Accelerare sugli interventi di depopolamento dei cinghiali è una priorità non più rinviabile per tutelare le imprese agricole, gli allevamenti e l’intera filiera suinicola della Granda. Coldiretti Cuneo torna a richiamare la necessità di aumentare in modo concreto ed efficace le azioni di contenimento della specie, la cui presenza resta ancora troppo elevata sul territorio provinciale.
Il problema riguarda sia i danni alle coltivazioni, che continuano a pesare sui bilanci delle aziende agricole anche quando non vengono denunciati per esasperazione, sia il rischio sanitario legato alla peste suina africana. Con l’arrivo del caldo estivo è fondamentale mantenere alta l’attenzione e rafforzare tutte le misure di prevenzione e controllo. La diffusione incontrollata dei cinghiali resta infatti uno dei principali fattori di pressione sulla biosicurezza degli allevamenti e sulla tenuta economica di una filiera strategica per la provincia di Cuneo.
La filiera suinicola della Granda conta circa 800 aziende e quasi 900.000 capi, destinati soprattutto ai circuiti tutelati delle principali DOP italiane, tra cui il Prosciutto di Parma e il Prosciutto di San Daniele.
Serve quindi un cambio di passo, a partire dalle aree oggi più esposte e sensibili rispetto al fronte di avanzamento della peste suina africana. È il caso, in particolare, degli ATC CN4 e CN5, ambiti che richiedono la massima attenzione sia per la loro collocazione territoriale sia per l’elevata pressione della specie.
In questi due ATC si registrano valori di densità compresi tra 9,1 e 12,5 cinghiali per chilometro quadrato ovvero una popolazione che può arrivare fino a circa 11.500 cinghiali.
A fronte di questi numeri, nell’ultima stagione venatoria sono stati abbattuti nei due ATC poco più di 2.500 cinghiali: un livello assolutamente insufficiente rispetto alla pressione esercitata dalla specie, tanto più in aree così sensibili per il contenimento della PSA. Il quadro è reso ancora più preoccupante se si analizza il trend degli ultimi anni, da cui emerge una progressiva diminuzione dei capi abbattuti, pari a circa il 15% annuo (-18% nel 2025). Su questi due ATC hanno poi pesato anche le restrizioni commissariali sulla caccia tradizionale legate alla PSA, il cui impatto è stato fortunatamente neutralizzato dall’aumento dei capi abbattuti attraverso l’attività di controllo che si conferma una strategia vincente.
“Le imprese agricole, da anni, subiscono danni ingenti alle colture e convivono con una situazione che mette a rischio il loro lavoro quotidiano. Servono interventi di depopolamento più rapidi, coordinati e incisivi, perché la presenza dei cinghiali è ancora troppo elevata in molte aree del nostro territorio”, afferma Enrico Nada, Presidente di Coldiretti Cuneo.
“La filiera suinicola cuneese ha un peso economico fondamentale e le aziende hanno investito molto in biosicurezza. La riduzione concreta del numero dei cinghiali è un passaggio essenziale per contenere il rischio sanitario, arrivare all’eradicazione della peste suina africana e garantire prospettive alle imprese”, aggiunge Francesco Goffredo, Direttore di Coldiretti Cuneo.





