Economia - 28 maggio 2026, 06:09

Produzione industriale in Granda: primo trimestre dell'anno in aumento (+2,8%) rispetto all’analogo periodo dello scorso anno

Tutti gli indicatori hanno registrato segnali positivi: gli ordinativi interni (+2,1%) sono stati accompagnati dagli ordinativi esteri (+0,6%); il fatturato complessivo è aumentato del 2,2% col contributo della componente estera (+2,5%) e il grado di utilizzo degli impianti si è attestato al 65,43%

Foto Jon Kline (Pixabay)

Foto Jon Kline (Pixabay)

Nel I trimestre 2026 la produzione industriale in provincia di Cuneo ha registrato una variazione positiva del 2,8% rispetto all’analogo periodo del 2025, in linea con il dato regionale (+2,3%). 

Quello cuneese è un buon risultato che mostra come le imprese del territorio, in una situazione estremamente complessa e segnata da una significativa instabilità economica con prezzi oscillanti, a causa del protrarsi dell’invasione russo-ucraina e del rilevante impatto sulle economie e sui commerci mondiali del più recente conflitto in Medio Oriente, hanno saputo reagire fornendo risposte concrete.

Il risultato emerge dalla 218ª “Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera” realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli Uffici studi delle Camere di commercio provinciali nei mesi di aprile e maggio 2026 con riferimento ai dati del periodo gennaio-marzo 2026. La ricerca ha coinvolto 1.733 imprese industriali piemontesi, di cui 270 cuneesi che vantano 13.770 addetti e un valore di circa 4,9 miliardi di euro di fatturato. 

Nel I trimestre dell’anno tutti gli indicatori della provincia di Cuneo hanno registrato segnali positivi: gli ordinativi interni (+2,1%) sono stati accompagnati dagli ordinativi esteri (+0,6%); il fatturato complessivo è aumentato del 2,2% con il contributo della componente estera (+2,5%) e il grado di utilizzo degli impianti si è attestato al 65,43%.

"I dati del primo trimestre testimoniano la straordinaria resilienza del nostro tessuto manifatturiero, capace di superare la media regionale. Le performance delle grandi aziende e il picco del comparto tessile dimostrano la flessibilità strutturale delle imprese cuneesi. Tuttavia, le previsioni fortemente guardinghe degli imprenditori per i prossimi mesi suggeriscono di non abbassare la guardia. Dobbiamo consolidare la fiducia, sostenendo l'export e gli investimenti interni per blindare una crescita che, pur incoraggiante, si muove in uno scenario globale ancora instabile” - afferma il presidente della Camera di commercio Luca Crosetto.  

A sostenere l’andamento complessivo della produzione industriale cuneese nel I trimestre 2026 è il comparto tessileabbigliamento che ha registrato la crescita più significativa con un incremento del 9,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta tuttavia di un settore che, pur mostrando la variazione più ampia, ha un peso relativamente contenuto sul totale della produzione manifatturiera provinciale. Seguono le altre industrie manifatturiere (+3,2%), le industrie alimentari (+2,9%) e le industrie metalmeccaniche (+2,1%).

Analizzando il profilo dimensionale del campione delle imprese intervistate si segnala una tendenza positiva per quasi tutte le tipologie di impresa, in particolare per quelle di grandi dimensioni (250 addetti e più) che registrano una variazione della produzione industriale, rispetto al I trimestre del 2025, pari a +6,8%.

Nel complesso, dall’indagine emerge un atteggiamento piuttosto prudente da parte delle imprese manifatturiere provinciali rispetto ai prossimi tre mesi. Solo un’impresa su cinque si aspetta un possibile aumento della produzione, mentre una su quattro prevede che i livelli possano ridursi. Le attese su fatturato e ordinativi mostrano una dinamica simile: la quota di imprese che prevede un peggioramento supera quella che si attende un miglioramento.

LE IMPRESE MANIFATTURIERE DEL CUNEESE E LE MISURE ADOTTATE PER MITIGARE L’INSTABILITÀ IN MEDIO ORIENTE

Al campione, costituito da 270 imprese manifatturiere cuneesi, è stato chiesto di rispondere a una serie di domande relative alle strategie adottate per mitigare gli effetti dell’instabilità in Medio Oriente.

Dall’analisi emerge che, nel complesso, la provincia di Cuneo riporta, in generale, dati allineati rispetto alle altre province piemontesi e alla media regionale.

Oltre 6 imprese intervistate su 10 affermano di essere esposte in modo indiretto (per costi logistici, energetici o materie prime) all’instabilità in Medio Oriente.

Il campione è pressoché unanime nell’affermare che l’impatto sull’aumento dei costi energetici va dal moderato al significativo. Per ciò che riguarda l’aumento dei costi delle materie prime oltre la metà afferma che l’incidenza è rilevante; per le difficoltà di approvvigionamento di materie prime e componenti circa il 50% delle intervistate considera le ripercussioni moderate e 3 su 10 dice di non averne avute. Sale a 4 su 10 chi non ha avuto conseguenze sui tempi di trasporto (rotte deviate/allungate), mentre oltre 1 su 3 sostiene che l’aumento dei costi di trasporto e noli è indicativo. Oltre la metà dei rispondenti sostiene di aver registrato un incremento moderato/significativo nei costi assicurativi dei trasporti e nella liquidità e negli incassi (ritardi pagamenti), ma nessun impatto rispetto al calo della domanda estera.

Oltre la metà delle intervistate dichiara di non aver intrapreso o di non prevedere specifiche azioni per fronteggiare le criticità derivanti dal conflitto, mentre 1 su 3 ribadisce di aver rivisto le politiche di prezzo per coprire i maggiori costi di logistica ed energia. Le azioni rispetto agli investimenti produttivi e la ricerca& sviluppo/innovazione vedono la metà del campione sostenere che saranno rinviate, mentre 1 su 4 intende portarle avanti. Per ciò che concerne i processi di internazionalizzazione e la transizione green/energetica solo 1 impresa su 4 intende confermarli, mentre oltre 7 su 10 immagina di sospenderli o rinviarli.

C. S.

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