Politica - 24 giugno 2026, 17:24

Al Senato approvata la nuova legge sulla caccia. Ciaburro (FdI): "Era necessario riformarla?"

L'onorevole Ciaburro, componente della Commissione Agricoltura: “Sì e vi spiego il perché: il territorio cambia e aumentano le problematiche di sicurezza, sanità pubblica e convivenza con la fauna selvatica. No alla cancellazione delle tutele, sì ad una gestione più attuale. Il cacciatore?  Indispensabile per i piani di depopolamento”

L'onorevole Monica Ciaburro

L'onorevole Monica Ciaburro

Il Senato ha approvato in prima lettura il Ddl sulla caccia. La nuova legge - a firma del Capogruppo di Fratelli d’Italia, il senatore piemontese Lucio Malan - dovrà ora passare all’esame della Camara.

Era proprio necessario riformare questa legge? Lo abbiamo chiesto all’onorevole di Fratelli d’Italia Monica Ciaburro, componente della Commissione Agricoltura, il cui ministro Francesco Lollobrigida, ha fortemente sostenuto la necessità di una nuova norma.

“Sì, era necessario fare modifiche e integrazioni - risponde l’onorevole Ciaburro -. Dal 1992 tutte le forze politiche, le Regioni e i Comuni hanno chiesto di intervenire in modo organico sulla legge, ormai desueta e superata. Già alla fine degli anni ‘90 si sono registrate le prime istanze di modifica e questo per la necessità di incrementare gli strumenti di gestione della fauna selvatica fuori controllo, come nel caso degli ungulati. Il precedente più importante è l’affare assegnato numero 337 dalla Commissione Agricoltura che ha conferito un mandato politico-istituzionale al Governo per aggiornare l'impianto che regola l’attività venatoria e la gestione della fauna selvatica. La riforma risponde non solo alle esigenze di natura istituzionale, ma chiarisce anche alcuni aspetti che hanno generato numerosissimi contenziosi giudiziari”.

Non è comunque la prima volta che la legge 157/1992 viene modificata.

“Ma non in maniera organica. Ora la riforma interviene sul quadro già esistente, lo aggiorna e lo integra. La riforma nasce dalla constatazione che in trent’anni sono cambiati il territorio, la distribuzione delle specie, il ruolo delle Regioni e i problemi di convivenza tra fauna selvatica, agricoltura, sicurezza e salute pubblica. Aggiornare una legge quadro non vuol dire distruggerla, ma fare sì che funzioni”.

Ci saranno più aree in cui poter cacciare?

“La pianificazione del territorio resta di competenza regionale, all’interno dei principi fissati dalla legge. La riforma punta a rendere più chiaro l’elenco delle aree sottratte all’attività che non possono superare i limiti fissati dalla legge, ossia dal 20 al 30% del territorio agro-silvo-pastorale della regione e a consentire una pianificazione più aderente alla realtà ecologica attuale. Non si vogliono cancellare le tutele ma evitare che la gestione del territorio resti ferma a fotografie superate”.

Ci saranno meno aree protette?

“Non esiste nessun obbligo di ridurre i parchi o le aree protette. La questione riguarda la pianificazione: dove esistono vincoli, aree faunistiche, zone di protezione e territori agricoli serve una mappa coerente e aggiornata nel rispetto dei limiti che la legge sancisce fino a un massimo del 30% del territorio agro-silvo-pastorale della regione".

In questa riforma come si colloca la figura del cacciatore?

“Non è assolutamente nemico dell’ambiente, anzi tutela la biodiversità. Contribuisce con una parte della quota versata ogni anno agli Ambiti Territoriali di Caccia, al ripopolamento della fauna selvatica. Inoltre il cacciatore da anni viene utilizzato dalle Regioni per attività selettive e salvaguardia della biodiversità”.

Parliamo di un tema molto sentito in tutto il Piemonte: la peste suina

“Come detto dal commissario straordinario alla peste suina africana Giovanni Filippini, il contributo dei calciatori è essenziale per la sorveglianza epidemiologica e il depopolamento selettivo. Grazie alla loro conoscenza capillare dell’ambiente rurale e boschivo, collaborano quotidianamente con le autorità competenti per individuare carcasse, segnalare situazioni di rischio e contribuire ai piani di contenimento”.

Con questa riforma si potrà cacciare sui valichi alpini o nelle aree innevate? Questo è un altro tema molto discusso nelle aree piemontesi.

“L’inclusione di determinate aree quali foreste demaniali, valichi montani o terreni montani, nel territorio oggetto di pianificazione venatoria, non comporta in alcun modo l’assenza di regole o limiti. L’attività venatoria continua a svolgersi nel rispetto del quadro vincolistico previsto dalla legge numero 157 del 1992, che disciplina in modo puntuale specie cacciabili, periodi di prelievo, distanza di sicurezza specifici e controlli amministrativi di vigilanza".

comunicato stampa

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GIUGNO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU