Copertina - 28 giugno 2026, 00:00

Ottant’anni di storia e lo sguardo al futuro: Confagricoltura Cuneo celebra il suo anniversario e traccia la rotta tra crisi e innovazione

L’importante evento commemorativo ha acceso i riflettori sulle sfide di un comparto in continua evoluzione. Su come affrontare le attuali emergenze – Peste Suina Africana, carenza di risorse idriche, la nuova Pac e il ricambio generazionale – parla il presidente Enrico Allasia

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo e Confagricoltura Piemonte

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo e Confagricoltura Piemonte

Ottant’anni di storia non sono un semplice traguardo temporale, ma il racconto corale di un territorio che ha saputo trasformare la terra in un’eccellenza riconosciuta a livello globale. Venerdì 19 giugno, con un grande evento nel Complesso di San Francesco, nel cuore del capoluogo, Confagricoltura Cuneo ha celebrato questo straordinario compleanno, riunendo nella Granda il mondo associativo, istituzionale ed economico per riflettere su un percorso iniziato nell’immediato dopoguerra e oggi proiettato verso le sfide del nuovo millennio. 

Non è stata una celebrazione nostalgica, ma un riconoscimento ufficiale del grande impegno con cui il mondo agricolo ha interpretato l’evoluzione di tempi e modi dell’agricoltura. Se c’è una lezione che emerge con forza dagli otto decenni di vita dell’organizzazione cuneese è che l’agricoltura non si ferma mai: è, per sua natura, un cantiere aperto, un settore costretto a rinnovarsi continuamente per rispondere alle mutazioni del mercato, della società e, non ultimo, del clima.

[Un momento del convegno tenuto nel Complesso di San Francesco a Cuneo]

Il prologo di questa ricorrenza si inserisce in un contesto storico di profonda transizione. La "Granda" agricola è un gigante da miliardi di euro di produzione lorda vendibile, leader nella zootecnia, nella frutticoltura, nella corilicoltura, nella viticoltura d’eccellenza e nelle grandi colture estensive. Eppure, proprio nel momento della massima maturità tecnologica e organizzativa, il comparto si trova a fare i conti con una tempesta perfetta: emergenze sanitarie, stravolgimenti climatici, riforme europee complesse e una cronica carenza di manodopera che rischia di frenare la crescita. La celebrazione degli 80 anni è diventata quindi non solo un momento di orgoglio per il lavoro svolto, ma anche l’occasione per ribadire il ruolo centrale del sindacato datoriale: non un semplice ufficio servizi, ma una bussola politica e strategica capace di governare il cambiamento anziché subirlo.

Per capire come Confagricoltura Cuneo intenda affrontare i prossimi anni, abbiamo rivolto alcune domande direttamente al presidente Enrico Allasia, che guida l’associazione in questa delicata fase storica.

Presidente Allasia, ottant’anni di Confagricoltura Cuneo. Un traguardo storico che arriva però in un momento storico tra i più complessi per le vostre aziende. Con quale spirito guardate a questa ricorrenza?

Lo spirito è quello di sempre: resiliente, pragmatico e costruttivo. Ottant’anni significano che abbiamo attraversato la ricostruzione, il boom economico, le crisi di mercato e la globalizzazione. Le nostre aziende hanno nel DNA la capacità di adattarsi. Certo, oggi la velocità del cambiamento è impressionante e le criticità si sovrappongono, ma la celebrazione di venerdì 19 giugno ha dimostrato che la nostra comunità è coesa. Non piangiamo addosso a noi stessi; chiediamo solo di essere messi nelle condizioni di lavorare, produrre e fare impresa.

Partiamo dalle emergenze più pressanti. La Peste Suina Africana (Psa) sta stringendo i nodi attorno alla zootecnia cuneese, un settore chiave. Qual è la situazione reale e cosa serve per uscirne?

La Psa non è un problema degli allevatori, è una calamità nazionale che impatta sulla filiera agroalimentare e sull'export, e a pagarne le conseguenze però sono soprattutto gli imprenditori agricoli. La provincia di Cuneo vanta una suinicoltura d'eccellenza che finora ha protetto con misure di biosicurezza straordinarie, investendo di tasca propria. Ma non basta più. Serve un’azione di depopolamento dei cinghiali selvatici che sia drastica e continuativa. Le ordinanze non bastano se non vengono applicate sul territorio con efficacia militare. In gioco c’è tanto: rischiamo il blocco di un settore economico vitale. Chiediamo ristori rapidi per le aziende in area di restrizione e, soprattutto, azioni di contenimento reali, eventualmente anche impiegando, se necessario, cacciatori professionisti.

