Un progetto nato in Piemonte che continua a espandersi portando con sé un modello di inclusione sociale fondato sul lavoro. È stato inaugurato oggi nella Casa Circondariale di Rovigo un nuovo laboratorio produttivo per la realizzazione di pane e lievitati artigianali destinati al settore HoReCa, promosso da Panaté Società Benefit insieme alla Cooperativa Sociale Solidarietà.
Un’iniziativa che parla anche cuneese: il modello Panaté è infatti già presente negli istituti penitenziari di Cuneo e Fossano, oltre che a Torino, Padova e nel laboratorio esterno di Magliano Alpi. Una rete in crescita che punta a coniugare qualità produttiva e valore sociale, offrendo ai detenuti percorsi concreti di formazione e reinserimento.
All’inaugurazione hanno preso parte istituzioni, rappresentanti dell’amministrazione penitenziaria, imprese e realtà del terzo settore, a testimonianza di un progetto che si fonda sulla collaborazione tra pubblico e privato. «Nessuno realizza un’iniziativa come questa da solo – ha sottolineato Davide Danni, CEO di Panaté –. È una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e cooperative».
Il laboratorio si inserisce in una filiera produttiva reale, sostenuta anche da partnership con aziende come Autogrill, già coinvolta nella distribuzione dei prodotti. Un elemento chiave per garantire continuità e sostenibilità al progetto, superando la logica delle iniziative isolate.
«Il lavoro in carcere non può vivere solo di buone intenzioni – è stato ribadito durante l’incontro – ma deve essere qualità, professionalità e mercato». Un principio che trova applicazione concreta nei laboratori Panaté, dove i detenuti acquisiscono competenze spendibili anche una volta terminato il percorso detentivo.
Significativa anche la riflessione emersa durante la giornata: «La pena termina con una sentenza, ma il futuro si costruisce con opportunità reali». Un concetto che riassume l’obiettivo del progetto, sintetizzato nello slogan “Condannati a fare cose buone”.
La nuova apertura di Rovigo rappresenta dunque un ulteriore passo in un percorso nato proprio in Piemonte e che vede nel territorio cuneese uno dei punti di riferimento. Un’esperienza che dimostra come il lavoro possa diventare uno strumento concreto di inclusione, capace di restituire dignità, competenze e prospettive.





