"Il suono tradizionale delle campane non venga sospeso".
È questo l'appello che un nutrito gruppo di parrocchiani di Clavesana, residenti in frazione Lo Sbaranzo, rivolgono a Monsignor Egidio Miragoli, vescovo della Diocesi di Mondovì, attraverso una petizione che sta circolando in paese.
"La petizione è nata - ci spiegano i residenti - perché gli acquirenti della casa vicino alla cappella di Sant'Antonio, vogliono avviare un'attività ricettiva e hanno chiesto di sospendere il sono delle campane dalle 22 alle 7. A noi dispiace soprattutto perché non siamo stati minimamente coinvolti in questa decisione, che ci troviamo a subire".
Non si tratta di un vezzo, di un'abitudine o di un capriccio, ma di un legame di fede e di cuore, perché sono stati proprio i residenti, nel 1994, a contribuire alla sostituzione della campana.
"Per noi poi - proseguono - c'è anche un legame affettivo. Prima che le campane fossero automatizzate, infatti, a prendersi cura dei rintocchi era il signor Antonio, ex proprietario della casa venduta".
Il parroco del paese preferisce non intervenire nel merito della vicenda e così i cittadini hanno scritto al vescovo: "Abbiamo appreso che si valuta la sospensione del suono delle campane della nostra chiesa, a seguito della richiesta di un acquirente di un immobile vicino che intende avviare una struttura ricettiva.
Eccellenza, Le chiediamo di valutare con attenzione questa decisione perché le campane di Sant’Antonio allo Sbaranzo non sono un “rumore”, ma il cuore pulsante di una comunità che vive del lavoro nei vigneti da generazioni
Le campane suonano solo le ore e in occasione delle celebrazioni. Non c’è suono continuo. I rintocchi sacri scandiscono il tempo per chi lavora nei campi fin dall’alba e richiamano la comunità per le poche, sentite celebrazioni a festa e a lutto. È un suono misurato, essenziale, parte della nostra giornata da secoli.
Sono una tradizione centenaria. Per noi segnano il ritmo del lavoro, della preghiera e della vita familiare. Sono memoria dei nostri padri e dei nostri nonni vignaioli. Spegnere le campane significherebbe interrompere un filo che ci lega alla nostra storia.
Ci dispiace che il parroco non abbia prima confrontato la comunità che ogni giorno vive e custodisce la chiesa. Avremmo voluto poter spiegare il valore che le campane hanno per noi e cercare insieme una soluzione.
Non ci opponiamo al diritto di chi avvia un’attività turistica. Chiediamo però che venga tutelato anche il diritto di una comunità intera a conservare il proprio segno identitario. Siamo disponibili al dialogo per valutare insieme qualsiasi accorgimento tecnico sul volume, nel pieno rispetto delle normative comunali sulla quiete pubblica.
Eccellenza, La preghiamo di intervenire affinché il suono tradizionale delle campane non venga sospeso e di favorire un incontro con la comunità prima di ogni decisione definitiva".





