Mentre a Cuneo i Comuni si alleano per i castagneti - e dunque la mobilitazione politica-istituzionale dovrà portare nuove risorse su potature, valorizzazione dei castagneti, promozione del prodotto, dove ve ne sia a sufficienza, senza millantare produzioni troppo residuali - a Roma manca ancora il Piano di settore per il Castagno che il Ministero dell'Agricoltura ha fermo da anni. In Piemonte, Uncem con il Presidente Roberto Colombero rilancia il Masterplan Castagno, alla base di un lavoro nazionale anche con l'Associazione Città del Castagno. Frutto, legno, servizi ecosistemici.
Un'azione di rilancio complessiva dell'intero comparto della castanicoltura è ormai ineludibile - anche con risorse economiche appropriate, successive ai grandi impegni - affinché estese aree castanicole montane piemontesi e italiane vengano presto sottratte all'abbandono, il cui protrarsi potrebbe avere conseguenze imprevedibili anche sulla stabilità dei versanti e, di conseguenza, sull'assetto idrogeologico. Non solo abbandono: il grande lavoro fatto dal Centro di Castanicoltura a Chiusa di Pesio, eccellenza nazionale che Uncem ha sempre valorizzato (a partire dal lavoro con Ugo Boccacci e Lido Riba) è di trampolino per nuove azioni condivise con le Regioni, con Comunità montane e Unioni montane di Comuni, GAL, imprese.
La filiera del castagno è determinante per le Alpi, per gli Appennino, e per tutta la montagna italiana. Non esistono altre filiere così complete e ricche. Molte Regioni come Toscana, Piemonte, Campania hanno già fatto grandi passi in avanti dopo decenni di abbandono. "Dobbiamo fare di più e dobbiamo aumentare gli sforzi, l'impegno, usare bene le risorse europee possibili, lavorare con gli Enti locali", afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, che sta lavorando molto con i docenti di UniTo Gabriella Mellanio e Gabriele Loris Beccaro. "Castagno, simbolo vivente della biodiversità italiana. Ma spesso non siamo capaci di difenderla e di valorizzarla", scriveva il 24 ottobre 2014 Paolo Peirone sulla Stampa. "Siamo ancora lì, anche se processi sono stati attivati", evidenzia Roberto Colombero, che con Uncem Piemonte e DISAFA ha curato gli ottimi progetti per il PSR regionale, CastagnoPiemonte e Reaction. Anche per dire che si possono eliminare i residui di potature e gestione dei castagneti non solo bruciandoli. È un pezzo del Masterplan per il Castagno. Futuro e sostenibilità.
"Serve un globale progetto di rilancio - continuano da Uncem - che possa guidare l'Italia nella crescita della filiera, dal frutto al legno. Svegliamo il Ministero. MASAF dove sei sul castagno, perché il Piano di settore è fermo? Ora che abbiamo nuovi alleati, Regioni e Comuni insieme, svegliamo chi è assopito. Serve il piano sul castagno proprio come avvenuto in passato per la vite, per il nocciolo. Su queste specie si sono costruite due delle più importanti filiere economiche - legate all'agroalimentare d'eccellenza - del Paese. Così deve essere per il castagno oggi".
Il rilancio tocca l'intera filiera, con un grande lavoro che dovranno fare le Unioni montane e le Comunità montane sul loro territorio, con il Centro nazionale di Castanicoltura, le Università, le Associazioni di Categoria.
"Tutti facciano la loro parte: non solo buoni impegni, ma mobilitazione politica per i castagneti" - sollecitano da Uncem -.
Per Uncem le azioni sono molteplici: sviluppo di nuovi prodotti con legno di castagno, miglioramento della produzione, trasformazione e commercializzazione del frutto, creazione di marchi di qualità legati al territorio di provenienza per il frutto, il legno e gli altri prodotti non legnosi, gestione forestale attiva e certificazione, formazione, diffusione e comunicazione, ai tecnici, agli Amministratori, ai cittadini. Questi i principali punti del Masterplan Castagno, lanciato dieci anni fa e decisivo ancor di più oggi, che Uncem affida in primis agli Enti locali sovracomunali della montagna italiana.





