Gusto e Gusti - 03 giugno 2026, 06:00

Il Gramsci: i piatti di Nicola di Tarsia restituiscono alla cucina dello storico ristorante torinese una sua identità finalmente precisa e accattivante

La riapertura di questo locale storico da parte della famiglia Damilano è stata una scommessa coraggiosa. Certo travagliata nel trovare il format giusto, ma capace proprio grazie a questo non facile percorso di arrivare a un traguardo reso ora promettente da una cucina con le idee chiare

Il Gramsci: i piatti di Nicola di Tarsia restituiscono alla cucina dello storico ristorante torinese una sua identità finalmente precisa e accattivante

Inutile nasconderselo: le vicende attraversate dalla cucina de Il Gramsci in questi ultimi anni, dopo la decisione della famiglia Damilano di riaprire questo locale storico di Torino, a due passi da via Roma, non sono state proprio lineari: l’impressione è sembrata a lungo quella trovarsi di fronte ad una cucina sempre alla ricerca di sé stessa, ma ancora lontana dal trovare una rotta precisa da seguire. Ed è proprio questa rotta invece che, in modo forte e chiaro, mi è sembrato di registrare nella mia ultima cena in questo ristorante, dopo che a prenderne definitivamente il timone è stato Nicola di Tarsia: uno chef dal carattere forse non facilissimo e tuttavia dalle notevoli capacità e dalla vasta esperienza. Forgiatosi fin da ragazzo nella mitica “tavola calda” dei Fratelli Ansaldi, nel 2009 avrebbe aperto a Torino un ristorante tutto suo: quel Berbel, ai cui tavoli non era insolito trovare importanti calciatori dell’epoca e, piuttosto spesso quando soggiornava a Torino, persino l’AD Fiat Sergio Marchionne. E fu proprio in quel periodo che la sua collaborazione con Gianfranco Vissani, conosciuto nel 2002, sarebbe diventata sempre più stretta, portando “Nico” nel 2017 a cucinare anche negli studi di “Porta a Porta”. Uno chef dunque con tutte le carte in regola per far giocare al Gramsci finalmente una bella partita. 


 

Se a connotare una cena è la qualità

E che Il Gramsci abbia nuovamente ritrovato un suo “stile”, capace di impostare le linee della cucina, mi è parso chiaro fin dai due benvenuti dello chef: un consistente e ben equilibrato Sgombro in carpione 

e un’essenziale Minestra asciutta di pane, fave, peperone e patanegra, nella quale la gestione di gusti e sapori basta da sola a far capire che la serata sta prendendo il verso giusto. 

Ora però si parte davvero con Il Crudo di ricciola con pomodori, mozzarella di bufala e acciughe di Sciacca: una sfida, decisamente riuscita, di abbinare ingredienti che tuttavia non sovrastano mai la ricciola, lasciandole sempre giocare il suo ruolo da protagonista. 

A seguire – come si direbbe in una cucina come si deve – il piatto per cui sono venuto: quel “il mio spaghetto” che ha accompagnato lo chef in ogni tappa della sua avventura e che qui si è trasformato ne Lo spaghetto di Nico. Il rischio di riprovare un piatto che si è rivelato capace più volte di dare emozioni è quello di restare delusi. Ma non è questo il caso: quel piatto di semplici spaghetti aglio, olio, peperoncino, con la pur non irrilevante aggiunta dell’astice, per me resta sublime: cottura perfetta, astice saporito e una nota piccante che, anziché disturbare, lascia un piacevole retrogusto. 

Del tutto in linea con le mie aspettative anche L’orecchio d’elefante, reso croccante da un'inedita impanatura di tarallucci. 

Finale affidato alla squisita freschezza del Gelato al Fiordilatte "Il Gramsci", servito con i suoi accompagnamenti: la ganache al cioccolato, il caramello al Grand Marnier e arancia, il crumble di paste di meliga. Questi ultimi sicuramente intriganti, ma tuttavia incapaci di aggiungere davvero un guizzo ulteriore ad un gelato capace di bastare a se stesso. 


 

L'equilibrio della tavola

Il taglio del locale, sia per storia che per frequentazioni, resta inevitabilmente un po’ fighetto. A confermarlo sono: sia l’ambientazione delle sale, dove il contrasto tra pareti raffinate e pareti a mattoni grezzi lavati a calce restituisce un’atmosfera tesa a trasmettere un’elegante informalità; sia i tavoli di diverse dimensioni che, ben distanziati tra loro e funzionali anche a pranzi di lavoro, sono apparecchiati con accurata leggerezza. All’interno di questo scenario, il servizio si muove con professionalità e disinvoltura, stabilendo con chi è seduto ai tavoli un’empatica complicità. La carta dei vini, ampia e ben strutturata, evidenzia una spiccata attenzione per le etichette della famiglia Damilano. Interessante la presenza anche di bottiglia di piccolo formato. Prezzi, un po’ all’insù, giustificati però sia dalla qualità delle materie prime, sia dal livello della loro lavorazione, sia infine dall’ efficiente servizio. Tutti aspetti che, nel loro insieme, vi indurranno a tornare.


 

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IL GRAMSCI
Tipologia locale: Ristorante
Indirizzo: Via Antonio Gramsci, 12 A – Torino 

Telefono: (+39) 011 540635 

Sito web: www.ristoranteilgramsci.it 
Prezzi: antipasti (15–28€), primi (18–36€), secondi (29–39€), contorni (8€), dolci (10-12€), coperto (4€). 
Servizi: proposte vegetariane, animali ammessi, dehors
Ultima visita: maggio 2026
Sensazioni al volo: La cucina de Il Gramsci trova finalmente una rotta precisa grazie alla mano esperta di Nicola di Tarsia, capace di governare con equilibrio sia i crudi di pesce che i grandi classici. In sale dall'eleganza disinvolta, i piatti convincono per gusto e equilibrio, assecondati da un empatico servizio.

Piergiuseppe Bernardi

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