Un’altra spada di Damocle è il cambiamento climatico, che si manifesta con una cronica alternanza di siccità estrema ed eventi meteorologici violenti. Come si difende l'agricoltura cuneese?

Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti. La siccità degli anni scorsi e l'irregolarità delle piogge attuali ci dicono che la gestione dell'acqua deve cambiare radicalmente. L’agricoltura non spreca acqua, la custodisce e la trasforma in cibo. Il territorio ha urgente necessità di infrastrutture, servono i grandi invasi, per i quali però c’è bisogno di una fattiva concertazione tra istituzioni con tempi lunghi. Occorre quindi concentrarsi sui medi e micro invasi collinari e di pianura per raccogliere l’acqua quando c'è e distribuirla quando manca. Serve snellire la burocrazia per autorizzare i bacini aziendali e consortili. Parallelamente, le aziende hanno già investito e stanno investendo nell'agricoltura di precisione e nell'irrigazione a goccia. Ma la tecnologia da sola non basta se mancano le opere strutturali.

A proposito di tecnologia e trasformazione, si dice spesso che di questi tempi sia necessario "gestire” il cambiamento. Cosa significa concretamente per l'impresa agricola di oggi?

Significa non guardare al passato con rimpianto, ma cavalcare l'innovazione. Oggi l'agricoltore è un manager che analizza dati satellitari, usa droni, ottimizza i trattamenti fitosanitari riducendo l'impatto ambientale e aumenta le rese. Il cambiamento è anche culturale: transizione ecologica ed economica devono andare di pari passo. Se un'azienda non è sostenibile dal punto di vista economico chiude, e, se chiude, viene meno il presidio del territorio, con conseguente abbandono e dissesto idrogeologico. Innovare significa soprattutto proteggere la nostra terra.

[Il presidente della Giunta regionale Alberto Cirio premia Confagricoltura]

Sul fronte politico, la nuova riforma della PAC (Politica Agricola Comune) continua a far discutere. Molti agricoltori la percepiscono come troppo sbilanciata sulla burocrazia verde a scapito della produttività. Qual è la posizione di Confagricoltura?

L’Europa ha preso una deriva troppo ideologica con il Green Deal, per fortuna parzialmente corretta dalle recenti proteste e dal buon senso emerso negli ultimi mesi. Tuttavia, la PAC attuale è complessa, eccessivamente burocratica rischiando di premiare sempre di meno il "produrre". Noi ribadiamo che l'agricoltura è la prima alleata dell'ambiente, ma le regole devono essere applicabili. Non si può chiedere alle nostre aziende di ridurre la produzione per poi importare cibo da paesi extra-UE che non rispettano alcuno standard sanitario o ambientale. Serve reciprocità nei contratti commerciali internazionali e una PAC che rimetta al centro la sovranità alimentare e la redditività delle imprese.

Per le imprese agricole del nostro territorio cosa significa oggi “competere” sui mercati? E con quali strumenti?

Il mondo agricolo cuneese non può competere sui mercati internazionali con la quantità, ma con la qualità, che si declina dalla materia prima al prodotto fino al territorio. Dobbiamo puntare su una narrazione che promuova l’eccellenza a 360 gradi, ambiente naturale, tradizione, tecniche di produzione, sicurezza alimentare, con le quali raggiungiamo il massimo livello qualitativo. Un nostro punto di forza sono, ad esempio, le filiere corte che ci permettono di garantire realmente la salubrità dei prodotti.  Inoltre, in un mondo sempre più complesso, come quello attuale, crediamo che fare squadra, condividere competenze e rappresentare con autorevolezza le esigenze delle imprese siano elementi fondamentali per costruire il futuro del settore.

Rimanendo sul tema della qualità, è notizia di questi giorni che la Granda, con undici comuni premiati con le “spighe verdi” è la prima provincia italiana nel percorso verso la sostenibilità. Al progetto nazionale della FEE-Foundation for Environmental Educationper i territori rurali sta collaborando anche Confagricoltura.

Le Spighe Verdi non sono soltanto un premio, ma il riconoscimento di un percorso fatto di scelte concrete e lungimiranti. Una direzione più che mai attuale che abbiamo sostenuto, condividendo con la FEE un set di indicatori in grado di fotografare le politiche di gestione del territorio e indirizzarle verso criteri di massima attenzione alla sostenibilità. La provincia di Cuneo, con i suoi comuni e le sue imprese virtuose, dimostra di saper interpretare al meglio le sfide ambientali, trasformandole in opportunità di crescita e sviluppo per le comunità locali.

Un problema che tocca da vicino la quotidianità delle vostre aziende è la mancanza di personale, sia stagionale sia qualificato. Come si risolve questo paradosso, in un momento in cui la disoccupazione generale resta un tema?

