Il tessuto economico imprenditoriale della Provincia di Cuneo resiste alle incerte geopolitiche. Secondo i dati del Rapporto Cuneo 2026 presentato dalla Camera di Commercio di Cuneo nel 2025 solamente l'export ha risentito dell'instabilità internazionale, mentre la disoccupazione resta intorno al 3%. Emerge nel complesso un stato di salute che trova solidità nel “modello Cuneo”.


“Il report di quest'anno ci consegna la fotografia di un mondo che ha sperimentato la cosiddetta "grande frammentazione", ma guardiamo al futuro – ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio Cuneo Luca Crosetto - con un fondato e razionale ottimismo. La sfida che ci attende ora è fare leva sul dialogo e sulla progettualità condivisa per incanalare questa straordinaria forza occupazionale, logistica e qualitativa, riattivando i motori del valore aggiunto. Con le radici ben salde nella nostra terra e lo sguardo rivolto al mondo, Cuneo lavorerà per continuare a essere un pilastro del benessere nazionale”.
Al contrario della percezione e delle aspettative i numeri ci dicono che a fine 2025 il quadro economico imprenditoriale della nostra provincia registra leggeri segnali di ripresa. Secondo le risultanze del Registro Imprese della Camera di commercio di Cuneo, lo stock complessivo al 31 dicembre 2025 si attesta a 64.384 sedi d’impresa e 80.569 localizzazioni (incluse le unità locali). In questo modo la Granda resta la seconda realtà economica nel contesto piemontese dopo l'area metropolitana torinese, con un peso pari al 15,44% dell'intero tessuto produttivo regionale.



L'annualità 2025 ha registrato la nascita di 3.361 nuove attività, a fronte di 3.287 cessazioni (al netto delle cancellazioni d’ufficio). Il bilancio tra iscrizioni e cessazioni determina un saldo attivo di 74 unità, che si traduce in un tasso di crescita del +0,11%. Tale performance, pur positiva, risulta più contenuta se rapportata alla media regionale (+0,29%) e al dato nazionale (+0,96%).
L'analisi settoriale evidenzia tendenze eterogenee: l'impulso più significativo proviene dal comparto dei servizi (+2,62%), seguito dal turismo (+1,10%) e dalle costruzioni (+0,51%). L’agricoltura, pur rappresentando il 26,6% del tessuto imprenditoriale provinciale, anche nel 2025 continua a tracciare una parabola discendente (-2,03%), seguita dal commercio (-1,96%) e dall’industria in senso stretto (-0,63%).




