Novello Fedro, Vincenzo Pellegrino, capogruppo di Centro per Cuneo, si è dato alle favole, inventando un nuovo genere letterario: il fantasy infantile per spiegare ai grandi le regole del comportamento in politica.
Non c’è che dire: un metodo originale, attraverso il quale – fingendosi giardiniere, col pretesto di raccontare storielle ai nipotini – lancia messaggi alla politica cuneese senza rinunciare a sorridere di sé stesso.
Non esterna, non piccona Vincenzo.
Semplicemente, con buonsenso e serena rassegnazione, avvisa i naviganti (specie quelli che fanno parte della sua ciurma) affinchè si tengano preparati perché all’orizzonte ci sono novità e il momento del commiato è prossimo.
Le sue “favolette della sera” stanno diventando una sorta di feuilleton che ogni giorno aggiunge qualche elemento utile per dipanare la matassa della politica cittadina.
Vediamo quella di oggi perché arricchisce quella di ieri.
“Nonno Tonio era seduto su una sedia nel pianerottolo della scala all’ultimo piano di casa sua, in via Santa Maria 7 a Cuneo. I suoi quattro nipoti Annalisa, Francesco, Marianna e la piccola Carlotta gli si erano stretti intorno.
Da quella finestra la vista è uno spettacolo che riempie il cuore: si vede lo splendore del complesso di San Francesco con il vicino Museo Civico, e piazza Virginio con la sua bellissima tettoia liberty in ferro. Poi, dal balcone del cortile interno, si vede il Palazzo Santa Croce. Ma sporgendosi appena un po' di più, lo sguardo cade sul retro del palazzo municipale.
"Vedete, ragazzi," disse il nonno indicando il Comune, "governare è come curare un orto: serve la rotazione delle colture. Se pianti sempre la stessa cosa, la terra si stanca e non dà più frutti. La democrazia funziona allo stesso modo: ha bisogno di alternanza."
"In che senso, nonno?" chiese Francesco, incuriosito.
"Nel senso che le poltrone non devono avere le radici. Quando si resta lassù per troppi anni, si rischia di finire dentro una bolla. Si inizia a fare viaggi importanti, a frequentare ambienti diversi e a fare cose che prima non si facevano. È come in quel paradosso di chi dice che la sicurezza non è un problema solo perché gira scortato su un'auto blindata, anche se qui nel Comune di Cuneo le auto blu non ci sono. Significa semplicemente perdere il contatto con la realtà della gente comune e con i loro problemi."
Marianna rifletté un momento: "E cosa succede ai progetti per la città?"
"Succede che la spinta si spegne," rispose il nonno con un filo di malinconia, aggiungendo: “Per fortuna ci sono gli uffici tecnici e i dirigenti, ma loro non fanno politica: hanno bisogno di indirizzi. All'inizio si porta il proprio contributo, ma con il passare del tempo quell'apporto sparisce. Ci si adagia, ci si abitua alla comodità del ruolo e non ci si sforza nemmeno più di portare novità o veri cambiamenti. Si finisce per difendere la propria posizione, invece di difendere i cittadini."
La piccola Carlotta allora sorrise, guardandolo con gli occhi spalancati: "Quindi, nonno Tonio, le sedie della politica dovrebbero essere come le altalene del parco? Dopo un po' ci si alza per far dondolare gli altri?"
Il nonno la abbracciò forte, fiero di lei: "Proprio così, tesoro mio. Chi governa deve poi tornare a fare il cittadino normale, a camminare sotto i nostri portici e a fare la spesa al mercato del martedì. Solo così si rimane umani, lasciando spazio a chi viene dopo con nuove idee, coraggio ed energie fresche."
P.S. Queste non sono linee di azione, questo è solo buon senso... sperando che non venga mai a mancare.
La morale di questa sera, rivolta ai suoi colleghi di gruppo recalcitranti di fronte al nuovo che avanza, è più o meno questa: il vostro/nostro tempo è finito, dobbiamo accettare il principio della “rotazione agricola” e cedere il passo ad altri.
Domani sera Pellegrino (forse) ci racconterà di come il capo-giostraio, Enrico Collidà, vorrà realizzare la sua altalena e chi vorrà farci salire su.