È un problema serio che investe tutti i settori, dalle vigne di Langa alla raccolta della frutta nel Saluzzese, fino alla zootecnia della pianura. Manca manodopera stagionale e anche se i flussi oggi sono meno complicati di un tempo e più veloci, manca la fidelizzazione del lavoratore. Inoltre, abbiamo bisogno di una semplificazione delle procedure burocratiche per l’assunzione. C’è poi un tema di figure qualificate: per guidare trattori tecnologici o gestire stalle robotizzate servono competenze tecniche elevate. Dobbiamo rendere l'agricoltura attrattiva per i giovani, scardinando il vecchio stereotipo del lavoro manuale e poco qualificato. Oggi l’agricoltura è tecnologia, ingegneria, scienze agrarie.

Questo ci porta direttamente al tema del passaggio generazionale. Come sta avvenendo il ricambio nelle campagne cuneesi? I giovani vogliono ancora fare gli agricoltori?

Fortunatamente nella nostra provincia abbiamo una bellissima realtà di giovani imprenditori. Il passaggio generazionale è una fase delicata che ad oggi impatta sulle nostre imprese purtroppo per meno del 15%.  Non si tratta solo di ereditare la terra, ma di trasferire competenze gestionali complesse. I giovani che entrano oggi in azienda portano una ventata di freschezza, digitalizzazione, attenzione al marketing e alla vendita diretta. Vanno però supportati anche con la prospettiva di una giusta remunerazione. Per far rimanere i giovani in agricoltura bisogna che il settore sia spendibile in termini di qualità del lavoro, stile di vita e di un ritorno economico in grado di dare un futuro. La terra ha costi altissimi nella nostra provincia e l'accesso al credito è difficile per un giovane che inizia. Come Confagricoltura lavoriamo molto sulla formazione e sulla consulenza strategica per agevolare questo transito, affinché le competenze dei padri si integrino con l'energia dei figli.

Presidente, la provincia di Cuneo vanta anche una vastissima superficie boschiva. Spesso però il bosco viene percepito dall'opinione pubblica solo come un elemento paesaggistico "bucolico", mentre Confagricoltura insiste sul concetto di "governo dei boschi". Qual è la vostra visione sul settore forestale?

Il settore forestale, per il 40% di proprietà dei comuni, è una delle grandi risorse ancora parzialmente inespresse della nostra provincia, specialmente nelle aree montane e collinari. In totale nella Granda le superfici boschive ammontano a circa 300 mila ettari, esattamente la stessa quantità del terreno coltivato. Dobbiamo superare quell'approccio ambientalista ideologico e sterile secondo cui il bosco vada semplicemente abbandonato a se stesso. L’abbandono non è tutela, è degrado: porta con sé dissesto idrogeologico, incendi e la perdita di biodiversità. Il vero ambientalismo passa attraverso una gestione forestale attiva e sostenibile. "Governare il bosco" significa pianificare i tagli, pulire il sottobosco, creare viabilità forestale e valorizzare la filiera del legno locale, sia per l'edilizia e l'artigianato sia per la produzione di energia da biomasse a km zero. Valorizzare economicamente la foresta è l'unico modo per garantire che qualcuno se ne prenda cura, generando reddito e occupazione nelle vallate, contrastando così lo spopolamento della montagna. E valorizzare la figura del boscaiolo, che sempre di più necessita di una formazione adeguata all’utilizzo delle nuove tecnologie.  Anche in questo campo, Confagricoltura è in prima linea per supportare le imprese boschive e i consorzi forestali in un percorso di certificazione e crescita professionale.

Presidente, per concludere: un traguardo importante alle spalle, ma lo sguardo deve necessariamente essere rivolto in avanti. Qual è la sua visione per la Confagricoltura Cuneo del futuro? Come immagina l'agricoltura della Granda tra dieci o vent'anni?

Vedo un'agricoltura ancora più integrata con il tessuto sociale ed economico del territorio. Saremo sempre più fornitori di servizi non solo alimentari, ma anche ambientali ed energetici, grazie alle agroenergie come il biometano e il fotovoltaico sui tetti delle stalle. Immagino una Confagricoltura Cuneo che continui a essere il punto di riferimento per l'innovazione, capace di dialogare con le istituzioni con autorevolezza e dati scientifici alla mano, mai con la demagogia. Il futuro della Granda resta legato alla sua terra: finché ci saranno donne e uomini orgogliosi di coltivarla e di fare impresa, questo territorio avrà un futuro prospero. Noi siamo qui da ottant'anni per garantire che quel futuro sia possibile, dignitoso e vincente.

[Enrico Allasia e Roberto Abellonio, presidente e direttore di Confagricoltura Cuneo]

Daniela Bianco

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