“Guardando le dinamiche politiche di Cuneo dopo tanti anni passati all'interno delle istituzioni, credo sia arrivato il momento di fare una riflessione franca, da amministratore e da cittadino, senza alcun fine elettorale personale. Oggi la situazione economica di molti cittadini e famiglie è delicata e complessa: non ci si possono più permettere errori, incapacità o, peggio ancora, la totale mancanza di idee”.
Vincenzo Pellegrino, capogruppo consiliare di Centro per Cuneo, affida ai social una sua riflessione che, dato il ruolo del personaggio, non può essere derubricata a semplice considerazione personale.
Pensieri, i suoi, che, data la delicata congiuntura politico-amministrativa del capoluogo, lasciano intendere che qualcosa di traumatico stia per consumarsi in municipio. Anche perché il passaggio successivo è ancora più esplicito.
“È arrivato il momento – scrive Pellegrino - che qualcosa cambi davvero. Troppo spesso si ha l'impressione che la politica locale si stia riducendo a pura rappresentanza, fatta di presenze a convegni, inaugurazioni, tagli di nastri e continui viaggi. I passaggi istituzionali sono importanti, ci mancherebbe, ma non possono sostituire l'azione amministrativa reale”.
E poi una valutazione che suona come un j’accuse, nemmeno troppo velato, all’azione della giunta.
“Se oggi la macchina comunale si muove e produce, il merito – considera il capogruppo del gruppo di maggioranza più numeroso in Consiglio comunale - va dato soprattutto alla solidità e alla competenza della struttura tecnica e dei dirigenti storici che portano avanti il lavoro profondo. Poche eccezioni esistono. Dalla politica, però – osserva - è lecito aspettarsi qualcosa in più: servono idee, coraggio e, soprattutto, una visione strategica che guardi ai prossimi trent'anni e non alle scadenze del quotidiano”.
Le valutazioni di Pellegrino si spingono oltre.
“Per troppo tempo – afferma - il vecchio sistema ha premiato il quieto vivere, il consenso basato sulla pura visibilità e quei compromessi detti solo per accontentare tutti senza mai rischiare o proporre nulla di concreto. Ma una città non cresce così. L'attenzione e le decine di migliaia di visualizzazioni che ha suscitato di recente sui social il Progetto Città per Cuneo è la dimostrazione che i cittadini hanno fame di contenuti reali e di pianificazione. È il segno evidente che c'è spazio per un modo diverso di fare le cose e che la gente vuole discutere di prospettive vere”.
Riflessioni che appaiono – senza voler essere dietrologi - come un vero e proprio “assist” alla scesa in campo di Enrico Collidà.
“Cuneo – rileva ancora Pellegrino - è piena di persone in gamba che hanno ampiamente dimostrato nel privato, nel mondo del lavoro e nel volontariato di saper fare grandi cose contando solo sulle proprie forze e senza l'aiuto di nessuno. Immaginiamo cosa potrebbero realizzare queste eccellenze se messe alla guida di un esecutivo cittadino. Proprio per questo serve una visione autenticamente civica: l'ideologia non fa bene a un'amministrazione comunale, che dovrebbe invece operare sempre con il buon senso del buon padre di famiglia, badando alla concretezza e ai bisogni reali delle persone.
Il nostro territorio – aggiunge - ha un disperato bisogno di un rinnovamento profondo che parta da un presupposto fondamentale: rimettere la meritocrazia al centro”.
Le conclusioni del leader di Centro per Cuneo lasciano pochi margini di dubbio al fatto che la rottura in seno alla maggioranza sia prossima.
“Occorre iniziare a costruire una squadra nuova, un'alternativa forte basata sulle competenze reali, sulle capacità e sul valore aggiunto che ognuno può dare, lasciando da parte le vecchie logiche consolidate. Questa non è una critica fine a se stessa e nemmeno l'inizio – mette le mani avanti il capogruppo centrista - di una mia campagna elettorale, dato che non so ancora cosa farò da grande. Vedo che, come giardiniere, ottengo risultati migliori rispetto al ruolo di consigliere. È semplicemente l'analisi di chi ama questa città e crede che il suo futuro vada finalmente progettato con il merito, la visione e il lavoro, e non soltanto gestito con l'apparenza”.
A buon intenditor poche parole: chi ha orecchie per intendere intenda.





