone rimane anche una precisa idea culturale del Festival: proporre repertori meno scontati, creare connessioni tra luoghi e linguaggi e offrire al pubblico esperienze capaci di sorprendere. “Quando si parla di turismo culturale si pensa spesso ai repertori più conosciuti – conclude Pinzaru –. In realtà il pubblico ha bisogno di stimoli, di scoprire cose nuove e di vivere esperienze che non siano convenzionali”.
Il Festival Colline in Musica è realizzato da MUST in collaborazione con I’m Exchange Association. Tutti i concerti inizieranno alle 18.30. Programma completo su www.roeroculturalevents.it