In questo scenario di profondo riassetto geografico e settoriale, la provincia di Cuneo si pone nel 2025 come un osservatorio privilegiato per comprendere le direttrici dello sviluppo regionale. La "Granda", storicamente caratterizzata da un solido equilibrio tra vocazione industriale e primato agricolo, ha riflettuto fedelmente i chiaroscuri emersi a livello regionale, ma con specificità territoriali marcate.
Su questi aspetti è intervenuto il giornalista Dario Fabbri, esperto di macroeconomia e geopolitica e direttore della rivista Domino, per una qualificata lettura del difficile scenario internazionale, dell’impatto sull’economia globale e dei territori delle politiche dei dazi e dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina, particolarmente avvertito in provincia, data la significativa esposizione all’interscambio estero.
“Dopo anni trascorsi principalmente sulla competizione con la Cina - ha evidenziato Fabbri -, negli ultimi mesi gli Stati Uniti si sono nuovamente distratti in Medio Oriente. Con effetti negativi sulla propria egemonia marittima e sulla stessa sfida a Pechino. Adesso che il conflitto con l’Iran pare parzialmente sedato, Washington prova a ristabilire il controllo su Hormuz e a spostare nuovamente il focus sull’Indopacifico. Intanto proseguono la guerra in Ucraina e le manovre statunitensi nell’emisfero occidentale”.
Ciononostante gli effetti sulla produttività cuneese dati dall'incertezza e instabilità sono stati contenuti. Nel 2025 la provincia ha generato un Prodotto interno lordo a valori correnti pari a 24,6 miliardi di euro, cifra che rappresenta circa il 14,7% della ricchezza prodotta in Piemonte e l’1,1% del dato nazionale. Tuttavia, l’analisi del valore aggiunto a prezzi costanti evidenzia una lieve flessione dello 0,2% rispetto al 2024, un risultato che pone il territorio cuneese in controtendenza rispetto alla seppur debole crescita dello 0,3% registrata a livello regionale.
L’andamento dei singoli comparti produttivi cuneesi nel 2025 mostra una situazione di generale rallentamento.
Il settore dell’agricoltura ha subito una contrazione del 2,0%, calo più accentuato rispetto a quello piemontese, mentre l’industria in senso stretto è rimasta sostanzialmente stazionaria, non riuscendo ad agganciare la modesta crescita regionale. Anche i servizi hanno registrato una variazione negativa dello 0,3%, distaccandosi dal dato positivo del Piemonte, mentre l’unico settore a mostrare una dinamica espansiva è stato quello delle costruzioni, cresciuto dello 0,5%, sebbene tale incremento sia risultato sensibilmente inferiore alla media regionale (+1,6%). Questo quadro descrive una provincia che, nel corso dell'anno, ha faticato più del resto della regione a trasformare gli input produttivi in crescita reale del valore aggiunto.
Critico è apparso anche il fronte degli scambi con l’estero, dove il 2025 ha segnato un anno di forte squilibrio per la Granda. Le esportazioni di beni sono diminuite dell’1,4%, un dato in netta controtendenza sia rispetto al trend regionale (+2,7%) sia a quello nazionale (+3,3%), mentre le importazioni sono sensibilmente cresciute, nell’ordine del 15% circa. Questa combinazione ha portato il saldo della bilancia commerciale provinciale a 4,6 miliardi di euro, segnando una flessione rispetto al 2024, anno in cui si era raggiunta la cifra record di 5,6 miliardi.
La decrescita dell’export cuneese è la sintesi di andamenti estremamente eterogenei: la filiera dell’industria alimentare ha confermato il suo ruolo di pilastro insostituibile, crescendo del 7,5% e arrivando a pesare per il 42,0% del totale delle vendite estere della provincia. Buone performance sono giunte anche dai metalli di base e prodotti in metallo (+7,2%) e dalla chimica-farmaceutica (+3,8%), mentre cali particolarmente marcati hanno riguardato gli articoli in gomma e materie plastiche (-19,8%), il tessile-abbigliamento (-15,3%), i macchinari (-9,7%) e i mezzi di trasporto (-8,2%). Anche la geografia dei mercati di sbocco ha penalizzato il territorio cuneese nel 2025.
Nonostante l’area Ue-27 rimanga la destinazione principale assorbendo il 62,5% dell’export, i mercati chiave di Francia e Germania hanno evidenziato flessioni significative, rispettivamente del 6,0% e del 5,9%. Anche al di fuori dei confini comunitari la situazione non è stata migliore, con gli Stati Uniti in calo del 5,9% e il Regno Unito che ha fatto segnare una contrazione del 10,1%, segnali evidenti di quanto la provincia di Cuneo sia esposta alle turbolenze dei mercati internazionali e al rallentamento dei consumi globali.
Nonostante queste difficoltà, il sistema cuneese ha mostrato, sotto il profilo della natimortalità imprenditoriale, segnali di tenuta.
Il vero elemento di forza della provincia nel 2025 è stato però il mercato del lavoro, che ha mantenuto una solidità notevole. Lo stock di occupati è aumentato di oltre 8mila unità, portando il tasso di occupazione al 72,6% rispetto al 70,5% del 2024. Questo incremento è stato trainato sia dalla componente maschile sia da quella femminile.
A completare questo quadro interviene il settore turistico, che nel 2025 ha vissuto un'annata eccezionale: gli arrivi hanno raggiunto quota 993.982 e le presenze hanno superato quota 2,3 milioni, segnando una crescita complessiva del 10,7%, con un incremento dei turisti stranieri pari al 12,6%.

In conclusione, “la sfida per il futuro immediato – ha analizzato Elena Porta dell'Ufficio studi e statistica Unioncamere Piemonte - risiederà nella capacità di questo sistema occupazionale solido di riattivare anche i motori del valore aggiunto e dell’export, facendo leva su quel mix di industria alimentare d’eccellenza, turismo internazionale e meccanica specializzata che continua a rendere la provincia di Cuneo un pilastro insostituibile dell'intero sistema economico piemontese e nazionale”.




























