Nel buio senti cri-cri, un suono fresco, rilassante e pacifico: sono i grilli. Il loro canto è la colonna sonora dell’estate, un metronomo che scandisce l’alternarsi delle ore, tra afa e frescura, tra sole abbagliante e notti stellate.
Ma chi sono questi musicisti a sei zampe e come riescono a creare questi suoni? I grilli appartengono alla famiglia Gryllidae e insieme a cicale, cavallette e altri ortotteri, si distinguono per il suono melodioso e ripetitivo.
Con la fine di agosto però, e poi con l’arrivo della stagione autunnale, l’orchestra si ferma piuttosto rapidamente, con la morte di buona parte degli insetti causata dalle prime piogge di settembre e dall’abbassamento delle temperature che, normalmente, si verifica nelle settimane che portano ad ottobre.
Solo il maschio del grillo è nato musicista: per cantare, sfrega una specie di creste presenti sull’ala contro un raschietto sulla fascia opposta. Per fare un paragone è come se avesse da una parte un violino e dall’altra l’archetto. Lo strumento dunque non sono le sue corde vocali, ma le elitre. Esistono poi due tipi di frinito: uno più debole e uno più forte con lo scopo di attrarre le femmine e marcare il territorio agli altri maschi.
Questi insetti sono attivi soprattutto durante la notte, quando il loro canto risuona più efficace e spesso scavano anche una piccola buca o si esibiscono all’interno delle cavità per amplificare la loro musica. I grilli vivono proprio in buche nel terreno. Hanno lunghe antenne e il loro corpo robusto è di colore nero lucido, come un soldato corazzato. Non appena il grillo sente un rumore, scompare nella sua grotta. Ecco perché si vedono raramente.
Le femmine di grillo invece sono mute, ma grazie ai loro timpani sensibili, possono sentire i maschi cantare anche da molto lontano. Sono facilmente riconoscibili per il cosiddetto “ovopositore”, un tubicino usato per deporre le uova e posizionato tra le zampe posteriori. Sembra quasi un pungiglione, ma è adatto solo a deporre le uova.
Il termometro della natura
Il frinire dei grilli in estate è una costante sia in campagna sia in città, ma vi siete mai chiesti se questo suono possa dirci qualcosa di più della loro semplice presenza? La risposta è sì: dal canto dei grilli è possibile capire la temperatura dell’ambiente circostante. Questo grazie alla legge di Dolbear, una scoperta scientifica dell’omonimo scienziato, che collega proprio il numero di friniti dei grilli alla temperatura.
Cos’è la formula di Dolbear
La relazione tra il ritmo del canto dei grilli e la temperatura è così precisa che esiste una formula, chiamata formula di Dolbear, per calcolare i gradi Fahrenheit in base al numero di canti emessi in un determinato tempo. In poche parole, più è calda la temperatura esterna e più facilmente i grilli potranno attivare i loro muscoli e aumentare i loro friniti. Al tempo stesso se la temperatura esterna è più fredda meno frequenti saranno i friniti.
La campagna in città
I grilli sono molto cari ai cinesi, che costruiscono addirittura piccole gabbie, dove vengono nutriti e abbeverati amorevolmente, utilizzando minuscole ciotole in ceramica con vezzose decorazioni in scala. Lo scopo è quello di ascoltare il loro canto. E ogni esemplare sembra che emetta un suono un po’ diverso rispetto agli altri. Sono un bel po’ di secoli che, in Oriente, li prendono, addomesticano, vezzeggiano.
Sempre in Oriente sono allevati per finalità culinarie: in Cina, Vietnam, Thailandia e Cambogia sia cicale che grilli, bolliti, saltati, fritti, alla griglia, insieme a ragni, scarafaggi marinati, scorpioni impanati e frittura di formiche, sono considerati prelibati street food, tanto che Pechino ha recentemente avanzato richiesta all’Unesco per poter veder attribuito ai cento cibi di strada dalle ricette più antiche e popolari della capitale il riconoscimento di Patrimonio culturale dell’umanità.
Leggende
Il canto e la presenza stessa dei grilli sono legati ad una serie di curiose leggende. Per i cinesi, ad esempio, questi insetti portano fortuna, e se una persona pura di cuore ne cattura uno, l’insetto dovrà esaudire un suo desiderio. In Brasile la presenza di un grillo di colore verde indica buone speranze, se di colore nero una malattia, mentre se canta in continuazione l’arrivo di una gravidanza. Alle Barbados un esemplare particolarmente canterino indica un imminente guadagno: guai ad ucciderne uno, se non si vuole rimanere in bolletta. Ma anche l’Italia ha le sue bizzarre credenze sui grilli e il loro canto. In alcune zone si crede che l’abbondanza di grilli sia presagio di carestia, in altre si dice ad esempio che quando canta il grillo il brutto tempo è finito, in altre ancora si pensa che il suo canto maturi le uve. Di certo si tratta di simpatiche creature che rendono speciale l’estate: provate a immaginare come sarebbe più triste una notte senza quel sottofondo discreto, ma convinto, di cri-cri.
«Di notte, più del canto dei grilli, mi impressiona il silenzio di milioni di formiche che ascoltano» (Tudor Vasiliu).





