Un viaggio alla riscoperta delle radici linguistiche del territorio, tra aneddoti, battute e sketch teatrali. Paolo Tibaldi e Oscar Barile saranno i protagonisti dell’incontro dedicato alla lingua piemontese in programma mercoledì 17 giugno alle ore 18 in sala Riolfo, all'interno del cortile della Maddalena di Alba.
L'evento è promosso dall’Associazione Culturale Giulio Parusso in collaborazione col settimanale "Gazzetta d’Alba".
L’iniziativa prende spunto dal nuovo libro dell’attore e regista Paolo Tibaldi intitolato "Abitare il Piemontese - Una lingua raccontata in oltre 400 parole".
Il volume, edito da Edizioni San Paolo, raccoglie i frutti di una rubrica pubblicata dal periodico albese. Saranno proprio le 430 parole raccolte, studiate e pubblicate in ben nove anni di lavoro a condurre il pubblico attraverso l’evoluzione dell'identità linguistica locale.
Durante l'appuntamento, Oscar Barile e Paolo Tibaldi coinvolgeranno i presenti recitando alcuni brani tratti da "Carvè" e da "Luna Park", due storiche commedie nate dalla penna di Barile, fondatore della compagnia teatrale Il Nostro Teatro di Sinio, che da decenni si impegna a raccontare ed esaltare la civiltà e la tradizione piemontese attraverso il palcoscenico.
"Si tratta di un evento al quale tenevamo particolarmente – spiega l’avvocato Roberto Ponzio, presidente dell’Associazione Culturale Giulio Parusso –. Il piemontese rappresenta una parte importante del nostro patrimonio culturale. Un lessico che ci riporta indietro nel tempo e che personalmente rappresenta il richiama a un’infanzia nel quale era questa la lingua con la quale si comunicava con genitori, nonni e zii. In casa nostra si parlava esclusivamente piemontese e questo era anche un modo per evitare errori sintattici e grammaticali, di incorrere in strafalcioni. Con nostalgia ricordo due massime che i miei genitori ripetevano e che rappresentavano una stella polare: 'a val pì un bon nom, ch’tuti ij sòld del mond' (vale più un buon nome che tutti i denari del mondo) e 'pi poch a s’travaja, pì a s’ven pigher' (meno si lavora e più ci si impigrisce)".





