Sabato mattina Ceva ha accolto Carine Valognes, genealogista residente a Juvisy-surOrge, cittadina dell'area parigina, giunta in città per approfondire la storia delle proprie origini familiari e visitare i luoghi dove vissero i suoi antenati, nei pressi di piazza Gandolfi.
La ricerca della dottoressa Valognes è nata dal ritrovamento di alcuni documenti relativi a un suo avo, che l'hanno spinta a ricostruire il percorso della famiglia. Grazie alla collaborazione di don Franco Bernelli e dei soci dell'associazione “Ceva nella Storia”, Enzo Nurisio e Giancarlo Gonella, negli ultimi mesi sono state condotte approfondite ricerche nell'archivio parrocchiale, consentendo di ricostruire un ramo familiare fino alla fine del Settecento e di trasmettere alla studiosa una ricca documentazione.
Tra gli antenati individuati figura Gedeone Muzio, personaggio già citato dallo storico Olivero e da altri studiosi. Laureato in Giurisprudenza, Muzio intraprese la carriera militare e fu tra i protagonisti della vita pubblica cebana nella seconda metà del Settecento. Durante il periodo napoleonico aderì agli ideali giacobini e nel 1794 fu costretto a trasferirsi in Francia. Tornò a Ceva nel 1796 con l'armata napoleonica, si stabilì in città insieme alla moglie francese e ricoprì l'incarico di vicecomandante del Forte. Successivi eventi storici lo portarono infine a stabilirsi definitivamente in Francia.
Nel corso delle sue ricerche svolte a Parigi, Carine Valognes ha inoltre condiviso con gli studiosi cebani materiale inedito e di particolare interesse sulla presenza dei giacobini a Ceva in età napoleonica, contribuendo ad arricchire la conoscenza di una fase significativa della storia cittadina.
“La visita alla città di Carine Valognes dimostra come la storia di Ceva continui a parlare ben oltre i confini locali e nazionali – dicono il sindaco Fabio Mottinelli ed il consigliere Alessandro Favole-. La ricerca delle proprie radici in questo caso ci ha consentito di valorizzare il nostro patrimonio storico e archivistico. Che significa non solo preservare la memoria del territorio, ma anche offrire nuove opportunità di studio, approfondimento e incontro tra persone unite da una storia comune”.









