Cuneo e valli - 04 giugno 2026, 10:47

La fotografia racconta la memoria: due mostre inaugurano il Cultural Village in Valle Grana

Nel fine settimana del 13 e 14 giugno a Pradleves e Monteroso Grana si espongono i lavori di Graziano Panfili e Valentina Vannicola

“Luciano” – Valle Grana, 2025 – Graziano Panfili dalla serie “Gli occhi della valle”

“Luciano” – Valle Grana, 2025 – Graziano Panfili dalla serie “Gli occhi della valle”

Fine settimana dedicato alla fotografia quello di sabato 13 e domenica 14 giugno in Valle Grana. Sabato 13 alle 11.30 a Pradleves, in Borgata Cialancia 36, si terrà l’inaugurazione della mostra del fotografo romano Graziano Panfili, dal titolo “Gli occhi della valle”; alle 15, presso la Cappella San Sebastiano di Monterosso Grana, inaugura invece “Filò”, la mostra dell’artista romana Valentina Vannicola. Le mostre sono a cura dell’associazione di promozione sociale FormicaLab di Cuneo, nata per indagare il paesaggio contemporaneo in Italia. Le due esposizioni si tengono all’interno del progetto “Cultural Village”, una due giorni tra escursioni, mostre e approfondimenti, organizzata rispettivamente dai Comuni di Monterosso Grana e Pradleves e diversi partner con un approccio attivo alla memoria, ultimo atto del PNRR Borghi, gestito dal Ministero della Cultura con fondi NextGenerationEU. La mostra di Graziano Panfili sarà visitabile nel giorno dell’inaugurazione, prima di spostarsi in una nuova location all’interno del Valle Grana Cultural Village. Il lavoro di Valentina Vannicola sarà invece fruibile anche domenica 14 giugno dalle 10 alle 18 presso la Cappella San Sebastiano di Monterosso Grana. Altre date: venerdì 26 giugno dalle 14 alle 18, sabato 27 e domenica 28 giugno dalle 10 alle 18; venerdì 3 luglio dalle 14 alle 18 e sabato 4 e domenica 5 luglio dalle 10 alle 18. L’ingresso è libero, per maggiori informazioni scrivere a formicalabaps@gmail.com.

“Gli occhi della valle” nasce dal desiderio di costruire una memoria collettiva della Valle Grana attraverso i volti dei suoi abitanti. L’intento non è soltanto documentare una comunità, ma restituire la presenza umana di un territorio che vive nei suoi silenzi, nelle sue trasformazioni e nella relazione profonda tra persone e paesaggio. I ritratti in bianco e nero cercano un contatto diretto e autentico con gli abitanti della valle, trasformando ogni volto in una testimonianza di appartenenza, resistenza e identità. L’approccio autoriale vuole sottrarre l’immagine alla semplice funzione descrittiva per renderla esperienza emotiva e simbolica: ogni persona ritratta diventa parte di un racconto più ampio, quello di una comunità che continua a esistere attraverso la memoria condivisa. L’installazione immersiva amplia questa ricerca, unendo le immagini ai suoni naturali – acqua, vento, pioggia, uccelli – per creare una dimensione sensoriale capace di evocare il tempo e l’atmosfera del luogo. Il paesaggio sonoro accompagna i ritratti come una presenza invisibile, rendendo il territorio stesso protagonista dell’opera. Il progetto vuole così interrogare il rapporto tra memoria e contemporaneità, tra archivio e identità, lasciando alla comunità un patrimonio visivo e umano che possa attraversare il tempo. Non una celebrazione nostalgica, ma un atto di ascolto e restituzione verso chi abita la valle e ne custodisce, quotidianamente, la storia.

“Filò” – termine che richiama le tradizionali veglie serali nelle stalle, occasioni di condivisione e trasmissione orale dei racconti popolari – nasce dall’incontro di Valentina Vannicola con gli abitanti, il territorio e l’immaginario leggendario di San Felice del Benaco, piccolo centro affacciato sulle rive del lago di Garda. Attraverso una pratica artistica fondata sulla ricerca, sulla messa in scena fotografica e sul coinvolgimento diretto delle comunità locali, il progetto restituisce una narrazione corale in cui memoria, tradizione e paesaggio si intrecciano. Le immagini evocano la storia di una comunità di pescatori che tenta di catturare la luna per sottrarsi all’oscurità della pesca notturna, insieme ad altri racconti che testimoniano il legame profondo tra l’uomo e la natura, percepita al tempo stesso come presenza generatrice, forza misteriosa e risorsa essenziale. Le fotografie, esito di una ricerca lenta e stratificata, si configurano così come dispositivi narrativi collettivi, capaci di tradurre il patrimonio orale e simbolico del territorio in una dimensione visiva sospesa tra realtà e immaginazione.

Graziano Panfili

È un artista poliedrico approdato alla fotografia dopo molti anni dedicati al disegno, alla pittura e all’illustrazione fumettistica. Completati gli studi in Arte e Comunicazione, si specializza in reportage presso la scuola di fotografia “Graffiti” di Roma. Oggi, rappresentato dalla prestigiosa galleria “Donzella Ltd” di New York, vive a Roma e si sposta per lavoro tra l’Italia e l’estero.

Valentina Vannicola

Nata a Roma nel 1982 e laureata con una tesi in Filmologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, conduce una ricerca incentrata sul rapporto tra letteratura e fotografia e, più in generale, sulla capacità di quest’ultima di dare forma a storie. La sua pratica artistica è riconducibile al genere della staged photography. Le sue opere hanno ricevuto diversi premi, sono presenti in collezioni pubbliche e private e sono pubblicate in cataloghi e riviste.

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